OnderduikenGli ultimi instanti di Anna Frank

Nel nascondiglio, i ragazzi studiavano e si preparavano, con un certo ottimismo, ad affrontare la fine della guerra. Le notizie erano incoraggianti e il regime nazista sembrava avviato verso la sconfitta. Ma qualcuno li tradì prima, segnando il loro destino. Come spiega nel suo libro, Rosemary Sullivan ha scoperto il nome del colpevole

da Pixabay

Per indicare il nascondersi, gli olandesi usavano il termine onderduiken (sommergersi). Quelle persone erano sommerse da due anni e trenta giorni.

Venire incarcerati, anche ingiustamente, è una cosa, ma vivere nascosti e tutta un’altra storia. Come fu possibile sopportare venticinque mesi di reclusione totale, non essere in grado di guardare fuori da una finestra per paura di essere visti, non fare mai una passeggiata in strada o respirare aria fresca, dover rimanere in silenzio per ore e ore perché gli impiegati del magazzino non li sentissero? La paura doveva essere ai massimi livelli per mantenere quel tipo di disciplina.

Gran parte della gente sarebbe impazzita.

Cosa facevano in quelle lunghe ore di ogni giornata lavorativa, tra occasionali parole sussurrate e spostamenti in punta di piedi, mentre gli impiegati si muovevano al piano di sotto? Studiavano, scrivevano. Otto Frank leggeva libri di storia e romanzi: i suoi preferiti erano quelli di Charles Dickens. I ragazzi studiavano inglese, francese, matematica.

Sia Anne sia Margot tenevano un diario. Si preparavano per la vita dopo la guerra. Credevano ancora nella civiltà e nel futuro, il tutto mentre all’esterno i nazisti con i loro complici e informatori davano loro la caccia.

Nell’estate del 1944, l’ottimismo si era diffuso per tutto l’Alloggio segreto. Otto aveva fissato alla parete una mappa dell’Europa e seguiva i notiziari della BBC e i rapporti di Radio Oranje del governo olandese in esilio. Per impedire agli olandesi di ascoltare le notizie dall’estero, i tedeschi avevano confiscato tutte le radio, ma Otto era riuscito a recuperarne una quando erano entrati in clandestinità e adesso seguiva passo passo i progressi delle forze alleate alle trasmissioni serali. Due mesi prima, il 4 giugno, gli Alleati avevano conquistato Roma, evento seguito due giorni dopo dal D-Day, la più grande invasione anfibia della storia. Alla fine di giugno, gli americani si impantanarono in Normandia, ma il 25 luglio lanciarono l’Operazione Cobra e la resistenza tedesca nella Francia nordoccidentale crollo. A est i russi entravano in Polonia. Il 20 luglio, membri dell’alto comando a Berlino avevano tentato di assassinare Hitler, il che porto all’esultanza degli abitanti dell’Alloggio segreto.

Tutto d’un tratto, sembro che la guerra sarebbe finita nel giro di poche settimane, o forse di qualche mese. Tutti facevano progetti su cosa avrebbero fatto dopo. Margot e Anne iniziarono a parlare del ritorno a scuola.

E poi accadde l’inimmaginabile. Come disse Otto in un’intervista, quasi due decenni dopo: «Il momento in cui entrò la Gestapo con le pistole puntate segno la fine di tutto».

In quanto unico sopravvissuto, il solo racconto dei fatti che abbiamo a disposizione, almeno dal punto di vista di un residente dell’Alloggio segreto, e quello di Otto. Ricordava l’arresto con dettagli vividissimi. Era evidente che quel momento era impresso a fuoco nella sua memoria.

Erano, disse, le dieci e mezzo circa. Si trovava al piano superiore a fare una lezione di grammatica inglese a Peter van Pels. Durante il dettato, Peter aveva sbagliato a scrivere la parola double usando due B. Otto stava mostrando l’errore al ragazzo quando sentì i passi pesanti di qualcuno sulle scale. Era inquietante, perché a quell’ora tutti i residenti rimanevano in silenzio per non farsi sentire negli uffici sottostanti. La porta si aprì. Un uomo con la pistola puntata contro di loro. Non indossava l’uniforme della polizia. Otto e Peter alzarono le mani. Furono portati al piano di sotto con un’arma puntata addosso.

Dal suo racconto del blitz, ci facciamo un’idea dello shock profondo di Otto Frank. Nel corso di un evento traumatico il tempo rallenta, si allunga, e alcuni dettagli vengono stranamente enfatizzati. Otto ricorda un errore di ortografia, una lezione di grammatica, una scala che scricchiola, una pistola puntata. Ricorda che faceva lezione a Peter e ricorda la parola su cui Peter era inciampato, double, con una sola B. È la regola.

 

© 2022 HarperCollins Italia

© 2022 Rosemary Sullivan e Proditione Media B. V.

Traduzione di Daniela Liucci