DebunkingLo Stato non finanzierà la biodinamica, anche se tutti scrivono il contrario

Se leggete i giornali e i social in queste ore, sarete portati a credere che il Senato abbia approvato una legge che finanzia pratiche agricole esoteriche. Come spesso accade, le cose non stanno così. Il ddl 988 è invece uno strumento per mettere ordine in un settore in crescita e finanzia le realtà biologiche

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Leggendo testate nazionali ma anche organi di informazione specializzati, come l’Informatore Agrario, sembra proprio che il Senato abbia approvato una legge che finanzia le pratiche esoteriche dell’agricoltura biodinamica. Per fare più rumore e click, si specifica che la legge permettere di usare i fondi europei per mettere in atto le pratiche più contestate e meno scientifiche di questa pratica agricola che ha origine dalle riflessioni del pensatore Rudolf Steiner. Il corno letame usato come baluardo dalla scienza, che lo ritiene una pratica esoterica opposta e inconciliabile con qualunque dato scientifico.

E via di nuova polemica, con centinaia di interventi pro e contro, di dibattito, di opinioni. Nessuno che, però, si prenda la briga di verificare la notizia alla fonte, e di capire se e cosa finanzierà questa nuova legge.

Maria Chiara Gadda, capogruppo di Italia Viva in commissione agricoltura e prima firmataria della proposta di legge in materia di produzioni con metodo biologico, tiene a smontare le fake news sul settore: «La legge sul biologico, approvata nel 2018 a larga maggioranza dalla Camera e attesa da anni dalle associazioni, è a un passo dall’approvazione e si tratterà di una pietra miliare per mettere ordine in un settore in crescita e altamente rappresentativo dell’eccellenza italiana. Nel nostro Paese il biologico è in crescita, rappresentando oltre il 15% della superficie agricola nazionale. Per queste ragioni è necessario avere una legge sul bio, un piano strategico ma anche un aggiornamento sul sistema dei controlli. Altresì i consumatori chiedono standard sempre più elevati e criteri di trasparenza. Proprio su questo punto dobbiamo ridurre al minimo l’impatto della chimica nel suolo e ci servono buone leggi per farlo e non battaglie ideologiche tra produzioni con metodo biologico e convenzionale».

E sottolinea quanto l’informazione in questo momento stia deviando il focus: «Trovo irrispettosa la diffusione di fake news o il tentativo di ridicolizzare un comparto regolamentato anche a livello comunitario come quello del bio, che per l’Italia rappresenta per altro un settore molto importante in termini di Pil, occupazione ed esportazioni. La proposta di legge insieme al piano strategico e ad un adeguato sistema di controlli serve appunto per rendere più strutturato un settore che può crescere ulteriormente e che intercetta anche i bisogni e le scelte di acquisto e di consumo dei cittadini. Ora dopo mesi finalmente tornerà alla Camera e confido in una rapida approvazione in via definitiva».

La legge ha alcuni articoli che indirizzano alcuni fondi sul tema della ricerca. Il biologico a differenza di altri sistemi di certificazione è un sistema che è normato da anni ormai, a livello comunitario e nazionale. La normativa anche europea si è evoluta molto in questi anni.

Meglio quindi concentrarsi su quello che questo ddl può davvero sostenere. Come l’onorevole sottolinea: «La proposta di legge non ha per niente l’obiettivo di mettere i diversi modelli di agricoltura uno contro l’altro, perché credo che oggi l’obiettivo condiviso dal biologico così come dal convenzionale, sia quello di migliorare le produzioni e di renderle più sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale, con standard di qualità sempre più elevati e mettendo al centro ricerca ed innovazione. Quindi bisogna evitare di fare inutili macchiette, paventando un modello di agricoltura marginale, perché bisogna rispettare migliaia di produttori che esportano e rappresentano una quota sempre più rilevante in termini di Pil e occupazione. Poi insomma, ci sono alcune critiche stucchevoli che è opportuno confutare. Taluni ad esempio affermano che il biologico sia meno sostenibile perché ha rese inferiori del convenzionale. Nessuno nega che le produzioni con metodo biologico siano caratterizzate da minore produttività, dall’8 al 25% secondo uno studio pubblicato da Nature. Però bisogna anche dire che la sostenibilità si misura anche rispetto alla capacità di aumentare la sostanza organica e la fertilità biologica dei suoli, di conservare la biodiversità, di ridurre l’uso dei prodotti agrochimici. Per altro nel mondo si produce più cibo di quanto ne viene effettivamente utilizzato, e sappiamo quanto sia importante la lotta agli sprechi alimentari e alle perdite in agricoltura».

Debunking anche da parte di Maurizio Gily, consulente in viticoltura sostenibile e biologica, divulgatore scientifico, coordinatore di progetti di ricerca e sviluppo e docente presso l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. Sul suo profilo facebook spiega: «Spiace che anche una testata seria come l’Informatore Agrario cada nella trappola di divulgare una clamorosa balla, citando un testo di legge che dice un’altra cosa. La biodinamica è finanziata solo se, e in quanto, dotata di una certificazione di agricoltura biologica (e diverse aziende biodinamiche non ce l’hanno). Quindi l’azienda prende i contributi, che peraltro sono soldi europei strettamente finalizzati a questo scopo, per il fatto che segue i protocolli dell’agricoltura biologica. Se poi oltre a questo l’agricoltore semina in base alla luna (come peraltro gli agricoltori hanno fatto per secoli) e sparge il cornoletame sono esclusivamente fatti suoi. Il testo è discutibile, ma per altri motivi. Che si finanzi il cornoletame è, semplicemente, una balla».

