Fallimento politicoLe dimissioni di Draghi ridimensionano il ruolo dell’Italia nell’Ue

Gli interessi dei partiti hanno prevalso ancora una volta, anche su un governo di larghe intese e che stava facendo ottime cose. Adesso il Paese rischia l’immobilismo e l’irrilevanza internazionale

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La politica italiana ha fallito di nuovo. In un rovente giovedì di luglio le dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi aprono le danze a un rituale a noi fin troppo familiare: la crisi di governo. E ancora una volta è il Presidente della Repubblica a doversi prendere la responsabilità che la politica ha perso per interessi di partito.

Stiamo assistendo a una crisi che è la cartina tornasole dello stato di salute della nostra democrazia: una politica schizofrenica, incoerente, debole e senza una visione per il futuro del Paese.

Questo governo di larghe intese nasceva con un’agenda chiara: traghettare il Paese fuori dalla crisi – non solo sanitaria – innescata dal Covid, facendo sapiente uso dei fondi straordinari messi a disposizione dall’Unione europea – il tanto decantato Pnrr. Draghi, con il suo standing internazionale, sembrava la persona giusta in un momento così critico per la reputazione dell’Italia.

Poi, all’emergenza Covid, che è ancora lontana dal concludersi, si sono aggiunte la guerra in Ucraina e la crisi energetica globale e, alla prova dei fatti, questo governo di unità nazionale si è mostrato profondamente inadeguato a far fronte a sfide complesse, troppo impegnato nei dibattiti autoreferenziali delle forze che lo supportavano e bloccato dai continui ricatti da fuori e dentro la maggioranza.

Di fronte a ogni nuovo problema, abbiamo assistito al fallimento dei partiti. Dal Pnrr, al rilancio dell’occupazione, dai diritti a una risposta alla crisi economica ed energetica globale, ancora una volta si è preferito ribaltare il tavolo inseguendo i consensi piuttosto che cercare una sintesi in Parlamento.

Questa volta però la corda è stata tirata troppo e si è spezzata, ed è difficile prevedere che cosa succederà nelle prossime settimane. È però evidente che le elezioni che auspicano molte forze politiche non siano un’opzione percorribile, oggi: non sono ancora pronti i regolamenti parlamentari che garantirebbero il funzionamento delle istituzioni democratiche nella prossima legislatura.

Saremmo così condannati, a causa del taglio scellerato dei parlamentari, all’immobilismo politico e all’irrilevanza internazionale.

Andare al voto subito vorrebbe anche dire perdere mesi preziosi per realizzare le riforme necessarie a intervenire sulle nostre debolezze strutturali e quindi dovremmo dire addio ai fondi del Pnrr.
Ipotesi che non è più così remota: l’ennesima crisi, questa volta causata da Giuseppe Conte e ciò che resta del Movimento 5 Stelle con la scusa del termovalorizzatore a Roma, ha trasformato nuovamente l’Italia in “osservata speciale” di Bruxelles.

I cittadini e le cittadine non riescono più a vedere ripetersi sempre la stessa storia e non hanno ormai più alcuna fiducia nelle istituzioni; come si può dar loro torto?

Questa non è la politica che vogliamo per il nostro Paese. La politica dovrebbe essere coraggio, generosità e responsabilità. La politica dovrebbe essere servizio e rispetto delle istituzioni e dei cittadini. Fare politica dovrebbe voler dire agire nell’oggi con lo sguardo al futuro, mossi da una visione chiara del Paese in cui vogliamo vivere.

Questi sono i valori che ci spingono a impegnarci ogni giorno in un progetto ambizioso come Volt Italia. Crediamo che un’Italia diversa esista: un’Italia europea, progressista, innovativa, inclusiva, ecologista. Un Paese in cui salario minimo, riforma della cittadinanza, legge contro l’omobitransfobia, eutanasia e cannabis legali, congedo di paternità, rilancio infrastrutturale del meridione, riconversione industriale verde, investimenti in istruzione, ricerca e digitale siano le priorità di Governo e non oggetto di barricate ideologiche e ripicche di mera tattica politica.

È ora che la politica si riguadagni la fiducia delle persone, dentro e fuori le istituzioni. Perché questo accada, però, è necessario un senso nuovo all’idea stessa di politica.

Un senso che parta dall’ascolto e dal coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine di questo Paese, per ridare speranza all’Italia e all’Europa.

*Gli autori sono i due co-presidenti del partito paneuropeo Volt Italia, Gianluca Guerra ed Eliana Canavesio

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