Sanità regionalizzataPerché al Sud ci sono più malati di diabete, infarto e depressione

Anche nel nostro Paese la salute è correlata al reddito e di conseguenza ci sono macrodistinzioni geografiche. Gli abitanti del Mezzogiorno, a causa di queste patologie, ricorrono più al medico specialista: il 13,7% degli adulti tra i 15 e 64 anni ha tre o più malattie croniche, contro il 12,4% della media nazionale

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Le condizioni pre-esistenti sono quei fattori che influiscono a monte sulla lunghezza della vita dei singoli, sull’efficacia della sanità, sui suoi costi.

Il concetto è più presente negli Stati Uniti che in Italia e indica quell’insieme di patologie, spesso croniche, che sussistono da diverso tempo e rendono il premio assicurativo privato più alto (così in America). Prima dell’Obamacare potevano addirittura provocare il rifiuto da parte delle assicurazioni a coprire le spese sostenute.

Anche in Italia queste patologie hanno il loro peso, ma il quadro differisce in base all’area geografica. Nelle regioni coi redditi più bassi troviamo la percentuale maggiore di cittadini afflitti da malattie croniche, per questo costretti a vedere più specialisti.

Come nel Sud degli Stati Uniti anche nel Mezzogiorno d’Italia i numeri sono superiori alle medie nazionali: il 13,7% degli adulti tra i 15 e 64 anni ha tre o più malattie croniche, contro il 12,4% nazionale.

Dati Istat

I divari maggiori riguardano la fascia d’età che più impatta sulla sanità, quella degli anziani. Gli over 65 del Sud Italia che hanno tre o più patologie croniche sono ben il 57%, contro una media italiana del 52,2%, Il 48,7% (43,2% il valore italiano), ne ha una grave. Mentre al Nord i malati sono decisamente meno.

Dati Istat

I Mississippi, le Alabama e le Louisiana italiane, ovvero i luoghi dove vi sono più cronicità, sono la Calabria, la Basilicata, e un po’ a sorpresa l’Umbria. Male anche la Sardegna e l’Abruzzo. Ovunque in queste aree si supera il 60% di anziani con patologie di lunga durata. In provincia di Bolzano e in Friuli Venezia Giulia, al contrario, si scende al 32,1% e al 41,8%.

Quali sono le malattie che più dividono gli italiani? Il divario è ampio per l’artrosi e l’ipertensione, ma quello che appare essere decisamente più presente nel Sud rispetto al resto di Italia è il diabete. Esattamente come accade negli Usa, dove questa malattia imperversa soprattutto nella minoranza afroamericana e negli Stati meridionali.

In particolare è di tutto rilievo il confronto tra Sud e Nord Est. Nel primo caso sono diabetici il 22,8% degli over 65, nel secondo solo il 13,6%. Mentre la media italiana è del 16,8%

Dati Istat

A dispetto dei luoghi comuni sull’aria migliore, la percentuale di anziani con bronchite cronica ed enfisema è più che doppia al Sud rispetto al Nord Ovest, dove l’inquinamento padano e milanese avrebbe potuto far pensare il contrario, 16,3% a 7,9%. 

Al Sud vi sono anche più infarti e più patologie cardiache in generale, più problemi renali e di incontinenza, maggiori malattie ortopediche, e anche più casi di depressione, che nelle Isole arrivano a interessare il 16,8% degli over 65, contro il 9,5% del Nord Ovest.

Probabilmente anche quest’ultimo dato va a smentire qualche cliché da sempre in voga.

Non stupisce, quindi, che proprio al Sud e nelle Isole vi sia un ricorso al medico specialista più frequente. Nel mese precedente all’intervista vi è andato almeno una volta il 64,2% degli anziani, il 19,2% per due volte. Al Nord tale percentuale scende al 54,7%. E la percentuale di quanti hanno pagato la visita con il ticket o privatamente è leggermente minore della media italiana, 72,8% contro 76,6%, ma incide su una proporzione di popolazione superiore. Popolazione con un reddito disponibile più limitato di quello di chi abita al Nord.

Nonostante le peggiori condizioni di salute, il Mezzogiorno non è superiore alla media nazionale per la proporzione di popolazione che va dal medico di famiglia. In teoria dovrebbe essere il primo presidio in caso di insorgere di sintomi.

Questi dati indicano l’importanza della prevenzione, soprattutto là dove la maggiore povertà è correlata con una minore attenzione alla propria salute, più sedentarietà, alimentazione peggiore e meno equilibrata.

Ma anche del ruolo della sanità di prossimità, proprio dove vi sono meno mezzi ma più patologie i pazienti vanno di più dagli specialisti, anche a costo di spendere, e meno dal medico di famiglia.

Questi dati sono del 2019. Tra pochi anni usciranno quelli relativi alla fase pandemica e soprattutto post-pandemica. L’impatto diseguale che questa ha avuto fa pensare che i divari tra le diverse aree d’Italia non siano in calo, anzi.

Di fronte a queste statistiche non ci si stupisce del fatto che, almeno prima del Covid, la speranza di vita dipendesse così tanto dal grado di istruzione e dal reddito.

Le ragioni sono queste. Siamo un Paese diviso, e anche se ci piace credere che da noi c’è maggiore solidarietà, più umanità. In realtà chi sta peggio economicamente sta peggio anche a livello di salute, e costa di più a se stesso e allo Stato.

I maggiori investimenti nella sanità in seguito al Covid non dovrebbero fare a meno di prendere in considerazione tutto ciò che sta a monte dell’arrivo dei pazienti davanti a un medico o in ospedale.