Variante OmicronLe misure anti covid dei Paesi europei in vista del Natale

I Paesi Bassi saranno in lockdown fino al 14 gennaio. Per andare in Germania agli italiani basta il green pass, a meno che non si sia soggiornato nei precedenti 10 giorni in Paesi ad alto rischio. Nel Regno unito bisogna presentare prima della partenza un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti e poi farne un altro entro il secondo giorno dall’arrivo

LaPresse

Migliaia di casi ogni giorno e una curva che torna a salire. L’Europa si ritrova a fronteggiare la minaccia del Covid nella sua nuova variante Omicron, costringendo molti Paesi del Continente a correre ai ripari. Per questa ragione, in vista delle Feste, i governi stanno adottando alcune misure restrittive, come l’annullamento delle celebrazioni del Capodanno, gli accessi consentiti solo ai vaccinati e le chiusure anticipate di bar e ristoranti. Opzioni che cercano di prevenire la misura più estrema: il lockdown. Un opzione che alcuni hanno già scelto o si preparano a farlo.

Regno Unito
«Boris è terrorizzato dall’idea d’interrompere due Natali di fila, ma deve anche essere realistico riguardo alla minaccia che affrontiamo», ha raccontato al Financial Times uno degli alleati del premier, rimasto anonimo. Il Regno Unito è il Paese più esposto all’epidemia legata alla nuova variante: i dati del 19 dicembre riportano oltre 81 mila nuovi casi e 45 decessi. Come racconta il quotidiano britannico, a preoccupare è soprattutto il tasso di occupazione delle terapie intensive di Londra: «è un dato che stiamo osservando con molta attenzione», ha dichiarato un alto esponente del governo.

Per questo sulla scrivania di Downing Street ci sarebbero tre possibili piani: l’accelerazione del piano vaccinale, il piano A; le prime restrizioni per i cittadini, il piano B, e infine un lockdown generale di due settimane da far scattare dopo Natale, il famoso piano C. Una misura che né il premier né il governo conservatore vorrebbero attuare ma che potrebbero essere costretti a prendere se la curva epidemiologica non accennerà a scendere.

Anche per questo sono state rese più severe le regole per tutti coloro che volessero recarsi nel Regno Unito durante il periodo festivo: secondo il piano disposto lo scorso 7 dicembre tutti coloro che sono stati vaccinati dovranno presentare prima della partenza un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti e prenotarne un altro sul suolo britannico entro il secondo giorno dall’arrivo, riportando il risultato su un documento chiamato travel locator form, al fine di evitare l’isolamento domiciliare previsto per coloro che non hanno ricevuto alcuna dose.

Paesi Bassi
Una soluzione ancora più estrema l’ha invece adottata l’esecutivo di Mark Rutte, in procinto di passare la mano a un nuovo governo, guidato sempre da lui, a gennaio. Come ha annunciato il premier in un discorso alla nazione, i locali pubblici come bar, palazzetti dello sport, musei e locali notturni rimarranno chiusi dal 19 dicembre fino al 14 gennaio, rimarrà possibile l’asporto dai ristoranti mentre i negozi essenziali come i supermercati rimarranno aperti fino alle 20. «È necessario prevenire il peggio: la variante si sta diffondendo più velocemente di quanto temessimo», ha annunciato lo stesso Rutte. 

A oggi il Paese registra in media oltre 14 mila nuovi positivi e circa 50 decessi ogni giorno: nonostante i dati siano in netto miglioramento rispetto alle scorse settimane, la chiusura è stata decisa «per dare tempo agli ospedali e accelerare la somministrazione delle terze dosi», ha dichiarato il premier. Per tutti i cittadini europei che intendono in questo periodo recarsi nei Paesi Bassi sarà necessario presentare il green pass legato alla vaccinazione o a un tampone negativo o alla guarigione da Covid-19.

Germania
Una strada diversa sembra invece volerla intraprendere il governo tedesco guidato dal neocancelliere Olaf Scholz. La scelta della nuova maggioranza semaforo tedesca è quella di limitare gli accessi in Germania da alcuni Stati potenzialmente a rischio, come il Regno Unito, costringendo tutti coloro che provengono da lì a una quarantena di due settimane. «Non ci sarà un lockdown prima di Natale, ma avremo una quinta ondata, perché abbiamo oltrepassato un numero critico di infezioni legate alla variante Omicron. Questa ondata non può più essere completamente fermata ma può essere combattuta con i vaccini obbligatori», ha dichiarato il neoministro della Salute Karl Lauterbach all’
Ard.

Per Lauterbach l’obiettivo adesso è «proteggere coloro che sono particolarmente a rischio», rilanciando la campagna vaccinale e mostrando ai tedeschi cosa sarà possibile fare durante le vacanze e cosa non lo sarà. «La mia preoccupazione ora è portare avanti la campagna di richiamo e la prima campagna di vaccinazione il più rapidamente possibile, senza burocrazia e alla massima velocità», ha dichiarato il ministro. Se per alcuni Stati, come Francia e Danimarca, sono previste importanti restrizioni in caso di viaggio verso la Germania, lo stesso non si può dire per l’Italia, per i cui cittadini non sono previsti documenti speciali, oltre al Green Pass, a meno che non si sia soggiornato nei precedenti 10 giorni in Paesi ad alto rischio. 

