ForzalavoroL’affluenza alle urne legata al reddito e al contratto, la manovra in cantiere e lo smart working da caro bollette

Nella newsletter di questa settimana: la percentuale di astensionismo aumenta tra chi ha perso il lavoro ed è in condizioni di povertà, il decreto aiuti ter contro i rincari energetici, i tecnici del Mef già impegnati sui conti della legge di bilancio e la trattativa in salita per il tetto al prezzo del gas. Ma anche i professori che mancano (come ogni anno), il caso Wartsila e i pionieri del congedo mestruale in Veneto. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

SE NON LAVORO, NON VOTO
A guardare i sondaggi elettorali circolati nelle ultime settimane, sembra che ancora più probabile della vittoria del centrodestra e di Giorgia Meloni ci sia la vittoria del non-voto, quello che in tanti chiamano il «partito degli astenuti». Non è una novità. La percentuale degli italiani che non vanno a votare è in crescita dal 1979, ma stavolta – dicono i sondaggisti – l’affluenza potrebbe essere la peggiore di sempre.

Perché non voti? Tra gli aspetti che aiutano a spiegare l’astensionismo, oltre alle difficoltà logistiche di raggiungere il seggio per molti elettori, c’è la condizione di povertà. Il potenziale elettore in difficoltà economiche sarebbe guidato dalla forte disillusione che la politica possa effettivamente fornire una soluzione alla sua condizione. Se si guardano i dati, l’astensionismo cresce infatti laddove cresce la povertà. E anche la perdita del lavoro, e quindi di reddito, porta con sé un calo di affluenza.

  • Lo spiega bene uno studio pubblicato sull’American Journal of Political Science e rilanciato su Twitter dall’economista Francesco Armillei, che si è concentrato sui livelli di astensione dal voto a Bologna. Viene fuori che nell’elettorato che tra il 2004 e il 2013 ha perso il lavoro ed è rimasto senza reddito si è registrato un brusco calo nell’affluenza alle urne.
  • C’è anche uno studio Tecnè, rilanciato da Avvenire, secondo cui la diserzione dal voto aumenta man mano che si scende di classe reddituale. Nelle ultime amministrative, solo il 28% degli elettori a basso reddito è andato al seggio, mentre le percentuali salgono al 63% per i redditi medi e al 79% per quelli alti.

Due Italie Il che, come ha scritto Riccardo Cesari su Lavoce.info, spiegherebbe anche le differenze tra Nord e Sud nell’affluenza alle urne. Con l’eccezione dell’Abruzzo, tutte le regioni del Sud mostrano livelli record di astensione e di povertà, mentre le regioni del Centro-Nord sono tutte accomunate da bassa astensione e ridotta povertà.

Elettori vecchi Non solo. Va ricordato pure che la povertà in Italia colpisce in misura più che doppia i giovani che, seguendo questa correlazione, non a caso tendono a votare di meno rispetto agli anziani. Riccardo Cesari fa notare che sui territori l’astensionismo cresce di quasi mezzo punto man mano che aumenta di un punto il tasso di abbandono scolastico; e il non voto cresce poi di oltre un quarto di punto per ogni punto in più nella percentuale di Neet, cioè i giovani che non studiano e non lavorano.

Dimmi che contratto hai Ma l’affluenza tra i giovani varia poi anche in base al contratto di lavoro. Secondo l’analisi fatta in “L’Attimo fuggente: giovani e voto in Italia” di Dario Tuorto, su 100 che lavorano con un contratto stabile non votano in 17, e si sale a 38 tra chi ha un contratto a termine. Tra chi vive con i genitori e studia o lavora, non vota il 20%. Se poi non lavorano e non studiano, si arriva al 27%. I dati di Itanes, ripresi anche dal Corriere, dicono inoltre che alle elezioni del 2018 l’astensionismo tra i più giovani è stato del 50% tra i non laureati, contro il 37% dei laureati.

L’altro gap E anche se il gap di genere negli ultimi anni si sta assottigliando, lo stesso discorso vale per la maggiore percentuale di astensionismo tra le donne, che in Italia vivono ancora in una condizione di scarsa partecipazione al mondo del lavoro. Anche in questo caso, il non voto – come spiega Linda Laura Sabbadini – «è sempre più espressione di disagio e distacco dovuto a sfiducia nella possibilità di cambiare la situazione».

