L’etica del cibo Recuperare le eccedenze alimentari e insegnare a ridurre gli sprechi

Si possono indurre i ristoratori e i supermercati a devolvere gli alimenti invenduti, si può tentare di cambiare la mentalità del consumatore o incentivare gli enti di beneficienza. Al festival di Gastronomika si discute degli strumenti che abbiamo per smettere di fare finta di niente

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La povertà è in crescita. Questo assunto iniziava a mostrare le sue prime, inquietanti pieghe già prima della pandemia, e poi è esploso. Adesso, con l’inflazione alle stelle e i rincari energetici, il numero di coloro che si trova improvvisamente a ripensare la propria esistenza ed è costretto a risparmiare, a chiedere aiuto, ha coinvolto anche i più insospettabili. Anzi, potremmo dire che ciascuno, nel proprio piccolo, è indotto a rielaborazione delle proprie uscite economiche.

Giovanni Bruno, presidente di Banco Alimentare, circoscrive un disagio psicologico che rinchiude, inibisce. Lo ha notato quando, durante la pandemia, chi si rivolgeva a lui per ricevere pasti gratuiti si giustificava dicendo: «È per un amico». Il bisogno alimentare aumenta, e al tempo stesso aumenta la difficoltà ad affidarsi a chi lo può quantomeno tamponare, se non garantire. Alcuni giorni fa, al festival della Salute mentale a Roma si sottolineava come il primo rimedio alla sofferenza sia la prossimità degli altri. Il richiamo alla solidarietà, del resto, consiste nella tenuta dello stato democratico. L’anno scorso, grazie a Banco Alimentare, sono state distribuite 120mila tonnellate di cibo.

Ilaria Ricotti è la pr manager di Too good to go, un’applicazione scaricabile sugli smartphone che combatte gli sprechi alimentari. Mettendo in contatto cittadini e produttori, si lava via quel primo strato di pudore, di vergogna che citava Bruno. Agendo attraverso il proprio cellulare, non ci si espone direttamente. È così che i ristoranti imbastiscono le “magic box”, sacchetti di cibo invenduto acquistabili a un terzo del prezzo. Una vera e propria visione alimentare innovativa, che sposa tre aspetti diversi, tutti urgenti allo stesso modo: sociale e ambientale ed economico. Ed è vero, l’app conta un numero sempre maggiore di utenti dal mese di settembre. Complice la débacle economica sempre più vicina, o una banale eppure effettiva esigenza di rivolgersi a criteri esistenziali più umani. Nessuno, nemmeno tra le fasce più abbienti della popolazione, spende volentieri tanti soldi, ormai. Si predilige un’alimentazione sana, di prossimità ed economica. L’app Too Good To go, letteralmente «Troppo buono per lasciarselo scappare», consta anche dell’opzione “magic box dono”: dentro a specifici negozi digitali, l’utente ha la possibilità di devolvere 3 euro, che l’applicazione rende agli esercenti tre volte tanto.

Ma chi si è impegnato a ridurre, a limitare e a regolamentare gli sprechi più di Maria Chiara Gadda, firmataria della legge 166 che porta il suo nome? La legge Gadda non recupera soltanto le eccedenze del comparto alimentare, bensì giocattoli, farmaci, vestiti. Ha contribuito a spiegare, a rendere noto che la povertà contiene tanti volti, non consiste solo nel non avere niente da mangiare, può manifestarsi nella carenza di oggetti fisici, altrettanto utili ed essenziali alla propria vita quotidiana. Di fatto, insiste nel restituire dignità alla persona. Come ha sintetizzato Anna Prandoni, direttrice di Linkiesta Gastronomika e moderatrice dell’evento, la legge Gadda ha avuto il merito di ricordarci che la politica serve a qualcosa.

E poi, c’è l’azione diretta sul territorio.
Roberta Capuano, responsabile dell’area di Comunicazione della Rete di Economia Civile Sale della terra, dal 2016 interviene nelle aree a rischio di spopolamento attraverso la ricollocazione di migranti e detenuti. Questi comuni, altrimenti depressi, creano così tessuti sociali ed economici nuovi e improvvisamente rinnovati. Implementando la filiera corta, anzi, cortissima, producono vino, soprattutto Aglianico e Falanghina, un vero e proprio comparto di produzione dell’olio extravergine di oliva. Verdure biologiche. Pasta e pomodoro. Si lavora un orto che si è sviluppato ed è diventato un punto di riferimento per la comunità.

«Cambiare abitudini di acquisto diventerà drammaticamente obbligatorio», dice Giovanni Bruno. «Saremo forzatamente costretti a essere virtuosi».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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