Made in ItalyIl più grande sito d’Europa per la trasformazione del pomodoro

Lo stabilimento italiano di Princes Industrie Alimentari (PIA), una struttura di 500mila mq nel foggiano, ha una capacità produttiva di oltre 300mila tonnellate di ortaggi freschi all’anno, ed è il punto d’incontro degli agricoltori del Sud Italia. Qui la parola d’ordine è sostenibilità

Princes Industrie Alimentari, sede di Foggia

Concentrato, polpa, ciliegini, pelati e a pezzettoni. A Foggia sorge il più grande sito industriale d’Europa per la trasformazione del pomodoro, raccolto esclusivamente in Puglia. Si tratta della sede italiana di Princes Industrie Alimentari (PIA), società leader nella lavorazione di questo ortaggio costituita nel 2012, controllata da Mitsubishi Corporation e con base a Liverpool.

Stabilimento PIA

Quella che si trova nella Capitanata, oltre ad essere una fucina di 500mila mq con una capacità produttiva di oltre 300mila tonnellate di pomodoro fresco all’anno, è il punto d’incontro degli agricoltori del Sud Italia. Allo stabilimento la manodopera conta 500 lavoratori durante tutto l’anno, ma al culmine della campagna dell’ortaggio la cifra supera le 1600 persone.

Qui, trenta linee di produzione forniscono una varietà di prodotti che spaziano dai derivati del pomodoro ai legumi. Per garantire una maggiore efficienza nella produzione, lo stabilimento è stato dotato di 4 linee di produzione per le lattine, 2 linee di etichettaggio e confezionamento che permettono di inscatolare immediatamente i prodotti in vari formati e linee di confezionamento integrate alla produzione: una peculiarità che permette di confezionare direttamente la merce.

Per contenere l’impatto ambientale, vengono prodotte scatole da 500g, che oltre ad essere le più vendute, soddisfano l’aspetto di sostenibilità riducendo l’impatto ambientale. La società ha ridotto le emissioni di CO2, generate dal trasporto su strada del prodotto fresco, di oltre 280 tonnellate nel periodo fra il 2017 e il 2018, grazie alla scelta di preferire i campi vicini allo stabilimento. Una decisione che le permette, parallelamente, di garantire la freschezza dei pomodori.

Lavorazione pomodoro PIA

La produzione punta a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: «Le direzioni in cui l’azienda si impegna in azioni concrete – spiega a Linkiesta Gianmarco Laviola, amministratore delegato di Princes Industrie Alimentari – sono il water management, l’efficientamento energetico, il riciclo dei rifiuti alimentari e di imballaggio, utilizzare packaging maggiormente sostenibili e la riduzione delle distanze percorse su strada proponendo metodi di trasporto alternativi e nuove soluzioni di stoccaggio, in collaborazione con i fornitori di logistica».

Gianmarco Laviola, amministratore delegato di PIA

Insieme al dipartimento agronomico dell’Università di Foggia, nello stabilimento è stato sviluppato e implementato il “Progetto EcofertTM” per ridurre il consumo di acqua da irrigazione e di azoto nel terreno. «Una tecnologia – spiega Laviola – che pone la Capitanata all’avanguardia nel mondo e che permette anche un beneficio economico non indifferente per le aziende agricole».

Nel 2019, EcofertTM ha coperto circa 650 ettari coltivati, evitando l’impiego di di 1 milione di metri cubi di acqua e 6 mila kg di azoto: un risparmio di circa 1.100/1.400 euro per ettaro. «Il progetto – spiega l’amministratore delegato – sarà esteso alla totalità dei coltivatori partner PIA nella prossima campagna del pomodoro».

Dal punto di vista del pest-control, nei campi vengono impiegate trappole digitalizzate che permettono un monitoraggio continuativo e riducono la necessità d’impiegare fitofarmaci.

«Grazie ai feromoni che attirano i parassiti, un sistema automatizzato riesce a mappare le specie infestanti e a stabilire il trattamento opportuno e la quantità necessaria, con risultati evidenti per la qualità dei nostri prodotti. La stragrande maggioranza delle nostre produzioni, infatti, risulta già totalmente priva di residui chimici».

«Recentemente – sottolinea Laviola – abbiamo cambiato il packaging dei nostri prodotti: un cluster realizzato in cartoncino a incastro che non prevede l’uso di plastica e di colla o altro materiale chimico adesivo. Il cartoncino è creato con una miscela ottimale di fibra vergine non sbiancata e riciclata, ed è riciclabile e naturalmente biodegradabile. Il nostro fornitore è certificato e conforme ai dettami delle più importanti organizzazioni internazionali per la tutela delle foreste quali Forest Stewardship Council (FSC), Sustainable Forestry Initiative (SFI), Programme for the Endorsement of Forest Certification (PEFC) Chain of Custody forest certification standards. È inoltre conforme allo standard SFI Certified Sourcing».

Per l’avvio della prossima stagione, lo stabilimento nel foggiano si sta preparando a un programma di efficientamento energetico, articolato in più fasi, il cui primo step prevede l’installazione di un sistema di cogenerazione per fornire elettricità utile alla lavorazione del pomodoro. L’impianto permette di ridurre il fabbisogno energetico e le emissioni di CO2 attraverso l’azzeramento della dispersione energetica tipica di una rete diffusa.

«Inoltre, ci sono gli investimenti in direzione delle pratiche di economia circolare che stiamo sviluppando con l’Università di Foggia: progetti che guardano al recupero, riciclo e valorizzazione dei sottoprodotti della lavorazione, materiali naturalmente ricchi di sostanze organiche preziose che possono essere riutilizzate invece che smaltite».

Per Laviola, oggi è cruciale portare avanti una produzione che deve guardare alla sostenibilità a 360°, capace di abbracciare l’aspetto economico, ambientale e gli aspetti etici dell’intera filiera del pomodoro da industria, perché consente alle aziende di restituire quanto ricevuto in termini di risorse naturali e personali al territorio e alla collettività.

«Tale approccio, quasi “olistico”, alla sostenibilità è fondamentale per costruire un futuro sul lungo termine per tutti gli attori della filiera del pomodoro e del settore agroalimentare in generale ma anche a rispondere alla crescente attenzione dei consumatori verso prodotti sempre più sostenibili, tracciabili e 100% Made In Italy».

Secondo l’amministratore delegato di PIA, è attraverso la valorizzazione e certificazione del vero Made in Italy che diventa possibile tutelare e supportare le aziende che si impegnano e investono anche per il rispetto dell’ambiente. «In questo contesto – conclude Laviola – ritengo che il potenziamento della tracciabilità dei prodotti grazie alla blockchain – che rende trasparente e certa l’origine italiana dei prodotti – sia un asset fondamentale per la sostenibilità della filiera».

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