Storia di una fineQuando l’amore si sfalda e noi non possiamo farci niente

Nella crisi di una coppia come tante, con un tradimento e un desiderio di figli frustrato, Annalisa De Simone costruisce un mondo, interiore ed esteriore, che riguarda tutti. “Sempre soli con qualcuno” (Marsilio), il suo ultimo romanzo, è una poesia di sentimenti e domande senza risposta

Fotografia di Beatrice Piacente, da Unsplash

Il titolo è un verso (da Patrizia Cavalli), il romanzo è un poema interiore. Descrive un garbuglio di affetti, si lascia andare in impessioni di paura e improvvisi atti di coraggio, mentre racconta le ultime fasi di una relazione. “Sempre soli con qualcuno” (Marsilio) è l’ultimo libro di Annalisa De Simone, a un tempo coraggioso dibattito interiore, collezione di ricordi, espressione di risoluzioni e di dubbi.

La protagonista, una scrittrice di successo con una gavetta alle spalle, ha 37 anni e desidera un figlio. Il marito – alto, avvocato, raffinato e di sinistra – no. Basterebbe questo contrasto di coppia a far scaturire una crisi e obbligare a rivedere i propri progetti, il futuro insieme, compresa la collocazione nel mondo. Ma tra i due il tema viene evitato, scansato attraverso silenzi e affidandosi alla forza della routine. Al massimo si pensa al congelamento degli ovociti, rimandando il tutto a un altro tempo (e qui ogni tempo è una dimensione differente).

Ma a un certo punto le cose cambiano. La donna ha trovato un amante. È «un politico di Fratelli d’Italia», padre di una figlia. Uomo ancora segnato, nei modi e nel linguaggio, dalle impurità della provenienza provinciale.

È il contrasto perfetto (il marito, ignaro della relazione della moglie, odia il politico per ragioni ideologiche), in cui la donna mostra di muoversi senza eccessivo disagio. Nonostante la politica e le sue tattiche colpiscano il suo lavoro, boicottando un festival culturale di cui è organizzatrice, la protagonista riesce a esprimere distacco dalle categorie terrene che definiscono persone e discorsi.

Il suo mondo si è concentrato lungo la linea tra Roma e l’Aquila, nella casa condivisa (e anche divisa: piano superiore riservato al marito, piano inferiore assegnato a lei), ma soprattutto in un triangolo segnato da tre uomini: il padre che l’aveva abbandonata, il marito che ha smesso di ascoltarla e l’amante che ha ridato colore alla sua esistenza. «Nella vita di ognuno esiste un prima e un dopo. Nel mio caso la frontiera tra ieri e oggi coincide con il suo arrivo».

Più che un momento iniziale, è punto di non ritorno. Ed è qui la cesura, profonda ma non risolutiva, con il passato. Dinanzi alla nuova se stessa, la protagonista rimane spiazzata («E d’improvviso, sono una donna infedele»), senza colpa, quasi curiosa di conoscersi di nuovo. «Una donna che corre verso casa sotto il cielo scuro, lungo le strade deserte, dentro una pioggia sottile».

Il sesso le regala momenti di trasporto, certo. Sono speranze attutite, gioie carnali. Ma è una passione cui si allude, che nonostante la franchezza delle descrizioni esibita, sfuma in attimi di delicatezza e intimità. È un calore soffuso in un gelo invernale, ma senza presagi. «Siamo soli in mezzo al buio e sembra che non possa esistere nessuno, neanche fuori casa, per le strade; soltanto noi, al centro di un letto, nudi, senza il trascorso di questa giornata, un uomo e una donna, due amanti che si conoscono appena».

Resta allora tutto confinato in un lungo monologo, espresso da una voce sola ma onesta, che riporta equanime dialoghi e parole altrui. Perché nel suo distacco dagli affetti non c’è traccia di malignità, solo un lungo dolore (è la vena del romanzo che dà più tristezza). La stessa voce si nutre di ripensamenti, confronti, ricordi, confusioni. E domande: «Si può smettere di amare una persona perché non vuole un figlio? Suona avvilente? Sì, avvilente e impreciso. Ma è quello che provo. Forse».

L’io narrante è un io totale, che alla lunga mette fuori fuoco anche gli altri personaggi. Resta la donna, in una tensione continua e bloccata, un desiderio frustrato e la sensazione di essere fuori posto, fuori tempo, fuori gioco. È il lungo cammino verso un percorso di liberazione.

Alla soglia dei 40 anni, senza figli e con una macchina nuova, la protagonista si trova a far la conta degli obiettivi raggiunti e svuotati di significato. Forse, più che la nuova relazione, è questo è il momento della vera svolta, l’epifania che la solleva dopo che anche la madre, in modo casuale, scopre la sua liaison segreta. «Sono libera di lasciar perdere il romanzo con cui combatto da mesi senza trovare una via e di scrivere un nuovo libro, questo. La mia storia».

Il resto è racconto, che il lettore raccoglie, quasi testimone oscuro, senza giudicare.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club