French FlowerQuando la tuberosa diventa l’emblema di un fiore carnale, ipnotico e sensuale

A Grasse, in Costa Azzurra, la pianta perenne (e profumatissima) di Matiere Premiere, brand creato da Aurélien Guichard, mette in scena la notte, catturandone il cuore attraverso le note erotiche di una fragranza a lei dedicata

Courtesy of Matiere Premiere

Dopo un lungo viaggio attraverso i secoli di una letteratura olfattiva in suo onore, frutto dell’immaginario scabroso di poeti e pionieri di note fragranti ed esacerbanti tabù, la tuberosa, leggendaria regina e cuore della dimensione densa e complessa che abita da sempre la notte e l’inconscio, torna in scena sotto una nuova veste, destrutturata di ogni complesso intellettualismo. Biologica, assoluta e francese è la tuberosa protagonista di French Flower, fragranza di Matiere Premiere, creata dal suo fondatore e Naso, Aurélien Guichard, che ne firma una sillage inedita fino a questo momento: impetuosa, giocosa e giovane, come il travolgente richiamo erotico delle prime fasi dell’innamoramento.  

È così. Il primo incontro non si scorda mai. Sarà che il nostro avviene al tramonto, mentre l’oscurità si prepara a rompere ogni indugio e la regina della notte – titolo di cui gode la tuberosa nelle Indie Orientali, sarà pronta per esprimersi attraverso la voce delle sue controverse note. Eppure è quel che precede, a sorpresa, a caricare l’attesa: all’appuntamento si arriva in auto, attraversando la campagna nei dintorni di Grasse. Quindi ci si avvia all’interno dell’organic farm di Aurélien Guichard con un colpo di scena: si procede lungo il percorso fino a destinazione bendati, sotto il braccio fermo di una guida sconosciuta a orientare il passo. L’effetto riscrive la lingua delle percezioni. 

Courtesy of Matiere Premiere

Escludendo la vista, è la catarsi e l’apertura del più inafferrabile dei sensi: l’olfatto. Da seduti, negli indefiniti contorni di uno spazio aperto, con il naso all’insù, avviene l’incontro con la tuberosa. A occhi chiusi, in un’atmosfera fluttuante degna dei più densi sogni su tela di Odilon Redon, la tuberosa si presenta: volatile e travolgente, abita l’aria che si respira con un’energia di due toni sopra quelli di un soprano leggerissimo. La sua profumatissima coda spazza via, in un solo colpo, la morbosità di una Musa che ha ispirato versi torbidi, partendo da un secolo – il XIX – che ha visto radicare nel senso comune del pensiero un mondo olfattivo preso in prestito da un’arte liquida e condensata in un’arte udibile e visibile: quella della parola scritta. 

Verrebbe da dire che semi e idee si piantano quando il terreno è pronto perché prendano vita. E la connessione che si crea nel XIX secolo tra lettere e profumi, come terre comunicanti attraverso visioni e umori, passa anche per eventi circonstanziati: nel 1853, grazie alla rimozione di una tassa sul sapone, il commercio del profumo nel Regno Unito riceve un forte impulso: i fiori preziosi, ovvero gelsomino, tuberosa e mimosa, coltivati nei paesi caldi possono essere importati e lavorati in suolo britannico prima ancora che tocchino le città del continente. 

Eugene Rimmel, tra i maggiori maestri profumieri britannici, pone un sigillo sui fatti e si esprimerà in termini inequivocabili, forse di parte, nel suo libro “The Book of Parfumes” (1865): Londra e Parigi sono i quartier generali della profumeria. In termini calcistici è un 1-1 tra Inghilterra e Francia. Ma in termini poetici e letterari, cosa comporta la scia lunga del profumo sulla mentalità di un’epoca? Nella seconda metà dell’Ottocento si assiste a un’osmosi: il vento dei fiori del male soffia sulla Manica e dalla Francia si propaga in Inghilterra (per poi diffondersi ancora una volta sull’onda del tempo nel continente, in un continuo fluire e rifluire di simboli nella più ampia casa abitata dall’elegantissimo beat del decadentismo). 

Aurelien Guichard, fondatore del brand (courtesy of Matiere Premiere)

Le note fiorite sono sì materia poetica, ma sempre più densa e oscura degli echi di un linguaggio olfattivo che in virtù dei versi di Charles Baudelaire raccontano di odori prossimi all’Inferno piuttosto che al paradiso, influenzando una generazione di poeti che coltiva ribellione e lo fa anche richiamandosi al tutt’altro che bucolico tema floreale. Andando oltre la timorata violetta, che in epoca vittoriana ha rappresentato le virtù dell’angelo del focolare come ideale femminile – l’unico bene accetto in società – elegge l’esotismo a musa del vizio: si apre il sipario e soffia vento di perdizione in Europa. 