La lontananza sai… E poi c’è l’annosa questione dei fuori sede, che determina pure la crescita dell’astensione. Mentre i residenti all’estero possono votare per posta, i 4,9 milioni di studenti e lavoratori che si trovano in un’altra città devono tornare dove risiedono. E a trasferirsi altrove sono soprattutto i giovani meridionali, il che va a diminuire ancora di più l’affluenza al Sud. Dal 2018, cinque proposte di legge per risolvere la questione sono finite in un binario morto. Ma a parte Italia, Malta e Cipro, altri Paesi europei hanno istituito strumenti alternativi.

Una commissione non fa primavera Va detto che l’astensionismo non è una specificità italiana. Anzi, la partecipazione al voto, soprattutto dei giovani, è in calo un po’ ovunque nel mondo e in alcuni Paesi molto più che in Italia. Ma da noi, a fine 2021, la questione aveva portato anche alla costituzione di una specifica Commissione, coordinata dal professore Franco Bassanini, che ha presentato pure una relazione finale su “Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”. Tra le proposte c’era quella di creare un certificato elettorale digitale, consentendo di votare nei giorni precedenti l’election day, in qualunque parte d’Italia, negli uffici postali o comunali. La scheda sarebbe inserita poi in una apposita busta e spedita al seggio “naturale”. Come potrete immaginare, non se n’è fatto niente.

So what La questione, però, come abbiamo visto dai dati, non è soltanto pratica. Se l’affluenza diminuisce dove aumentano l’abbandono degli studi e i Neet, pensare ad esempio che le politiche educative ed economiche per i giovani possano avere ricadute positive anche in termini di partecipazione al voto non sarebbe del tutto sbagliato. Anzi.

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OLTRE LA CAMPAGNA ELETTORALE
Giovedì 15 settembre alla Camera sono attesi due voti importanti e i principali leader di partito hanno annunciato che per quel giorno sospenderanno i tour di campagna elettorale. Si voterà sulla conversione del decreto aiuti-bis e poi sulla relazione sui saldi di finanza pubblica per avere il via libera sull’uso dell’extra gettito da 6,2 miliardi di euro contro il caro bollette, più la ricontabilizzazione degli extra profitti delle società energetiche ed eventuali fondi non utilizzati recuperati tra le pieghe del bilancio. Venerdì il consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera a un terzo pacchetto di aiuti a famiglie e imprese da 13,6 miliardi.

Il prezzo del Superbonus Nei giorni scorsi non sono mancate le frizioni attorno ai correttivi chiesti dai partiti sul decreto aiuti bis, a cominciare da quelli sul Superbonus. I cui costi, si legge nello stesso documento che andrà al voto delle Camere, hanno sottratto spazio ai fondi da destinare ai nuovi aiuti contro il caro energia: «A oggi la spesa per bonus edilizi risulta aver già superato di 1,3 miliardi (solo nel 2022) le previsioni, con aggravio per il bilancio pubblico».

In manovra Sebbene la prossima legge di bilancio sarà materialmente varata dal futuro governo, Public Policy racconta che i tecnici del ministero dell’Economia sarebbero al lavoro già ora per quantificare i costi delle varie proposte che stanno emergendo dai partiti in campagna elettorale. Gli uffici del Mef lavorano perché il nuovo esecutivo che uscirà dalle urne possa trovare parte del lavoro già pronto. E, così, accelerare il varo della manovra 2023, onde evitare di allungare troppo i tempi di approvazione, comprimere l’esame parlamentare e rischiare l’esercizio provvisorio.

 

QUI EUROPA
Tutto rimandato Lo scorso venerdì si è tenuto l’atteso Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia dei paesi dell’Ue. La riunione era stata indetta per dare una risposta all’aggravarsi della crisi energetica, partendo dal piano in cinque punti proposto della Commissione europea, tra cui c’era anche l’introduzione del tetto al prezzo del gas. Ma i Paesi membri non sono riusciti a trovare un accordo. Paesi Bassi, Francia e i paesi baltici sarebbero a favore di un price cap che colpisca solo il gas russo; altri, come Italia, Polonia, Grecia e Slovacchia, vorrebbero applicarlo a tutto il gas importato.

  • Nell’ultima bozza delle misure che verranno presentate martedì 13 settembre non c’è nessun riferimento al price cap.
  • Giovedì 15 settembre a Strasburgo la presidente Ursula von der Leyen terrà il discorso sullo stato dell’Ue.

