Direzione correttaLa nuova riforma dei servizi pubblici locali segue la strada tracciata da Draghi (infatti funziona)

L’approvazione del decreto legislativo forse è solo strumentale a incassare la rata di dicembre del Pnrr, ma è un passo importante per l’Italia. Ovviamente la partita non è conclusa: le nuove norme vanno applicate con efficacia. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni su Linkiesta

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Il governo ha approvato la riforma dei servizi pubblici locali. La maggior parte dei commentatori ha letto in questa scelta un adempimento finalizzato a incassare la rata di dicembre del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Forse è davvero così, ma vale la pena chiedersi anche quali siano i contenuti della nuova disciplina e se essi possano contribuire a mettere ordine nel fortino, finora inespugnabile, del socialismo municipale. Basti dire che, secondo la Corte dei conti, il novantatré per cento dei 14.626 affidamenti esistenti sono inhouse.

Mettiamo le mani avanti: la riforma non impone il ricorso alla gara come modalità unica, o almeno prevalente, di affidamento. Sotto questo profilo, non rispecchia quella che noi dell’Istituto Bruno Leoni riteniamo essere la via maestra. Tuttavia, essa contiene due principi fondamentali, in parte già introdotti per via giurisprudenziale, ma che oggi vengono codificati. In primo luogo, quando un’amministrazione introduce un nuovo servizio pubblico, deve motivare le proprie scelte e spiegare perché quello specifico servizio debba essere garantito dall’attore pubblico e non possa, invece, essere svolto dal mercato in condizioni concorrenziali. Secondariamente, gli affidamenti possono avvenire – oltre che per gara – anche inhouse, ma in tal caso l’amministrazione deve dimostrare che si tratta della soluzione più efficace ed economica.

Possono apparire minuzie ma non lo sono; o, quantomeno, non lo sono necessariamente. Gli obblighi di motivazione e di trasparenza sulle motivazioni stesse hanno un senso perché sottraggono un margine di arbitrio agli enti locali. Le loro effettive conseguenze, però, dipendono dall’impiego che concretamente si farà delle motivazioni: cioè dall’esistenza di un tessuto di soggetti privati pronti eventualmente a contestarne la validità e di giudici pronti a prendere sul serio la profondità delle spiegazioni, senza vedervi un mero passaggio formale che può ritenersi assolto depositando pareri-fotocopia.

L’approvazione del decreto legislativo sui servizi pubblici locali ha anche un significato politico. La linea del governo sul tema è stata in bilico fino all’ultimo e solo alla fine si è risolta, a sorpresa, con un pieno endorsement alla bozza ereditata dal governo Draghi, che anzi è stata rafforzata. Questo non significa che la partita sia conclusa: resta da vedere se le nuove norme resteranno sulla carta o se produrranno effettivi cambiamenti in un settore che è ancora dominio assoluto del pubblico. Ma non c’è dubbio che sia un passo importante nella giusta direzione.