Revisionismo storicoVestiti a parte, “Cruella” non c’entra niente con Crudelia De Mon

Il film di Craig Gillespie, che vorrebbe essere il prequel della Carica dei 101, è un mezzo tradimento e un mezzo esperimento. La bellezza degli abiti copre una trama indecisa, mentre Emma Stone fa il possibile per dare rilievo a un personaggio irrisolto

da Wikimedia

Non è più la Crudelia di una volta. La cattiva della “Carica dei 101” ritorna – dopo un passaggio con l’interpretazione di Glenn Close nel 1996 – e dà una spolverata al brand, con vestiti magnifici, ambientazione anni ’70 e musica rock.

Ma il prequel diretto da Craig Gillespie (“Tonya”), in cui la donna è interpretata da Emma Stone, cambia direzione. Per alcuni – Vanity Fair – la parola esatta è revisionismo: un’operazione che riflette, in senso lato, la tendenza a vedere il punto di vista dei cattivi famosi (è il caso di “Maleficent”, ma anche di “Ratched” e “Joker”). Per altri è soltanto una storia un po’ confusa.

Del resto, tutto il film è una cucitura di cose già viste: a raccontare i primi anni di Crudelia si sceglie la vicenda dickensiana (ambientata a Londra, non per niente) della bambina prodigio e ribelle, vessata dai compagni ed espulsa dal preside, che assiste alla morte della madre e diventa una ladra insieme a Gaspare e Orazio.

Per gli anni della maturità ecco il calco di “Il diavolo veste Prada”, con la stagista che si insinua nella prestigiosa maison di moda e conquista la terribile Baronessa (Emma Thompson), il tutto in atmosfere che ricordano Batman con, sullo sfondo, un rapporto complicato tra genitori e figli (complicato anche per la scorrevolezza della trama, che incespica e torna su se stessa più volte) in stile Tim Burton.

Non mancano la vendetta, la sfida, la manipolazione dei media, la panoramica implicita sul mondo del fashion. E, come è ovvio, non mancano nemmeno i dalmata. Messi un po’ da parte, in verità.

La vera debolezza del film, per quanto le scene abbiano un ritmo scintillante e i costumi di Jenny Beavan – vestiti di moda compresi – siano uno spettacolo per gli occhi, è che non spiega né rende possibile immaginare come la Crudelia di Emma Stone diventi poi la Crudelia De Mon che tutti conoscono.

Alla luce del lavoro di Gillespie, la cattiveria perfetta della dama del 1961, ossessione per i dalmata compresa, risulta incomprensibile. Nemmeno un’eventuale schizofrenia del personaggio, del resto appena accennata (anzi, allusa) con la doppia identità Cruella-Estella, riesce a emergere abbastanza per dare una direzione chiara alla storia.

“Cruella”, più che riempire un vuoto narrativo, vuole funzionare come film autonomo. E più che arricchire una saga già affermata, vuole crearne una nuova.

In questo senso è un perfetto parallelo della vicenda che racconta (SPOILER): agendo dall’interno, si appropria di un brand classico e lo anima di uno stile nuovo.

Non per niente il regista e lo sceneggiatore stanno già lavorando al seguito. Facendo i calcoli, un “Cruella 2” sarebbe il sequel del prequel, cioè il film originale. Che, c’è da immaginare, sarà molto diverso.

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