Ancora sesso, sono inglesiCosa funziona (e cosa no) nella terza stagione di Sex Education

La serie di Netflix conferma la formula che le ha garantito il successo, ma mostra qualche rigidità. Al di là di alcune perle, si assiste a un lento ma costante appiattimento

Qualcosa aveva già smesso di funzionare nella seconda stagione. Alla terza, è inevitabile, le storie si logorano. “Sex Education” – la serie di Laurie Nunn creata per Netflix e ambientata in una immaginaria scuola britannica, la Moordale, in cui i ragazzi fanno i conti con la scoperta, lo sviluppo e la sperimentazione della propria sessualità – fatica un po’. La formula però è sempre quella che ne ha garantito il successo: equilibrio narrativo, incrocio tra amore/amicizia/sesso, una buona dose di simpatia, inclusione e momenti di serietà. Tutto questo c’è ancora, tutto rimane.

Cosa è successo, allora? Forse un eccesso di trama: il focus si allarga – va ben oltre la storia irrisolta tra Otis, il protagonista interpretato da Asa Butterfield, e Maeve – approfondendo vicende laterali, ben lontane dai confini della scuola. Entrano in ballo i genitori, Jean (la madre di Otis) si scopre incinta e cerca di ricucire con Jakob, l’ex amante. Erin, la madre tossicodipendente di Maeve, continua a comportarsi in modo preoccupante. E ancora: l’ex preside Michael Groff non ha più lavoro, è stato lasciato dalla moglie ed è costretto a vagare in cerca di un tetto.

Se non bastasse, entra in ballo la nuova preside, Hope, giovane ma oppressiva (una figura ritagliata sull’Hitler chapliniano), mentre le vicende di amore e amicizia dei ragazzi continuano a evolvere: Ola sta con Lily, Jackson si scopre attratto da Cal, ragazza/o non binaria/o, e si fa portavoce delle sue battaglie per la libertà sessuale, mentre Maeve e Isaac, il ragazzo disabile, capiscono che la loro è più di una amicizia. C’è anche tanto altro, forse troppo da tenere in piedi per solo otto puntate.

In questa rete di relazioni complicate ci sono alcune gemme. Ad esempio la storia tra Eric, nero e amico di Otis, con Adam, figlio del preside. Un rapporto difficile pieno di incomprensioni ma con momenti di delicatezza (Adam, introverso, silenzioso e manesco, si sforza di scrivere poesie per il fidanzato) e umanità. Ma la vera sorpresa della stagione è l’evoluzione della storia tra lo stesso Otis e Ruby, ragazza super-posh e sofisticata, tra gli Intoccabili della scuola. Il rapporto nasce casual, si trasforma in coppia di fatto, poi fidanzamento. Ruby l’antipatica mostra lati personali e privatissimi e finisce per accattivarsi gli spettatori in una sola puntata (che si conclude sulle note di “Tender is the Night” dei Blurs).

Ma le esigenze di copione si dimostrano rigide e il destino di Otis ha (o non ha?) il nome di Maeve. Rigide sono le regole imposte dalla nuova preside e, purtroppo, rigide e stereotipate anche alcune situazioni narrative. Il panorama della varietà sessuale, vero punto di forza della serie, si risolve in una sfilata di quadretti pedagogici, forse appiattiti dalla necessità di farli stare tutti in pochi episodi.

In questa stagione perfino il linguaggio dei personaggi si ingessa: come si scrive qui, sembrano trasformati tutti in piccoli analisti (nelle stagioni precedenti era solo Otis ad avere questa proprietà, insieme alle movenze da Mr. Bean), pronti a esaminare ogni incidente di comunicazione, psicologizzare le mancanze e ripetere mantra da auto-aiuto. Pazienza: del resto Moordale è solo una finzione, e nonostante il desiderio di parlare dei (e ai) giovani, quelli sullo schermo restano sempre gli adolescenti di una realtà parallela.