La tuberosa diventa l’emblema di un fiore carnale, intossicante, ipnotico, tanto zuccherino da gravare lo spirito, secondo Percy Shelley. Per altri, in particolare per Marc André Raffalovich, intellettuale e poeta francese che pone solide radici a Londra influenzando i circoli degli eccentrici – Oscar Wilde plasmerà i tratti del suo personaggio feticcio, Dorian Gray, su un ultra reale Gray, ovvero l’amante di Marc André Raffalovich – la tuberosa è il Lete dei piaceri, di quelli proibiti, impossibili da vivere alla luce del sole. Tuberose and Meadowsweet la sua raccolta poetica, esce, non a caso, nella primavera del 1885, ovvero alla vigilia dell’approvazione dell’emendamento Labouchère, che nel Regno Unito rese di fatto crimine l’omosessualità anche tra consenzienti. 

Per lo scandalo al sole ci penserà Oscar Wilde, sul finire di un’epoca e, agli albori della successiva, la marchesa Luisa Casati Stampa che, facendo del corpo la propria arte, utilizzò ogni mezzo per accompagnarlo. Le tuberose nei giardini di Palazzo Venier dei Leoni, la sua residenza veneziana, oggi sede della Collezione Peggy Guggenheim, accoglievano, intossicando, gli invitati delle feste scabrose della divina, un po’ come nel parco del Trianon, quando la corte del Re Sole, secondo fonti coeve, spesso era costretta a rientrare a palazzo a causa del profumo esacerbante dagli immacolati fiori disseminati nei vasi. Quindi la sorpresa: l’odorosa scia di un percorso olfattivo a occhi chiusi nel Sud della Francia annulla l’antico retaggio di questo fiore. 

(courtesy of Matiere Premiere)

Calata la benda dagli occhi, il mistero si svela e la vista si apre su un campo che conta 25 mila bulbi di tuberose in fiore nel cuore dell’azienda agricola di Aurélien Guichard. I fiori candidi sono concentrati sull’apice del lungo stelo eretto che li sorregge senza fatica. Grazie al doppio velo di quei petali la tuberosa diventa due volte regina: della notte – perché il suo odore si sprigiona poco dopo il crepuscolo e fino all’alba, come cantava anche il poeta simbolista André Suarès, e olfattiva, perché produce il doppio del profumo. Per descriverlo ci si appella a un vago richiamo di gelsomino e gardenia, con una leggera nota di vaniglia di fondo, ma anche a un’euforica e totalmente inaspettata leggerezza che emana, facendo di fatto tabula rasa del suo denso passato, anche quello recente, considerate le fragranze create in suo onore e in nome di un’anima scura. 

Si potrebbe dire che, decidendo di coltivare la tuberosa nella sua azienda agricola, nella regione di Grasse, roccaforte del sapere del profumo a livello internazionale, Aurélien sia riuscito a destrutturare un immaginario olfattivo e a riscrivere per intero il codice della lingua attraverso cui farla esprimere. L’intento, catturare il cuore della notte, quando le note olfattive del fiore ne esaltano la dimensione, rendendola innegabilmente sensuale, è ampiamente riuscito. In fin dei conti Matiere Premiere nasce, a fine 2019, intorno a un’idea semplice: produrre coltivazioni biologiche (al momento di tuberosa e rosa centifoglia, in futuro è prevista la coltura della lavanda) per creare fragranze con un unico fiore centrale da utilizzare al massimo dosaggio. 

In questo caso l’assoluta di tuberosa di Grasse, estratta attraverso la costosa tecnica dell’enfleurage a freddo dei petali grazie a cere vegetali, costituisce il 70 per cento di French Flower, perché questa possa esprimersi al meglio. E se è vero che i Nasi più talentuosi detengono il potere di accordare tra loro note – la formula di French Flower, che si compone anche di zenzero, pera e foglie di tè cinese, ha richiesto circa duemila tentativi da parte di Aurélien prima di diventare definitiva, probabilmente a rendere diversa la percezione delle loro creazioni sta nel discernimento estetico creato dal loro primo colpo di fulmine a livello olfattivo: come il primo amore, non si scorda mai. 

Quello di Aurélien ci riporta all’età dell’adolescenza, quando, ancora quattordicenne, ha scoperto nel profumo dell’amica dei genitori, qualcosa di mai sperimentato fino a quel momento: il desiderio. In questi giorni di ottobre la tuberosa di Grasse esce di scena con l’ultimo raccolto, meno copioso, certo, rispetto quelli di agosto e settembre. Ma per vestirsi di desiderio basterà indossare il notturno di French Flower.