Angeli rialzatiLe lezioni di Los Angeles su come si contrasta il climate change

La città californiana, alle prese con una terribile siccità, ha da tempo messo in piedi un piano per ridurre le emissioni, aumentare l’approvvigionamento di acqua e cambiare la vita dei suoi abitanti (responsabilizzandoli)

di Cedric Letsch, da Unsplash

Primo, procurarsi l’acqua. Secondo, rilanciare una rivoluzione ecologica della città, con l’obiettivo di arrivare al 2035 a zero emissioni di CO2. I piani di Los Angeles sono ambiziosi: ottenere il 70% dell’acqua dall’autoproduzione nel giro di 14 anni, coprire l’area con un’intera rete elettrica basata al 100% da fonti rinnovabili e investire nel trasporto di massa.

Come racconta questo articolo del Financial Times, l’amministrazione cittadina guidata dal sindaco Eric Garcetti ha elaborato un masterplan di ampio respiro per combattere le continue crisi di siccità, rese ancora più pesanti quest’anno dall’aumento della temperatura e dagli incendi, insieme a un progetto per creare una città pulita, ecologica e a emissioni zero.

Per l’acqua – la questione più urgente, a fronte delle ennesime restrizioni per il suo consumo anche a livello agricolo – si tratta di un problema secolare. Già all’inizio del ’900 William Mulholland, a capo dell’amministrazione dell’acqua si trovava a fronteggiare la necessità di nutrire una città in una zona arida. La sua soluzione, che sarà all’origine di una serie di controversie (le celebri guerre dell’acqua), fu quella di prenderla dal bacino della vicina Valle di Owens.

Ora, secondo il piano del sindaco, si dovrà agire a più livelli. Riciclare le acque reflue, catturare quella piovana proveniente dalle tempeste e recuperare le acque di falda del bacino della valle di San Fernando, da tempo inquinata. La tecnologia necessaria per tutto questo costerebbe 8 miliardi di dollari. Ma il risultato sarebbe la fine dei lunghi periodi di siccità.

Ma non solo. Al centro del piano di Garcetti c’è la lotta al cambiamento climatico o, meglio, la preparazione della città di fronte alla prospettiva di un mondo surriscaldato. Il tentativo di tagliare le emissioni di gas serra fa parte della tradizione californiana, che negli anni ’60 aveva cominciato a regolamentare i gas di scarico, introducendo i primi standard di qualità dell’aria. E nel 2006 fece passare il California Global Warming Solutions Act,

Ora il Green New Deal si gioca su più livelli. Prima di tutto il potenziamento del trasporto pubblico: dal 2016 ogni anno viene versato un miliardo di dollari per accrescere la linea ferroviaria cittadina, sia sotterranea che in superficie. Il piano è di aggiungere 15 nuove linee e, al tempo stesso, far diventare elettrica l’intera flotta di autobus cittadini.

La rete elettrica della città sarà del tutto indipendente dal carbone entro il 2035 (i primi piani prevedevano il 2050). Un risultato che si otterrà insistendo su solare, eolico e – ma è ancora prematuro – con l’idrogeno, da stoccare nello Utah.

Ma forse il settore in cui l’amministrazione è intervenuta con più efficacia è quello del comportamento dei singoli cittadini. Con una politica fatta di incentivi, ha favorito l’installazione di pannelli solari sui tetti (ora è la città americana che cattura più energia solare in tutti gli Stati Uniti) e nel frattempo ha disseminato l’area di stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Non solo: ha convinto gran parte degli abitanti a rimuovere l’erba dei prati nei cortili di casa (sì, una scelta fatta in nome della lotta alla siccità) favorendo l’impiego di ghiaia o di altri sostituti sintetici, e a comprare lavatrici ad alto rendimento e docce rispettose dell’ambiente, che la città ha messo a disposizione gratis.

Sono piccoli passi che hanno contribuito a cambiare le abitudini (e, nel caso dei giardinetti, anche il paesaggio) dei losangelini, diffondendo una cultura profonda del rispetto ambientale e maggiore consapevolezza sui rischi derivanti dal riscaldamento globale. Da un certo punto di vista, le sempre più frequenti manifestazioni di eventi meteorologici estremi (tempeste e ondate di calore) avevano già segnalato la pericolosità di questi squilibri.

Quello che manca, fa notare il giornale britannico, è il contrasto all’erosione delle linee costiere della città, che seguirà all’innalzamento del livello delle acque. È in programma, rassicurano i vertici della città, ma le risorse non sono infinite: le priorità, al momento, sono altre. Al primo posto, appunto, la lotta contro la siccità.