La vita oltre MarioSe l’Italia non può funzionare senza Draghi vuol dire che abbiamo un problema

Il premier è una colonna portante del paese in questa fase storica, però bisogna anche immaginare un domani in cui non sarà al governo né al Quirinale. Considerarlo l’unica salvezza non porta bene

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Anche chi è convinto che la vicenda italiana prenderebbe un corso catastrofico se a indirizzarla non ci fosse più Mario Draghi, dovrebbe almeno riconoscere che, se siamo messi così, allora siamo messi proprio male.

Mi pare tuttavia che questo riconoscimento non ci sia, e che non spaventi affatto un andazzo per cui l’economia italiana o è con Draghi o non è, la ripresa italiana o è con Draghi o non è, l’appartenenza italiana al consorzio delle società avanzate o è con Draghi o non è, la stessa democrazia italiana o è con Draghi o non è.

Sul fatto che sia così o no confido si possa ancora discutere, e dunque che almeno per amore di azzardo possa abbozzarsi l’ipotesi che forse, magari, chissà, non proprio tutto sarebbe perduto se Mario Draghi si dedicasse ai nipoti.

Ma mettiamoci pure – e ci stiamo volentierissimo, perché è tutt’altro che irragionevole – dalla parte di chi ritiene, al contrario, che l’alternativa alle cure di Nonno Draghi sia un percorso traballante che porta a quelle di Capitan Ruspa e della Madre Bianca e Cristiana in gran spolvero, con gli altri appartati nella luna di miele dell’affascinante avventura verso il modello Fedez-Greta-Zan con correzione più manette per tutti.

Va bene: ma vogliamo riconoscere, appunto, che l’esclusività salvifica di quella prospettiva denuncia il culmine del disastro italiano? Perché altrimenti non ci si intende. Altrimenti il preoccupante fabbisogno commissarial-provvidenziale per cui indubitabilmente si segnala lo stato del Paese passa per cosa trascurabile, per un normale accidente di una democrazia ordinaria, per il piccolo malessere che momentaneamente affatica un corpo complessivamente sano. E allora non va più bene. Allora quel pur giusto timore del diluvio smette di essere il frutto di un ragionevole rendiconto e diventa l’enorme diversivo per chiudere gli occhi sul fallimento e aprirli sul bel profilo rassicurante del curatore fallimentare.

O Draghi o morte si può anche ascoltare, si può perfino dire: ma a patto che sia per una vita senza bisogno di Draghi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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