Slava AmericaBiden, Zelensky e la battaglia per la libertà globale

L’incontro a Washington tra i due presidenti che stanno salvando l’Occidente e il gran discorso al Congresso di un leader che prima della guerra si era fatto raggirare da Putin, ma che dopo l’invasione si è trasformato nel Churchill del XXI secolo

(La Presse)

Oltre a respingere sul campo di battaglia l’invasore russo, l’incredibile Ucraina che ormai sappiamo essere capace di superare qualsiasi ostacolo, anche il più insormontabile, è riuscita nell’impresa di pacificare Washington, la capitale dell’America dilaniata dalla polarizzazione trumpiana che tanto cara fu a Vladimir Putin.

A parte qualche caso umano tra i fedeli al Golpista in chief, del genere presente in modo a-m-p-i-o nei talk show italiani, Volodymyr Zelensky è stato accolto in trionfo al Congresso americano dai deputati e dai senatori sia democratici sia repubblicani che, riuniti in seduta comune a Capitol Hill, gli hanno tributato numerosi applausi a scena aperta nonostante una zoppicante pronuncia inglese che però ha reso ancora più epica la rappresentazione esatta di un Paese che resiste ai crimini russi.

Arrivato a Washington ventiquattr’ore dopo aver visitato il fronte della guerra d’aggressione russa a Bakhmut, nel Donbas, estraendo così dal cilindro l’ennesimo colpo di scena dei suoi, Zelensky prima ha incontrato il presidente Joe Biden e poi è andato al Congresso a ringraziare il popolo americano per il sostegno al popolo ucraino (ha usato parole altrettanto sentite per gli europei), e a ricordare che l’Ucraina sta combattendo per la propria sopravvivenza, indipendenza e libertà e anche per quella degli alleati europei e dell’America.

L’obiettivo della visita a Biden e del discorso al Congresso era triplice: far comprendere agli americani che la vittoria contro il loro storico nemico è a un passo, ma a patto che gli aiuti militari riducano il vantaggio del Cremlino sugli armamenti; dimostrare ai russi la risolutezza americana nel voler aiutare Kyjiv a vincere la guerra; e rincuorare gli ucraini che si apprestano a passare il periodo natalizio al freddo, al buio e sotto un costante attacco missilistico senza mai lamentarsene perché consapevoli che la libertà va conquistata.

L’Ucraina non ha mai chiesto di schierare i soldati americani, ha detto Zelensky, ma è chiaro che gli ucraini sanno perfettamente usare gli aerei e le armi americane.

Il punto è che al momento le armi a disposizione degli ucraini non sono ancora sufficienti, ma l’America può accelerare la vittoria ucraina e fare del 2023 l’anno della svolta decisiva della guerra.

Zelensky è stato un mediocre presidente prima dell’invasione russa, perché credeva di poter convincere Putin a desistere e per questo sbeffeggiava gli americani che lo avvisavano dell’imminente attacco, ma è diventato uno straordinario leader dei nostri tempi una volta che il suo Paese è stato invaso, fino a trasformarsi in un Churchill del XXI secolo capace di guidare la resistenza, di difendere la democrazia globale e di unire il mondo libero.

A Washington ha trovato il suo principale alleato e sostenitore. Insieme, Zelensky e Biden, stanno salvando l’Occidente liberal e democratico dall’attacco dei regimi illiberali e criminali.