Scorie del Mississippi I navigator di Di Maio aspettano la terza proroga del contratto e proclamano lo sciopero

Il 30 aprile scadono i co.co.co, già rinnovati per ben due volte. Nel frattempo, da quasi 3mila si sono ridotti a meno di 2mila. I sindacati chiedono la stabilizzazione, mentre loro non sono stati neanche istruiti sugli ultimi programmi messi in piedi dal governo

LaPresse

Nel 2019, l’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio li aveva definiti come gli «alfieri» delle nuove politiche attive. Nel frattempo, i famosi navigator creati da Mimmo Parisi, l’ex presidente dell’Anpal rispedito in Mississippi dal governo guidato da Mario Draghi, si sono rimpiccioliti. Da quasi 3mila, dopo tre anni se ne contano 1.890 circa. E il 29 marzo tornano a scioperare, a un mese dal 30 aprile, data indicata come la scadenza dei contratti co.co.co., già prorogati per ben due volte.

L’agitazione tra i navigator, eredità di quella propaganda grillina che prometteva di abolire la povertà, dura ormai da oltre un anno. Il primo contratto biennale firmato dopo il concorsone alla Fiera di Roma, ai tempi del governo gialloverde, è scaduto ad aprile 2021. Di Maio aveva assicurato che li avrebbe stabilizzati tutti in Anpal Servizi, la società in house dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro, commissariata dal governo dopo la cacciata di Parisi.

La stabilizzazione, però, non si è mai concretizzata. E da un anno si va ormai avanti a suon di proroghe. La prima fino a dicembre 2021. La seconda, per quattro mesi, fino ad aprile 2022. Nel frattempo, molti di loro hanno partecipato ai concorsi regionali per diventare operatori dei centri per l’impiego o ad altri concorsi pubblici. E in molti si sono sistemati. Lo stesso Antonio Lenzi, fondatore del sindacato Anna, Associazione nazionale navigator, ha vinto il concorso indetto dalla Regione Lombardia e non è più un navigator.

«Ora ci troviamo di nuovo in una situazione di incertezza», dice uno di loro, 32 anni anni, laureato in giurisprudenza, che lavora in un centro per l’impiego della periferia romana. «I contratti scadranno il 30 aprile e pare non ci sia la volontà di rinnovarli».

L’ultima proroga, a fine 2021, era stata giustificata con la mancata esecuzione da parte di alcune Regioni dei concorsi per potenziare i centri per l’impiego previsti sin dal 2019, nello stesso decreto che ha istituito il reddito di cittadinanza. E in effetti, nei contratti era stata inserita una clausola secondo cui man mano che si sarebbero fatti i bandi regionali i navigator sarebbero via via scomparsi. Negli ultimi quattro mesi, però, non tutte le Regioni si sono adeguate. Alcuni bandi, come quello della Basilicata o della Puglia, sono stati pubblicati qualche giorno fa. Altri, come in Sicilia, sono ancora aperti.

Ecco perché, alla vigilia della scadenza della seconda proroga, la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto (Cinque Stelle) aveva annunciato per vie informali ai segretari dei sindacati Nidil Cgil, Felsa Cisl e UilTemp un incontro al ministero previsto per il 4 marzo. L’incontro, però, è saltato e le parti sociali non hanno ricevuto altre convocazioni. Da qui la proclamazione dello sciopero del 29 marzo a Roma.

Fonti vicine al ministro del Lavoro Andrea Orlando fanno sapere che il contratto verrà prorogato per la terza volta. Difficile, d’altronde, che il governo si assuma la responsabilità del licenziamento di un esercito di quasi 2mila lavoratori, tutti con laurea magistrale, età media 35 anni. Soprattutto in un momento di crisi. Anche per non indispettire gli alleati di governo Cinque Stelle, che dalle regioni ora chiedono che vengano una volta per tutte assorbiti automaticamente nei centri per l’impiego e senza concorso.

«Chiediamo la stabilità occupazionale per queste persone. Sono figure professionali formate e ormai indispensabili. Sarebbe uno spreco di denaro pubblico», dice Gianvincenzo Benito Petrassi, segretario nazionale della UilTemp. «Non tutte le regioni hanno ancora fatto i concorsi. E nei centri per l’impiego c’è una carenza di organico effettiva. Sarebbe folle rinunciare a queste professionalità». Anche dal Nidil ribadiscono la necessità di un incontro con il ministro Orlando «per capire come ricollocarli o riqualificarli nell’ambito dei servizi offerti dai centri per l’impiego».

Intanto, dopo la lunga pausa di lavoro da remoto dovuta alla pandemia, alcuni navigator sono tornati negli uffici riprendendo le convocazioni dei beneficiari del reddito. Ma molto dipende dalla Regione di appartenenza. In Campania, dove il governatore Vincenzo De Luca li ha sempre visti come il fumo negli occhi, molti di loro raccontano che non si sta procedendo alle convocazioni.

Il muro tra i centri per l’impiego, dipendenti dalle Regioni, e i navigator, che invece sono assunti dall’agenzia nazionale Anpal servizi, resta alto. Per le Regioni, formalmente sono «assistenti tecnici». Ma in molti uffici in questi tre anni hanno continuato a considerarli dei veri e propri intrusi. Mimmo Parisi, il padre dei navigator, li aveva impiegati nell’inserimento dei dati di oltre 1,5 milioni di imprese per realizzare la Mappa delle opportunità occupazionali. Doveva essere il primo step per quel famoso incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Loro lo hanno fatto. «Ma non abbiamo saputo più niente», raccontano.

Non solo. «Non siamo stati neanche istruiti sul Gol», dicono. Dove per Gol si intende la Garanzia di occupabilità dei lavoratori, il pilastro della riforma delle politiche attive del lavoro per cui il governo Draghi ha stanziato 5 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

A novembre 2021, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta aveva detto che con la riforma del reddito di cittadinanza i navigator sarebbero stati sostituiti dalle agenzie private per trovare un lavoro ai percettori dell’assegno. Nel frattempo, però, è cambiato poco. «E se non ci rinnovano il contratto, dal 1 maggio due terzi dei dipendenti dei centri per l’impiego non ci saranno più. Proprio nel momento in cui si dice che vanno rafforzate le politiche attive».

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