Laburista a chi?Se la destra attacca i poveri, la sinistra non dovrebbe difendere la povertà

Il modo in cui il Partito democratico si sta accodando a Conte nella battaglia sul reddito di cittadinanza è un altro segno dell’egemonia grillina

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A giudicare dai toni e soprattutto dal lessico con cui il Partito democratico sembra deciso a schierarsi in difesa del reddito di cittadinanza, si direbbe che il Movimento 5 stelle abbia già vinto la battaglia decisiva per l’egemonia a sinistra.

Ci sono naturalmente mille buoni motivi per contestare le scelte del governo, ma dal momento in cui dichiara di voler sostituire il reddito di cittadinanza con una norma mirata al sostegno alla povertà, sarebbe forse il caso di incalzarlo sul merito e di impegnarsi per incidere sul modo in cui tale provvedimento sarà disegnato, non foss’altro perché questa è stata esattamente la posizione del Partito democratico, per anni, almeno fino al 2019.

Inutile rifare ancora una volta tutto l’elenco delle scelte che i dirigenti del Pd si sono rimangiati pur di inseguire Giuseppe Conte, persino su una riforma costituzionale contro la quale avevano votato ben tre volte in Parlamento (il taglio dei seggi). Inutilissimo ricordare cosa dicevano del reddito di cittadinanza fino al 2018, o per essere più precisi fino al 5 settembre 2019 (giorno in cui è entrato in carica il secondo governo Conte, fondato sull’alleanza Pd-M5s).

Interessante è invece lo slittamento lessicale e culturale, per non dire ideologico, che si riscontra nel modo in cui tanti esponenti del Pd, e specialmente della sua ala sinistra (stavo quasi per dire «laburista»), denunciano l’attacco ai poveri, la caccia ai poveri, la crociata contro i poveri del governo Meloni, rappresentata dalla scelta di cancellare il reddito di cittadinanza.

È naturale che i politici di oggi non si esprimano come i partiti comunisti, socialisti e socialdemocratici del secolo scorso (e risultano anzi grotteschi quando lo fanno), tuttavia c’era una ragione se quei partiti parlavano di proletariato, classe operaia, classi popolari, ma raramente di poveri. E non certo perché nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta non ci fossero poveri e non ci fosse un problema sociale legato alla povertà diffusa, ben più grave di adesso.

C’era però l’idea che obiettivo della politica, e in particolare di quei partiti, dovesse essere l’emancipazione, attraverso la partecipazione e attraverso il lavoro. Di qui l’articolo uno della Costituzione, l’idea cioè del lavoro – non del reddito – come fondamento della cittadinanza.

Una vecchia frase fatta dice che la sinistra dovrebbe combattere la povertà, non la ricchezza. Un’altra frase fatta, non meno diffusa, dice che la destra combatte i poveri, anziché la povertà. Giustamente, però, a nessuno è mai saltato in mente di dire che la povertà vada difesa.

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