Reggersi forte Come previsto, per contenere l’inflazione la Banca centrale europea ha alzato i tassi d’interesse di 0,75 punti. È il secondo rialzo dopo quello di 0,50 dello scorso luglio e potrebbero arrivarne anche altri. I primi a risentire del nuovo aumento dei tassi saranno coloro che hanno già sottoscritto un mutuo a tasso variabile. Per chi ha sottoscritto già un mutuo a tasso fisso, la rata resterà invariata. L’offerta cambierà, invece, per i nuovi mutuatari che optano per un mutuo a tasso fisso.

 

DOSSIER CALDI
Fronte del porto Oggi la finlandese Wartsila invia a Giorgetti, Orlando e sindacati il piano di mitigazione per diminuire l’impatto della decisione di concentrare la produzione in patria, con una proposta di reindustrializzazione, cassa integrazione e incentivi economici all’uscita dei lavoratori. Ci sarebbero poi altri 30 giorni a disposizione per concordare il piano e apportare ulteriori modifiche. Secondo l’attuale procedura anti-delocalizzazione, il licenziamento dei 451 operai costerebbe all’azienda circa un milione e mezzo.

Torre di controllo È slittato l’avvio della trattativa tra il fondo Certares e la direzione del Mef per la vendita del 50% più un’azione di Ita Airways. Il decollo del negoziato è atteso per questa settimana. Intanto Ita ha inviato al Mef una relazione sulla situazione difficile dei conti aziendali, prevedendo che il livello di cassa della compagnia aerea sarà «critico» a novembre, diventando «insostenibile» a dicembre. I tempi quindi si fanno stretti.

  • Oggi intanto è previsto uno sciopero nazionale del trasporto aereo.

 

NUMERI

  • La produzione industriale è in aumento a luglio 2022 del +0,4%, ma nella media del periodo maggio-luglio è diminuita dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Nella nota mensile, l’Istat preannuncia pure un rallentamento dei ritmi di produzione nei prossimi mesi.
  • Secondo i dati Eurostat, i giovani italiani più esposti a impieghi mal retribuiti hanno tra i 20 e i 24 anni. Dal 2020 al 2021, la quota dei sottopagati subito dopo il diploma è cresciuta di tre punti dal 12,3% al 15,3%.
  • Per l’Ocse, l’Italia registrerà fino alla fine del 2022 un calo dei salari reali che sarà più forte rispetto alla media europea: giù del 3% contro il 2,3% degli altri Paesi.
  • La Cgil, attraverso la Fondazione Di Vittorio, ha fatto sapere che sono 9 milioni le persone in seria difficoltà in Italia, tra disoccupati, precari, inattivi e working poor.
  • Venerdì 16 settembre è atteso il dato sull’inflazione ad agosto. Intanto, secondo il Rapporto Coop 2022, l’85% delle famiglie italiane ha già messo in campo la propria spending review: la riduzione degli sprechi (57%) e la rinuncia ad alcuni prodotti nel carrello della spesa (52%) sono le strategie più diffuse.

 

IL POLSO DEL LAVORO
Banchi senza cattedre Tra oggi e mercoledì tornano a scuola gli studenti di quasi tutte le regioni italiane. Nonostante il ministro Bianchi abbia detto che «cominceremo un anno scolastico in cui non mancano i docenti», secondo i sindacati servono circa 200mila docenti e 15mila amministrativi e non sono stati nominati circa 500 dirigenti. Le parti sociali lamentano anche la non prevista presenza del cosiddetto “organico Covid”.

Smart in bolletta Alcune aziende, alle prese con la crisi energetica, stanno meditando di rimandare i dipendenti a lavorare da remoto per risparmiare sui costi. Smart working per necessità e non per convinzione: prima c’era il Covid, ora ci sono le bollette alle stelle. Ma i lavoratori chiederanno compensazioni per gli extra costi casalinghi.

Pionieri Il gruppo Ormesani, azienda veneta che si occupa di logistica e spedizioni, ha annunciato che darà il congedo mestruale di un giorno al mese, senza bisogno di certificato medico, alle dipendenti che soffrono di disturbi legati alle mestruazioni.

E ora? Negli Stati Uniti, i Millennial sono stati i grandi promotori della Great Resignation, alla ricerca di lavori migliori e più remunerativi. Ma ora i dati mostrano che sono anche i più licenziati.

Per oggi è tutto.

Buona settimana,
Lidia Baratta

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