Social media doctorIl fenomeno dei medici influencer che sta rivoluzionando Instagram

Dall’urologo che spiega la disfunzione erettile nelle sue IG stories al concorrente di reality show e chirurgo plastico Giacomo Urtis, sempre più professionisti sanitari si sono lanciati nella carriera social. Perché? Per esserci, soprattutto. E, a volte, per interagire con potenziali pazienti

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Nel magma di star del web di ogni sorta, non avevamo considerato loro: i med-influencer. Si tratta di un fenomeno social che sta prendendo piede sempre più e che si è intensificato durante la pandemia. I med-influencer sono medici (molto spesso chirurghi estetici o dentisti) che utilizzano Instagram in maniera quotidiana e costante per promuovere la loro attività professionale cedendo spesso alla vanità indotta dal mezzo. Per intenderci: si collocano a metà strada fra Chiara Ferragni e il dottor Roberto Burioni. 

Ma che cosa fanno di particolare questi presenzialisti del social più in voga? Semplicemente ci sono. E interagiscono con clienti e potenziali tali utilizzando linguaggi di ultima generazione: dalle dirette Instagram ai sondaggi fino ai post acchiappa like. Il risultato? Una pioggia di followers da fare invidia agli influencer veterani.

Uno dei più seguiti è il chirurgo plastico Giacomo Urtis, il cosiddetto “chirurgo dei vip”. Il dottor Urtis conta 652mila followers su Instagram ed è stato uno dei primi medici in Italia a intuire le potenzialità di questo social, e anzi le ha implementate con numerose ospitate televisive (ha all’attivo due reality come concorrente e tanti dibattiti nei salotti Mediaset). Sul suo profilo alterna foto di se stesso in contesti goliardici a post che lo ritraggono in camice bianco poco prima di entrare in sala operatoria. Il suo account Instagram si fregia addirittura della “spunta blu” che certifica l’autenticità del personaggio pubblico, alla stregua di Zuckerberg e Jennifer Lopez. 

Con 132mila followers abbiamo invece Gianpaolo Cannizzo, “dentista estetico ed esperto in implantologia immediata”, come recita la descrizione dell’account Instagram. Il suo specifico sono le foto del “prima” e del “dopo” rispetto ai suoi trattamenti dentistici. Così come faceva Amanda Lear ne “Il brutto anatroccolo” di catodica memoria (celebre programma televisivo dove gente comune chiedeva aiuto per migliorare il proprio aspetto), Cannizzo mostra al pubblico social come un sorriso sdentato diventi smagliante grazie alle sue faccette dentali in ceramica.

Un altro professionista dell’implantologia dentale è Giovanni Macrì, presenzialista televisivo e med-influencer molto seguito. La sua caratteristica è collezionare selfie con i suoi clienti più famosi. La sua pagina Instagram è una carrellata di cantanti, starlette, politici di seconda e terza fila, ex sportivi, conduttori, giornalisti. Una volta si usava tappezzare le pareti delle trattorie con le polaroid dei clienti vip come dimostrazione di prestigio, ora Macrì ci insegna che tutto ciò è possibile anche su Instagram. È possibile e funziona: i suoi followers infatti sono 103mila. 

Poco più indietro, con 62mila followers, c’è Mirko Manola, chirurgo estetico di fama e fratello della “Diletta Nazionale” (che lo batte con 7,7 milioni di seguaci). Il dottor Manola non ama le luci della ribalta, ma forse qualcuno se lo ricorderà seduto in prima fila a Sanremo lo scorso anno durante il discusso monologo della Leotta sulla bellezza al naturale. Il dottor Manola non è soltanto medico e influencer, ma aggiunge a tutto questo una terza dimensione: quella dell’imprenditore. Infatti è fondatore di una linea di creme skincare la cui testimonial è proprio Diletta Leotta. Fra i contenuti che predilige postare, oltre alle foto del tempo libero sui campi da golf, ci sono video di visite alle sue pazienti (con tanto di spiegazione dell’operazione da effettuare) o foto di protesi e di cicatrici post-operatorie. 

E poi c’è Nicola Macchione alias Md Urologist: un unicum. Non solo perché è l’unico urologo fra i med-influencer, ma perché è il solo a non postare foto dei suoi pazienti. Giustamente, direte, data la zona interessata, ma il suo fine non pare essere quello di mostrare e mostrarsi. In una delle sue ultime stories esordisce così: «Ciao ragazzi, oggi vi parlo di un nuovo macchinario per la circoncisione».

Infatti la caratteristica social del giovane urologo è proprio quella di spiegare in modo semplice e lineare gli strumenti del suo lavoro e le problematiche che affronta giornalmente. Si può dire che il suo utilizzo di Instagram sia prevalentemente divulgativo: l’obiettivo è rendere alla portata di tutti questioni spinose e imbarazzanti. Fra le tematiche predilette: cistite, disfunzione erettile, eiaculazione precoce. I suoi post sono divertenti, colorati e di facile comprensione. Il fil rouge del dottor Macchione è l’ironia che, come spesso accade sui social, è anche sinonimo di followers. L’account Md_Urologist ha infatti 34mila seguaci. 

Ma non è un fenomeno solo italiano quello dei med-influencer. Fuori dall’Italia si chiamano “health influencer” e sembrano leggermente più sofisticati dei nostri. Sono figure trasversali che si occupano di benessere e di salute in generale. Tra i più celebri c’è il Dr. Mike, un giovane osteopata americano con oltre 4 milioni di followers su Instagram. Non ci sono però foto di spalle lussate o ernie al disco tra i suoi post, ma contenuti ben studiati per attirare l’attenzione degli utenti. Le foto sono tutte posate e di altissima qualità, il suo canale IG TV invece è un blob delle migliori apparizioni televisive. La sua pagina Instagram sembra quella di una star hollywoodiana: tutto pensato nei minimi dettagli, dai look agli hashtag. La nostra, a confronto, è una versione decisamente più casereccia. 

In questa fabbrica di sogni e consigli medici prêt-à-porter, resta però un comune denominatore: il mezzo. Un mezzo che ha la potenza di trasformare linguaggi e contenuti a sua immagine e somiglianza e dunque di livellarli. E così un dentista, un chirurgo plastico, un urologo diventano diretti colleghi di un fashion infuencer. Il fenomeno dei med-influencer ci dimostra che non esistono ambiti in grado di sfuggire alle logiche del marketing 3.0. Tutto diventa prodotto, persino la salute.