Ripresa deboleIn un mese quasi 100mila contratti a termine in più

I dati Istat di settembre 2021 registrano un aumento dei posti di lavoro di 59mila unità. Diminuiscono i rapporti stabili, continuano a crollare gli autonomi. Rispetto a gennaio ci sono mezzo milione di occupati in più, ma dall’inizio della pandemia ne mancano ancora 314mila

(Unsplash)

Una curva che sale e scende, rivelando l’incertezza legata alla ripresa economica post pandemia. È questo il mercato del lavoro italiano del 2021, che non si muove affatto in linea con le cifre record dell’aumento del Pil. Secondo gli ultimi dati Istat, a settembre si registra un leggero aumento dell’occupazione (+0,3%), dopo i cali di luglio e agosto. Ma a crescere sono solo i contratti a termine, che in un solo mese sono quasi 100mila in più. Mentre si riducono i contratti stabili e continua la perdita degli autonomi.

Come accade per ogni crisi, e quella del Covid non fa eccezione, la ripresa ancora incerta poggia quasi esclusivamente sui contratti a tempo. In un solo mese, a settembre, si sono firmati 97mila contratti a termine in più. In un anno, se ne contano 353mila aggiuntivi (+13,2%). S i torna quindi sopra la soglia di 3 milioni di contratti a tempo determinato, 108mila in più rispetto a febbraio 2020, prima dello scoppio della pandemia.

Non a caso, l’aumento dell’occupazione si registra quasi esclusivamente tra le donne e i giovani, le fasce più esposte alle oscillazioni della crisi, dove si concentrano appunto i rapporti di lavoro più deboli. Probabilmente in linea con la ripresa del commercio e dei servizi, in cui è più alta l’occupazione femminile, su 59mila occupati in più a settembre, 46mila dono donne e 13mila uomini. Mentre nella fascia 25-34 anni, si registrano 35mila occupati in più, con un calo degli inattivi di 34mila unità.

I rapporti a tempo indeterminato, invece, a settembre sono diminuiti di 11mila unità in un mese. Un segno negativo che si spiega probabilmente con lo sblocco parziale dei licenziamenti per le grandi imprese partito da luglio. O anche, forse, con quell’aumento delle dimissioni volontarie che si è registrata nel secondo trimestre 2021, di cui però ancora bisogna capire l’entità e la durata. Difficile, comunque, parlare ancora di Great Resignation italiana sulla scia di quanto sta accadendo negli Stati Uniti.

A soffrire di più sono ancora i lavoratori autonomi, che a settembre riprendono a scendere (-28mila). Rispetto all’anno prima, sono crollati di 150mila unità. Rispetto a febbraio 2020, sono 327mila in meno.

Altro dato indicativo dell’andamento del mercato sono i 51mila posti in più tra gli over 50. Un numero che si può spiegare, forse, anche con i nuovi metodi di conteggio dell’Istat, che dallo scorso aprile considera non occupati i lavoratori in cassa integrazione da più di tre mesi. La riduzione del ricorso alla cig in linea con la ripresa, quindi, potrebbe motivare anche il calo dei disoccupati, che a settembre scendono dell’1,2%, pari a -28mila unità rispetto ad agosto.

Al netto della componente demografica, comunque, la notizia positiva è che l’aumento dell’occupazione si concentra tra i giovani under 35, con una crescita del 5,2% in un anno. A seguire la fascia 35-49 anni, con un +1,4%, e quella over 50 con un +0,5%.

Il tasso di disoccupazione cala al 9,2%. Ma tra i giovani invece sale al 29,8%, con un aumento di 1,8 punti. Nella fascia 15-24 anni, a settembre, si registra in effetti un calo degli occupati di 25mila unità, con un aumento quasi del tutto corrispondente dei disoccupati. Scende il tasso di inattività dello 0,3%, ma la diminuzione coinvolge solo le donne, la fascia tra i 25 e i 34 anni che probabilmente si è rimessa alla ricerca di un lavoro dopo l’estate (cosa che potrebbe spiegare l’aumento della disoccupazione), e i lavoratori over 50.

Si notano quindi aggiustamenti temporanei del mercato, a seconda delle prospettive di crescita, legate anche all’andamento della campagna vaccinale. Rispetto a settembre 2020, quando l’Italia si trovava alle porte della seconda ondata Covid, si contano 273mila occupati in più, 230mila disoccupati e 280mila inattivi in meno. Saldo positivo anche rispetto all’inizio del 2021, con più 500mila occupati in più, dovuto esclusivamente però alla ripresa del lavoro dipendente.

Ma il percorso per tornare ai già deboli livelli pre-pandemia è ancora lungo. Rispetto a febbraio 2020, mancano all’appello ancora 314mila posti di lavoro. Il tasso di occupazione e quello di disoccupazione sono più bassi di 0,4 e 0,6 punti, mentre il tasso di inattività è superiore di 0,9 punti. Da febbraio 2020 gli inattivi che non studiano e non lavorano sono 206 mila in più, esattamente il numero di disoccupati in meno.

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