Combinazioni ecofriendlyLa strana alleanza tra Costa Rica e Danimarca per bandire i combustibili fossili

I due Stati stanno cercando di trovare un accordo con altri Paesi disposti a fissare una data, chiara e precisa, entro cui bloccare la produzione di petrolio e gas e smettere di concedere permessi per nuove esplorazioni. Il progetto BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance) dovrebbe essere lanciato alla Cop 26 di Glasgow

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Vi vengono in mente due Paesi più distanti (non solo geograficamente) di Danimarca e Costa Rica? Probabilmente no. Eppure, i due Stati, uno nei Caraibi, l’altro nel Nord Europa, entrambi con una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, stanno cercando di stringere un’alleanza con altri Paesi disposti a fissare una data, chiara e precisa, entro cui mettere al bando la produzione di petrolio e gas e smettere di concedere permessi per nuove esplorazioni.

L’alleanza, ancora tutta da costruire, ma il cui nome dovrebbe essere BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance) dovrebbe essere lanciata alla Cop 26 di Glasgow.

Ma se gli obiettivi sono chiari – «Limitare la produzione nazionale di petrolio e gas in linea con ciò che è necessario così da essere all’altezza degli obiettivi dell’Accordo di Parigi», dice una delle bozze delle regole per l’alleanza entrata in possesso di Reuters – non è chiaro né quanti, né quali Paesi, oltre ai due capofila Costa Rica e Danimarca, vorranno essere della partita.

Sembra che alcuni contatti ci siano stati con Paesi dell’Unione europea, come la Spagna e il Portogallo, ma anche con il Regno Unito e la Nuova Zelanda. Almeno per ora, però, nessuno di questi abboccamenti – a quel che sembra, ma la comunicazione è ancora decisamente ufficiosa – sembra aver dato esito positivo.

Nonostante l’estemporaneità dell’iniziativa di BOGA e l’assoluta nebbia circa la sua sorte, la decisione presa da Danimarca e Costa Rica di organizzare una specie di Justice League della decarbonizzazione non arriva all’improvviso.

Da tempo i due Paesi sono decisamente attivi nel contenimento di emissioni e soprattutto nella riduzione delle esplorazioni di ricerca di giacimenti di combustibili inquinanti.

La Danimarca, per esempio, è al momento una delle nazioni più impegnate nella lotta al cambiamento climatico. Lo scorso dicembre, il Wall Street Journal scriveva: «La Danimarca è un piccolo produttore di petrolio per gli standard globali, ma la sua mossa di vietare l’estrazione di combustibili fossili è molto significativa, più di quanto non lo siano gesti più simbolici di Paesi come Francia e Nuova Zelanda. Copenaghen si è impegnata a ridurre del 70 per cento le emissioni di gas serra entro il 2030 e ha aperto la strada all’energia eolica offshore, tanto da essere sede di due dei maggiori operatori del settore, Orsted AS, il più grande sviluppatore eolico offshore del mondo, e Vestas Wind Systems AS, un produttore di turbine. Inoltre, il Paese ha pianificato di utilizzare vecchi giacimenti di petrolio e gas per immagazzinare anidride carbonica e ha affermato che questa decisione, insieme al piano per triplicare l’energia eolica offshore danese entro il 2030, creerà un gran numero di posti di lavoro».

Il Costa Rica, dal canto suo, benché non abbia mai ospitato impianti petroliferi, ha in programma di vietare del tutto le ricerche di combustibili fossili nelle sue acque e sul suo territorio. Non solo: già un articolo del New York Times del marzo 2019, dal titolo “Anche il Costa Rica ha il suo green new deal”, descriveva come il Paese avesse un piano (non ancora definito nei dettagli) per attingere – per tutte le sue esigenze, dall’elettricità ai trasporti – solo da fonti rinnovabili.

«Il Costa Rica», ha affermato a Reuters il ministro dell’Ambiente del Paese centroamericano, Andrea Meza, «rappresenta l’impegno e la decisione di un Paese in via di sviluppo che ha la possibilità di esplorare, ma prende una decisione coraggiosa e decide di seguire un altro modello di sviluppo e cavalca l’economia del futuro».

Anche se non sappiamo ancora chi seguirà, almeno in tempi brevi, Danimarca e Costa Rica, è possibile che la strada indicata dai due Paesi possa rivelarsi, nel tempo, quella giusta, ove non addirittura quella necessaria.

Lo scorso maggio, infatti, un report dell’Agenzia internazionale per l’energia affermava che l’unico modo per rispettare gli obiettivi degli accordi di Parigi e mantenere il surriscaldamento del pianeta entro i 2 gradi, è fermare, nel più breve tempo possibile, i nuovi investimenti in progetti di fornitura di combustibili fossili.

Un appello quello di IEA a cui, per ora, hanno risposto con forza solo Danimarca e Costa Rica, due Paesi che, messi insieme, fanno 10 milioni di abitanti.

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