I 400 colpiIl futuro delle armi da fuoco al cinema non sembra essere a rischio (per ora)

L’incidente avvenuto sul set del film “Rust” ha riaperto il dibattito. Ma se è vero che sono numerosi i registi che chiedono di bandire pistole e fucili veri, altri pensano che la questione sia più complessa e vada affrontata caso per caso

di David Leveque, da Unsplash

Dopo l’incidente accaduto sul set del film “Rust”, in cui l’attore Alec Baldwin, a causa di un mancato controllo, ha sparato e ucciso la direttrice della fotografia Halyna Hutchins (anche se le cose potrebbero essere andate in modo diverso), ferendo il regista Joel Souza il problema delle armi da fuoco vere nei film è tornato al centro della discussione.

Chi è contrario sottolinea che, ormai, le tecniche di editing in post-produzione sono in grado di simulare proiettili, spari, traiettorie, compreso il lampo che scaturisce dalla canna della pistola a ogni sparo. Usare armi vere per girare un film è un rischio inutile, sostengono. C’è una petizione online, appoggiata da attori come Lena Dunham e Sarah Paulson. La stessa cosa sostiene, in un tweet, anche il regista Craig Zobel.

Altri hanno firmato una lettera aperta perché vengano bandite e perfino il senatore della California Dave Cortese intende introdurre una legge per ridurre l’impiego di armi da fuoco sul set.

Tuttavia questo sentimento, come spiega questo articolo del magazine New York, non è universale. Tanti registi hanno evitato di prendere posizione mentre un nome celebre come Ridley Scott è del tutto contrario a ogni cambiamento: «State scherzando?», ha chiesto.

Il punto è che le armi vere, in fatto di realismo, sono la soluzione migliore. Hanno il giusto rinculo, che l’attore non deve simulare – e suscitano, a detta degli esperti, reazioni più convincenti da parte degli attori. Anche eventuali sostituti come le armi ad aria compressa (con eventuali ritocchi in post-produzione) non rappresentano un’alternativa perfetta. Sono più leggere e, a conti fatti, possono ancora essere pericolose. In una lettera aperta, un gruppo di addetti alle armi – cioè le persone incaricate della sicurezza di pistole e fucili durante le riprese, che ne controllano il funzionamento e si occupano di caricarle e di distribuirle agli attori – hanno cercato di mettere insieme una difesa appassionata.

Hanno ricordato che, dal 1984 – anno dell’incidente che è costato la vita all’attore Jon-Erik Hexum, morto sul set del telefilm “Cover Up” a causa di uno sparo a salve puntato alla tempia (ha creato una pressione sul cranio risultata fatale) – ci sono state solo tre morti dovuti ad armi da fuoco durante le riprese di un film, mentre 23 sono quelle avvenute a causa di scene pericolose e altre 23 che hanno riguardato le strutture di scena. Il caso di “Rust” è tato il risultato di «incompetenza e di un uso inadeguato di fiture professionali che controllano il rispetto di protocolli e standard di sicurezza».

In passato, il rapporto con le armi era meno attento. Si sparava davvero, gli edifici risultavano davvero danneggiati e gli attori potevano scegliere se comparire o meno sulla scena. Adesso le regole di condotta sono stringenti. Le munizioni vive (quelle che si possono sparare davvero) non possono essere portate sul set. Gli addetti alle armi devono mantenere un controllo costante: si occupano dell’affitto, della prova (che va condotta lontano dai luoghi di produzione) e, quando non sono in uso, devono riporle in valigette d’acciaio. Non solo: controllano anche i proiettili a salve, caricano le armi solo quando le telecamere vengono accese e si occupano di distribuirle agli attori, ricordando di attenersi al copione e alle mosse concordate, senza improvvisare. Tutto questo – dicono – minimizza il rischio di incidenti.

Resta il fatto che, oltre al problema della sicurezza, utilizzare armi da fuoco vere impone una serie di accorgimenti che, secondo il regista Ben Rock, sono costosi e fanno perdere tempo. Ogni volta le riprese vanno interrotte per i safety meetings, in cui vengono spiegate le modalità di uso delle armi. Tutti devono avere delle protezioni per le orecchie, bisogna mettere del plexiglass vicino alle telecamere e del compensato intorno a tutto il resto. I lavori vanno a rilento e, secondo lui, «questo non è lavorare con gli attori».

Sul tema, insomma, ci sono svantaggi e non tutti hanno posizioni nette. I vantaggi del realismo delle armi vere – che nemmeno quelle airsoft hanno – sono insostituibili, ma l’impiego della tecnologia permette di accorciare tempi di realizzazione e mantenere il tutto in sicurezza. Starà al regista scegliere, sulla base delle sue esigenze e della sua sensibilità da quale parte stare.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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