ConversazioniUna certa idea di cibo

Un book club gastronomico che attraverso i libri permette di dare a Parma il discorso gastronomico che mancava alla food valley italiana

Foto Caio - Pexels

L’idea che abbiamo del cibo non può essere fatta solo di ingredienti e procedimento. Ci vogliono sguardo laterale, backstage, sofferenze e non detti del mondo gastronomico per creare un discorso che tiri in ballo anche l’economia, la politica e la storia di ciò che mangiamo. Non c’è solo fast o slow food. Ci sono anche narrazione e divertimento. Pensiero e scrittura. Bocche e menti. Su questi presupposti, a Parma, dal 15 settembre prende il via la manifestazione Una certa idea di cibo.

Il progetto
Dietro Una certa idea di cibo ci sono Elisa Bertinelli, editor e mente di Millefogli.e su Instagram, e Francesca Laureri, content writer. L’idea è nata tra chiacchiere, caffè e aperitivi. «Volevamo uno spazio in cui parlare di cibo come piaceva a noi, e non solo di ricette», spiega Elisa. Il nome del progetto deriva da un autore che entrambe amano, Alessandro Baricco, e il suo libro Una certa idea di mondo. «Siamo convinte che, mettendo insieme diversi libri, sia possibile farsi una certa idea di cibo, che vada più in profondità».

Una certa idea di cibo è dunque la risposta a un esigenza personale di due appassionate gastronome, ma anche alla call legata a un progetto di riqualificazione nella città di Parma e allo spazio ristrutturato, da rivalutare, del Complesso Monumentale di San Paolo. Qui, dal 15 settembre al 27 novembre si terranno una serie di eventi volti a formare “una certa idea di cibo” più profonda, inclusiva e rispettosa. Al centro di tutto, i libri e chi scrive di cibo.

Quattro titoli per quattro categorie
Si parte dal food writing, per cui interverrà Sara Porro e si discuterà del suo Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città (Edt), con annesso workshop. Si va avanti col mindful eating e il libro Il pollo di mezzanotte di Ella Risbridger (Guido Tommasi Editore), per poi passare al tema della sostenibilità con Bread, wine, chocolate di Simran Sethi (Slow Food Editore). Infine, si parla di Tradizione con Irene Fossa e Mattia Fiandaca, autori del libro Il brodo di Natale. Inoltre, ci sarà un cooking show con Jacopo Sollazzi e un laboratorio di consapevolezza alimentare con Francesca Corradi.

Gli eventi e gli incontri saranno tutti gratuiti, ma bisognerà prenotarsi. Niente streaming, tutto offline. Abbiamo fatto un’overdose di discorsi sul food e sul cibo negli ultimi due anni. Su Instagram tutti hanno parlato e parlano di tutto. Per questo traslare il dialogo gastronomico nella realtà sembra galvanizzante. Dopo questa prima edizione, Elisa e Francesca fantasticano di portare l’evento online e, ovviamente, di ripeterlo.

Nel cuore della food valley italiana
Parma è la food valley italiana, ma non ha mai avuto un evento che facesse un discorso gastro-letterario attorno al cibo. «Abbiamo scelto di partire dai libri per affrontare argomenti diversi: dalla sostenibilità al mindful eating. Inoltre, volevamo proporre testi gastronomici diversi dai soliti libri di ricette. Per questo c’è un reportage di viaggio, un saggio, un ricettario narrato e una tradizione raccontata a più voci. La varietà permette di ampliare le scoperte».

Secondo Elisa e Francesca manca una categoria letterario-gastronomica che, partendo dal cibo, permetta di parlare di politica, sostenibilità ed economica con una voce che arrivi a tutti. «Manca della parte di narrazione, di riflessione che porti in profondità», spiega Francesca. Una roba da freak del food? Forse, anzi, certamente. E dato che le parole sono importanti, secondo Elisa e Francesca il food è stato necessario per tornare al cibo.

«Il concetto di food, quindi più allargato, ha permesso di portare nel discorso tante cose interessanti, che altrimenti non ci sarebbero state. Abbiamo un’invidiabile tradizione, ma è vero che ci lasciamo attrarre molto da ciò che succede all’estero. Il cibo è sicuramente il modo di riportare ciò che mangiamo a quello che sappiamo e che abbiamo da riscoprire. Per questo nel nostro progetto sentiamo di essere partite dal food per arrivare al cibo».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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