Gily prosegue, perché la polemica come sempre ha preso mille vie diverse: «A prescindere dal fatto che la biodinamica è materia di svariati corsi universitari, soprattutto in Germania (ci si risparmi quindi la solita litania anti-italiana) e che vari ricercatori italiani hanno lavorato e stanno lavorando su alcuni preparati biodinamici scoprendo cose assai interessanti, ma anche ammesso che non abbia alcuna dignità scientifica, la biodinamica rappresenta comunque un segmento di mercato di una certa importanza e capace di creare un notevole valore aggiunto, lo fa con investimenti suoi e senza altro aiuto dallo stato che i contributi del biologico, e non vedo motivo quindi di scatenare questo putiferio. Tra l’altro nel momento in cui la considerazione dell’opinione pubblica verso gli scienziati ha raggiunto probabilmente il punto più basso degli ultimi duecento anni queste battaglie non hanno altro effetto che rafforzare l’opinione di chi pensa che la scienza sia sempre al servizio di oscuri interessi economici e contro “la gente”».

Quello che è importante sottolineare è che le realtà biodinamiche soddisfano innanzitutto i requisiti del biologico e a questo aggiungono la loro filosofica olistica e il loro modello culturale. Ridicolizzarli è assurdo: creano occupazione e sviluppano cultura.

Stupito dalla polemica anche Carlo Triarico, presidente dell’Associazione italiana di agricoltura biodinamica, che in una intervista a Repubblica sottolinea come questa pratica agricola abbia invece una base scientifica efficace: «Si tratta di una posizione di minoranza nel mondo della scienza. Anzi, i nostri principi vengono discussi nei convegni internazionali e insegnati nelle università. Arrivano ad accusarci di stregoneria, ma mi sembra una grande scorrettezza. Corna, unghia e letame sono materiali fertilizzanti, la scienza non può negarlo. E i testi di Rudolf Steiner furono introdotti in Italia da Benedetto Croce. Di Steiner si tende a citare qualche espressione più colorita, estrapolata qua e là senza avere conoscenza diretta dei testi fondativi epistemologici. Ma il metodo in cui si inserisce l’agricoltura biodinamica è scientifico e prevede test e misurazioni ben precise».

E visto che ne abbiamo l’occasione, spieghiamo la differenza tra biologico e biodinamico e tra lotta integrata e lotta biologica. Magari la polemica sarà utile per cogliere aspetti dell’agricoltura che in molti confondono.

BIOLOGICO

Il termine quando si riferisce all’ambito agricolo e produttivo indica il processo di natura biologica di gestione delle aziende agricole. L’agricoltura biologica rispetto a quella convenzionale prevede tecniche attuate con concimi naturali, la pratica delle rotazioni delle colture e sistemi di lotta biologica (per esempio, combattendo i parassiti infestanti con gli insetti che sono loro nemici naturali) e senza ricorrere a pesticidi o ad altre sostanze chimiche di sintesi o altri processi industriali (meccanica, chimica, estrattiva…). A Tutela e garanzia del consumatore vigila l’organismo istituzionale IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements) che, tramite apparati presenti in ogni stato della CE, effettua il controllo e rispetto delle norme sul tema biologico.

BIODINAMICO

Il biodinamico è una branca dell’agricoltura biologica, di cui rispetta tutte le regole. È metodo di coltura fondato su una visione spirituale della produzione agricola, che rispetta l’ecosistema terrestre includendo i principi dell’agricoltura biologica e invita a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. La teoria biodinamica comprende alcuni metodi tradizionali praticati normalmente in agricoltura, come la rotazione delle colture e altri più ancestrali. Il principio è simile a quello che sta alla base dell’omeopatia. Per migliorare la qualità del terreno e la qualità del raccolto, si impiegano nell’irrigazione delle sostanze di origine naturale appositamente trattate, che vengono chiamate “preparati”. Inoltre, come accadeva in passato, si pone attenzione al calendario delle semine secondo la posizione degli astri e ad altri riti, come l’analisi dell’energia vitale attraverso l’uso di cristalli e soluzioni reagenti.

LOTTA INTEGRATA

Indica una tecnica di produzione agricola di difesa delle colture che consente di ridurre i residui di fitofarmaci nei prodotti agricoli che finiscono sulle nostre tavole e di conseguenza l’uso indiscriminato di prodotti chimici; ciò è possibile mantenendo un controllo sul numero di insetti dannosi per le piante a livelli tali da non compromettere la produzione e la sua redditività, al di sotto della soglia di tolleranza.

Gli strumenti utilizzati per combattere gli attacchi parassitari sono molteplici e cercano di tutelare l’ecosistema e le risorse naturali dell’ambiente: rotazioni, sfalci, potature, diserbo, irrigazioni e fattori di disturbo per le specie nocive, quali piante-esca che distolgano dalle varietà coltivate, oppure l’introduzione di maschi sterili che riducano l’incremento numerico degli organismi dannosi. Solo quando queste tecniche non sono sufficienti si ricorre ai prodotti chimici, ma in modo limitato e giudizioso.

LOTTA BIOLOGICA

La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici e in genere si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture e delle produzioni alimentari, ma per estensione si può applicare in ogni contesto che richieda il controllo della dinamica di popolazione di un qualsiasi organismo.