Francia
Una svolta simile sembra essere stata decisa anche a Parigi. «Crediamo che la variante Omicron sarà dominante in Francia entro l’inizio del 2022: per questo siamo al lavoro per sostituire l’attuale pass sanitario (cioè il green pass francese) con il pass vaccinale. Soltanto il vaccino conterà per l’ottenimento del pass, non più i tamponi», ha dichiarato il primo ministro Jean Castex giovedì in televisione. Nel Paese, infatti, il virus ha ripreso a correre: soltanto nella giornata del 19 dicembre si sono contati oltre 48 mila nuovi casi e 75 morti. Una situazione critica che ha costretto il presidente francese Emmanuel Macron ad annullare il suo viaggio in Mali e le autorità di Parigi a cancellare il classico concerto e i fuochi d’artificio sugli Champs-Elysées in occasione dell’arrivo del nuovo anno, una decisione presa anche da molti altri comuni. Tra tutti i Paesi europei la Francia è l’unico ad aver ripristinato i controlli alle frontiere presentando tra le motivazioni valide per il fermo anche il coronavirus. Per chi arriva dall’Italia però basterà presentare un certificato vaccinale, un tampone o un certificato di avvenuta guarigione per poter entrare in Francia.

Svizzera
La situazione è complicata anche in Svizzera. Come ha reso noto l’Ufficio federale per la sanità pubblica il 20 dicembre, il fine settimana prima di Natale ha registrato più di 20 mila nuovi casi e 48 decessi. Anche per questo le autorità confederali hanno deciso di varare una stretta e prevedere per tutti coloro che entrano nel Paese un tampone molecolare negativo a eccezione delle regioni confinanti, con cui «esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale». Sono perciò esentati tutti coloro che provengono da regioni come Lombardia, Trentino Alto-Adige, Piemonte e Valle d’Aosta. Questa però non è stata l’unica misura varata dalle autorità elvetiche. Dal 20 dicembre fino al prossimo 24 gennaio sarà consentito soltanto a vaccinati e guariti l’accesso a ristoranti, spazi culturali e strutture sportive e ricreative mentre le riunioni private durante le Feste dovranno essere limitate a dieci persone, compresi i bambini, se uno degli adulti non è vaccinato né guarito. 

Austria
Misure  forti sono anche quelle prese dal
nuovo governo austriaco, guidato da Karl Nehammer. Da lunedì 20 dicembre l’accesso in Austria è consentito soltanto ai vaccinati con la terza dose, mentre coloro che hanno ricevuto la seconda dose o sono guariti dovranno presentare un tampone negativo effettuato almeno 72 ore prima. I non immunizzati saranno costretti alla quarantena di 10 giorni, riducibile a 5 se presentano un tampone molecolare negativo. «Soltanto in questo modo potremo frenare la diffusione della variante Omicron», ha dichiarato il ministro della Salute austriaco Wolfgang Mueckstein. Una misura che ha scatenato l’ira del presidente dei gestori degli impianti di risalita in Austria, Franz Hoerl, che ha definito la misura «totalmente fuori dal mondo, visto il poco preavviso con il quale è stata annunciata». 

Irlanda
Non è migliore la situazione a Dublino, dove pub, ristoranti e altri luoghi di intrattenimento saranno costretti a chiudere alle 20 fino all’11 gennaio, secondo quanto previsto dalle misure annunciate dal premier, il Taoiseach Micheál Martin. «In questo momento, la variante Omicron del virus sta esplodendo in tutta Europa. Assisteremo a un massiccio aumento delle infezioni in tutte le fasce d’età: è probabile che nelle prossime settimane il tasso acceleri in una maniera di gran lunga superiore a quello che abbiamo visto fino ad oggi», ha dichiarato il premier in un messaggio alla nazione venerdì 16 dicembre. Il National Public Health Emergency Team, una sorta di Comitato tecnico-scientifico  simile a quello italiano, ha avvertito che presto i casi, che oggi sono tra 3 e i 5 mila ogni giorno, potrebbero arrivare ad essere oltre 20 mila se l’Omicron diventasse il ceppo dominante. Il risultato non sembra distante se si pensa che la variante rappresenta ad oggi il 35 per cento delle infezioni segnalate. Per questa ragione l’esecutivo non vuole ripetere gli errori del 2020, quando le aperture incontrollate durante le Feste portarono a una rapida diffusione del virus, con quasi 7 mila casi al giorno nel periodo successivo. Così, a inizio mese, il governo di Dublino ha introdotto l’obbligo di tampone per tutti i vaccinati che si recheranno nel Paese tra fine dicembre e inizio gennaio.

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