Svolta elettoraleIl nuovo sindaco di Zagabria e la (quasi) fine del bipolarismo croato

Per la prima volta dall’indipendenza del paese, entrambi i partiti tradizionali – l’Unione democratica croata (HDZ) e il Partito socialdemocratico (SDP) – sono rimasti esclusi dalla corsa per la Capitalle. Tomislav Tomašević, politologo e militante ecologista di 40anni, è stato eletto nuovo cittadino, occupando così il trono su cui sedeva quasi ininterrottamente dal 2000 l’eterno Milan Bandić

LaPresse

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Domenica sera Zagabria ha chiuso una parentesi lunga vent’anni e ha aperto un nuovo capitolo. Tomislav Tomašević, politologo e militante ecologista di 40anni, è stato eletto sindaco, andando così ad occupare il trono su cui sedeva quasi ininterrottamente dal 2000 l’eterno e controverso primo cittadino Milan Bandić, morto d’infarto nel febbraio 2021. La svolta è radicale, come raramente avviene in Croazia. Se Bandić era diventato per molti il simbolo di tutti i mali della politica croata (un governante di lungo corso, passato da sinistra a destra, coinvolto in innumerevoli scandali di corruzione e persino arrestato nel 2014, prima di essere rilasciato su cauzione), Tomašević si impone oggi con promesse di trasparenza, inclusione dei cittadini nelle scelte della città e grande attenzione per l’ambiente. La coalizione rosso-verde che lo sostiene, raggruppatasi attorno al movimento Možemo! (letteralmente, Possiamo!), potrà contare sulla maggioranza quasi assoluta dei seggi in consiglio comunale. Basterà un unico consigliere, probabilmente in quota SDP, a garantire al sindaco e alla sua squadra i numeri necessari a mettere in atto la trasformazione di Zagabria. Ma veniamo ai fatti.

Domenica sera, al secondo turno delle elezioni municipali, Tomislav Tomašević ha incassato oltre il 65% delle preferenze, contro il 35% circa di Miroslav Škoro, il candidato dell’estrema destra che aveva cercato di unire attorno a sé tutti i conservatori per «fare blocco contro la sinistra». La vittoria è stata netta, come prevedevano i sondaggi e come si era già intuito al primo turno, quando Možemo! aveva superato il 45% dei voti (contro il 12% di Škoro). Nel suo discorso da neo-eletto sindaco della prima città della Croazia (dove abita quasi un milione di persone, ovvero circa un quarto della popolazione del paese), Tomašević ha annunciato grandi cambiamenti, con un obiettivo temporale che va oltre i quattro anni del mandato. “Credo che tutti i cittadini di questa città, indipendentemente da come hanno votato e se si sono recati o meno alle urne, desiderano condizioni di vita migliori nei loro quartieri, asili nido più accessibili, una migliore assistenza sanitaria, più case per anziani e infermi, migliori trasporti pubblici, migliori piste ciclabili, più spazi verdi, e vogliono che questa città dia una prospettiva ai giovani. Questa è la nostra missione”, ha dichiarato il neo sindaco.

Nei giorni scorsi Tomašević e la sua squadra avevano assicurato di voler verificare tutti gli accordi conclusi dal comune negli ultimi anni, ovvero durante l’amministrazione di Milan Bandić, andando anche a spulciare nelle dinamiche interne alla Zagrebački Holding, l’azienda pubblica fondata nel 2006 e forte di quasi 8.000 dipendenti, che si occupa di numerosi servizi, dalle farmacie cittadine ai trasporti, dalle utenze ai mercati. Negli anni – accusano i detrattori di Bandić – la Holding è diventata un parcheggio dove sistemare gli amici degli amici e coronare un’ampia rete di clientelismo. Mettere mano a quella che i rappresentanti di Možemo! definiscono “la piovra della corruzione che ha preso in ostaggio Zagabria” non sarà però un’impresa facile. Molti osservatori politici notano infatti che la posta in gioco è molto alta e chi ha approfittato negli ultimi vent’anni ha ora molto da perdere, al punto che c’è chi teme per la stessa incolumità fisica del nuovo sindaco.

Nel suo discorso da vincitore, Tomašević ha poi ricordato che la sua campagna elettorale “è iniziata già nel 1998”, quando all’età di 16 anni il futuro sindaco aveva cominciato la propria attività politica. Si tratta di un tema che anche la stampa croata riprende oggi così come nei giorni antecedenti il ballottaggio: l’evoluzione di Tomašević da attivista a politico di primo piano, ora tra le cariche più importanti nel paese. Il portale Index ricorda ad esempio come “11 anni fa [Tomašević] veniva arrestato dalla polizia [durante una manifestazione], mentre adesso è primo cittadino”. Lo abbiamo raccontato all’indomani del primo turno: il nuovo sindaco di Zagabria si è formato politicamente nelle strade della capitale, durante le manifestazioni contro Bandić che ha guidato spesso megafono alla mano. Per questo, la sua elezione, con una vittoria così solida, rappresenta ora uno strappo importante nella politica croata e, se la coalizione rosso-verde riuscirà a non sprecare quest’occasione, si parlerà probabilmente di un “prima” e di un “dopo 2021” a Zagabria.

Il risultato nella capitale croata è significativo anche perché, per la prima volta dall’indipendenza del paese, entrambi i partiti tradizionali – l’Unione democratica croata (HDZ) e il Partito socialdemocratico (SDP) – sono rimasti esclusi dalla corsa a sindaco di Zagabria. E non si tratta dell’unico caso. Anche a Spalato, la seconda città del paese, l’ha spuntata una «new entry» della politica croata: Ivica Puljak, fisico, ricercatore e politico liberale alla guida di una lista civica centrista. Ecco che nelle prime due città della Croazia, HDZ e SDP sono relegati oggi ai margini, incapaci di influenzare le decisioni. Entrambi i partiti, tuttavia, sono riusciti a trovare un modo per cantare vittoria domenica sera, con il Primo ministro Andrej Plenković che ha addirittura parlato di un risultato “colossale”. In realtà, perse Zagabria, Spalato e Vukovar (a favore di Ivan Penava, passato all’estrema destra), l’HDZ può solo festeggiare le vittorie a livello regionale (o delle contee) e nella città di Osijek. Magra consolazione anche per l’SDP che è riuscito a conservare Fiume e la regione litoraneo-montana, vincendo anche nelle città più piccole di Sisak e Varaždin. Basterà a mantenere il segretario Pedja Grbin in sella, ma per tornare ad essere determinanti nel dibattito pubblico ci vorrà ben altro.

Non si può insomma parlare di fine del bipolarismo HDZ-SDP, ma poco ci manca. E il crollo delle certezze si estende anche all’Istria, dove la Dieta democratica istriana, da sempre unico protagonista della politica locale, ha perso Pola, passata nelle mani dell’indipendente Filip Zoričić, e Pisino, dove l’ha spuntata la candidata di Možemo! Suzana Jašić. Quest’ultima vittoria segna un’ulteriore evoluzione della coalizione rosso-verde che da movimento urbano, limitato ai confini di Zagabria, diventa ora una forza nazionale in grado di ottenere risultati soddisfacenti (e appunto anche di vincere) in altri comuni.

Infine, il messaggio che arriva da Zagabria è interessante anche per la regione. Domenica sera, da Belgrado è arrivata nella capitale croata una delegazione di Ne Da(vi)mo Beograd, il gemello serbo di Možemoche ha voluto prender parte ai festeggiamenti. È difficile estrapolare dei grandi trend dalle elezioni municipali, ma non è escluso che la svolta di Zagabria ispiri ora altri movimenti nei Balcani.