Novità da QumranChi ha scritto i rotoli del Mar Morto? L’intelligenza artificiale aiuta a scoprirlo

Dopo una accurata analisi condotta sulle caratteristiche grafiche nel testo del Grande Rotolo di Isaia, le macchine hanno stabilito che gli autori erano due, ma con stili molto simili

AP Photo/Sebastian Scheiner

Forse il mistero che avvolge i rotoli del Mar Morto, una serie di antichi manoscritti della Bibbia Ebraica risalenti a più di duemila anni fa, potrebbe diventare un po’ meno fitto. È quello che rivela una ricerca condotta da alcuni scienziati dell’università di Groningen i quali, applicando uno studio di intelligenza artificiale alla grafia del Grande Rotolo di Isaia, avrebbero scoperto che gli autori del testo – cioè gli scribi – sarebbero state due persone.

A prima vista, potrebbe sembrare una novità da poco ma, come spiega ad Haaretz il professore Mladen Popovic, che coorrdina il progetto “Le mani che hanno scritto la Bibbia” (che ha ricevuto un finanziamento di circa 1,5 milioni di euro dal Consiglio europeo della ricerca) è una rivelazione che potrebbe dischiudere nuovi orizzonti.

Scoprire chi abbia composto i rotoli e dove rientra tra le questioni principali che interessano gli studiosi, fin da quando i manoscritti sono stati rinvenuti, nel 1947, nel deserto della Giudea presso l’antico insediamento di Qumran.

Significa anche ricostruire con più esattezza il quadro dei movimenti del giudaismo del periodo del Secondo Tempio (cioè dal VI secolo a.C fino al 70 d.C), un’epoca segnata da profonde turbolenze e trasformazioni, in cui sono sorti movimenti di protesta, le prime sette cristiane e gruppi ascetici come gli Esseni, a lungo ritenuti la comunità di riferimento dei manoscritti.

Oggi su quest’ultima questione specifica c’è più prudenza. Nei testi sono state ritrovate posizioni ideologiche contrastanti con quelle essene e si preferisce mantenere una dicitura neutra: la comunità di Qumran.

La tecnologia però può dare una mano in più. Finora tutte le analisi erano condotte partendo da elementi testuali: scelte lessicali, metafore, impostazioni ideologiche.

L’impiego dell’AI ha permesso, al contrario, di prendere in esame gli aspetti extra-testuali, a partire dalla grafia. Gli scienziati olandesi hanno insegnato al network neuronale artificiale prima a distinguere le tracce di inchiostro segnate sulla pergamena e poi a rilevare nella scrittura sequenze significative a livello statistico. Tra i dettagli presi in esame figura la curvatura e la forma dei singoli elementi di ogni lettera.

La macchina ha potuto elaborare tutte le occorrenze della lettera aleph nel Grande Rotolo di Isaia (sono almeno 5mila), esaminandone varietà e ripetizioni. Un lavoro impossibile per l’occhio e la mente umani.

E così ha notato uno scarto, leggerissimo ma significativo, a metà del testo. Come se due persone si fossero date il cambio. La differenza è impercettibile e già questo, spiegano gli studiosi, è importante. «Vuol dire che i due scribi hanno imparato a imitare la scrittura dell’altro, e questo può voler dire che hanno una origine comune o la stessa formazione».

Adesso sarà possibile confrontare gli stili del Rotolo di Isaia con quelli degli altri frammenti (alcuni, va ricordato, sono di qualche centinaio di parole, altri delle dimensioni di un francobollo) e farsi un’idea più precisa sui movimenti dei testi, capire se siano stati tutti scritti in quella zona (non è detto: l’analisi del Dna degli animali impiegati per fabbricare la pergamena ha stabilito che si trattava di mucche, esemplari non facili da trovare nel deserto della Giudea) e comprendere i movimenti, le spinte, gli incontri tra comunità e rami diversi di ebraismo.

Fino a ricostruire le dinamiche di un mondo turbolento ma affascinante.

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