Le solite bufaleNo, l’Unione europea non ha vietato di bere vino e birra

La polemica uscita su alcuni giornali italiani è nata da una semplice raccomandazione di una commissione speciale del Parlamento europeo che si è riunita per capire come combattere il cancro nei 27 Stati membri

Unsplash

Il 23 dicembre 2021 la commissione speciale Beca (sigla che sta per “Beating Cancer”) concluderà il mandato temporaneo assegnatole dal Parlamento Europeo per stilare una serie di raccomandazioni per combattere il cancro. Particolarmente contestata è stata l’ultima riunione, quella del 9 dicembre, nella quale la commissione ha approvato una risoluzione non vincolante riguardante la limitazione del consumo di vino e birra. Giornali italiani come “Italia Oggi” e “Libero” hanno accusato l’Europa di vietarci vino e birra. «È una vera e propria fake news», spiega a Linkiesta l’eurodeputato dei Socialisti e Democratici Paolo De Castro, che coordina i lavori della commissione agricoltura del Parlamento europeo. La storia è molto più semplice di quello che sembra.

Il Beca e il “Beating Cancer Plan”
Trentatré partecipanti e ventinove sostituti. La Beca è il classico esempio di commissione parlamentare speciale nata con uno scopo preciso: trovare una soluzione a uno dei mali più diffusi del nostro secolo, il cancro. «In Europa nel 2020 sono stati stimati 2,7 milioni di casi e 1,3 milioni di persone morte a causa del cancro e ci aspettiamo che entro i prossimi 25 anni venga diagnosticato a più di 100 milioni di Europei. Questo mostra l’immensità del problema che stiamo affrontando», scrive sul sito dedicato il suo presidente, l’europarlamentare polacco Bartosz Arłukowicz del Partito Popolare europeo.

Da questi dati nasce l’esigenza di istituire una commissione, con un mandato temporale di appena 12 mesi per scrivere «una serie di raccomandazioni per gli Stati membri e le istituzioni europee che rafforzino la loro resilienza contro il cancro», scriveva il presidente nel settembre 2020. La commissione è soltanto uno dei punti di una più vasta iniziativa europea in materia: infatti, a febbraio 2021, la Commissione aveva già reso noto il suo “Europe’s Beating Cancer Plan”, dal valore complessivo di 4 miliardi di euro, per definire le nuove linee guida in materia comunitaria in materia di prevenzione, trattamento e assistenza della malattia, oltre che di qualità della vita per chi ne è ancora affetto e chi invece è guarito.

Un attenzione particolare per l’Unione è riservata alla prevenzione «visto che ritiene il 40 per cento di casi prevenibili», secondo quanto riportato nel documento pubblicato a febbraio. L’intenzione è quella «di far crescere la consapevolezza nell’opinione pubblica europea in merito soprattutto ai fattori di rischio come il fumo, il consumo dannoso di alcol, l’obesità e la mancanza di attività fisica», conclude il report. 

Un comparto preoccupato
Il punto sta proprio qui, visto che rispetto a febbraio non si parla più di consumo dannoso, cioè di abuso, ma di semplice consumo. Un cambiamento che spaventa un intero settore. La viticoltura europea conta più di 3,2 milioni di ettari vitati e 2,5 milioni di aziende vitivinicole, che impiegano circa 3 milioni di lavoratori ai quali vanno aggiunti quelli dell’indotto. Capofila del settore è l’Italia, che detiene il 20 per cento dei vigneti europei e ha una bilancia commerciale con l’estero che si chiuderà quest’anno con un saldo attivo di oltre 6,5 miliardi di euro. La preoccupazione è perciò più che legittima.

«L’abuso di qualsiasi cosa ci fa male, non solo del vino. Noi siamo a favore di un consumo responsabile, sociale e limitato», racconta a Linkiesta Micaela Pallini, presidente di Federvini. «Per questo, riteniamo sia un precedente pericoloso approvare una regola per cui “no level is a safe level”: vuol dire estremizzare un concetto semplice e una differenza che per noi è basilare, quella tra consumo e abuso». Come hanno paventato i giornali italiani sul tavolo del Beca c’erano però anche altre proposte che avrebbero suscitato analoghe preoccupazioni all’interno del comparto vitivinicolo: l’introduzione di etichette di avvertenza sanitaria; il divieto di pubblicità e di sponsorizzazione di eventi sportivi e l’aumento della tassazione dei prodotti, oltre a una revisione della politica di promozione. 

Il voto e cosa succederà adesso
«La Beca ha preso una decisione, adesso però nella commissione agricoltura del Parlamento europeo siamo già al lavoro per correggere alcuni aspetti che non riteniamo corretti», evidenzia de Castro. Il punto qui è soprattutto distinguere cosa è vero e cosa no. «La questione principale è la distinzione tra consumo e abuso di alcol: in passato siamo spesso riusciti a trovare in commissione una convergenza tra posizioni diverse e a correggere aspetti che non ritenevamo giusti, come per esempio il Nutriscore, ma stavolta trovare una sintesi sembra difficile, soprattutto con i colleghi dell’Europa del Nord che sostengono come consumo e abuso siano la stessa cosa», sottolinea de Castro.

La differenza culturale è l’unico aspetto da risolvere: altri possibili elementi che sono emersi in queste ore, come una diversa etichettatura o un eventuale revisione delle politiche di sponsorizzazione del vino, «sono semplicemente da escludere. Proprio pochi giorni fa è uscito in Gazzetta ufficiale il testo della nuova Pac, votato dal Parlamento e approvato dalla Commissione. Perciò immaginare dettagli come etichette alternative o altro è al momento fantasioso, visto che sono state tutte aggiornate di recente», rimarca De Castro.

Sebbene non ci sia mai nulla da escludere, supporre etichette di vini e birre con indicazioni sull’uso e l’abuso simili a quelle delle sigarette sembra al momento un dettaglio assolutamente improbabile. In più non va dimenticato chi è il decisore finale dell’intera questione. «Non scordiamo che la Beca emette semplici raccomandazioni che non hanno nulla di vincolante, una caratteristica propria soltanto di quello che decide la Commissione. Soltanto quest’ultima potrà valutare cosa fare, una volta che la plenaria del Parlamento europeo avrà votato. Noi speriamo di poter cambiare il testo ma, se servirà, siamo pronti anche a votare contro», conclude De Castro. La speranza è che non si arrivi a tanto.