Bivio in CaucasoIn Armenia la politica di sicurezza delegata alla Russia non è più un tabù (e l’Ue può approfittarne)

Bruxelles potrebbe subentrare a Mosca come mediatrice sul Nagorno-Karabakh. Yerevan ha rifiutato di ospitare le esercitazioni militari dell’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva di Putin, ma ha ancora profondi legami economici ed energetici con il Cremlino

Il presidente russo Putin con i premier di Armenia e Azerbaigian
Associated Press/LaPresse

L’Armenia non ospiterà le esercitazioni militari dell’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva, un’organizzazione internazionale equivalente all’Alleanza Atlantica ma guidata dalla Russia, che avrebbero dovuto svolgersi sul suo territorio nel 2023. Il primo ministro armeno Nikol Pashinian ha annunciato di essersi rifiutato di approvare l’addestramento in segno di protesta contro l’atteggiamento mostrato dalla Russia nel Caucaso.

Mosca, secondo Pashinian, «si è voltata dall’altra parte» nei confronti delle provocazioni dell’Azerbaigian nella regione del Nagorno-Karabakh, rivendicata dall’Armenia e oggetto di un conflitto militare tra Yerevan e Baku. Pashinian ha criticato l’organizzazione militare per «non aver condannato le azioni dell’Azerbaigian» e la Russia «per aver smesso di agire come garante della sicurezza dell’Armenia».

L’alleanza tra l’Armenia e la Russia ha radici storiche profonde ed è legata alla precaria posizione geopolitica della nazione caucasica. Il genocidio degli armeni commesso nell’Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale e la successiva, forte ostilità mostrata da Ankara hanno spinto Yerevan a cercare la protezione della Russia per evitare di essere annessa dalla Turchia.

L’Armenia è stata costretta, insieme alle altre nazioni del Caucaso, a entrare nell’Unione Sovietica all’inizio degli anni Venti e ci è rimasta fino al suo collasso nel 1991. In seguito, ha firmato un accordo di difesa bilaterale con la Russia, è entrata a far parte dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e ha deciso di ospitare basi militari russe, facendo affidamento sui soldati di Mosca per la protezione dei suoi confini nei confronti della Turchia e dell’alleato Azerbaigian.

La sconfitta nella guerra del Nagorno-Karabakh contro l’Azerbaigian, avvenuta nel 2020, ha provocato un deciso raffreddamento nei rapporti tra Armenia e Russia. Il disinteresse mostrato da Mosca nel risolvere la controversia in favore di Yerevan ha spinto l’élite armena a mettere in dubbio la politica di sicurezza legata alla Russia.

Il presidente del Parlamento Alen Simonyan e il presidente del Consiglio di Sicurezza Armen Grigoryan hanno evidenziato come l’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva non abbia soddisfatto le aspettative armene, mentre i sondaggi hanno fotografato una crescita del sentimento popolare antirusso. La Russia, secondo una rilevazione del 2021, era vista come una nazione amica solamente dal trentacinque per cento degli armeni. Una percentuale in drastico calo rispetto al sessantaquattro per cento riscontrato negli anni precedenti.

Nel novembre 2022 il primo ministro Pashinyan ha rifiutato di firmare una dichiarazione comune, concordata dagli altri Stati membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva durante un summit a Yerevan, per l’assenza di una condanna nei confronti dell’aggressione dell’Azerbaigian. Lo sgarbo di Pashinyan ha dato vita ad una rottura all’interno dell’Organizzazione che, di solito, non ha difficoltà ad adottare posizioni comuni.

La mossa del primo ministro ha spinto il presidente russo Vladimir Putin a fissare un bilaterale per provare a ricucire lo strappo. Putin, come riportato dall’agenzia turca Anadolou, ha ricordato che è difficile raggiungere un accordo su tutte le questioni», ma anche che la costante crescita dei rapporti commerciali bilaterali tra Armenia e Russia (più sessantasette per cento nel 2022) indicano che l’alleanza tra i due Paesi è salda.

Nel 2013 l’Armenia aveva annunciato l’ingresso nell’Unione Economica Euroasiatica, un’organizzazione di cooperazione politica ed economica guidata dalla Russia e di cui fanno parte anche Bielorussia, Kirghizistan e Kazakistan, scegliendo di non dare seguito all’accordo di libero scambio già negoziato con l’Unione europea.

Bruxelles aveva dichiarato, in più occasioni, che l’appartenenza all’Unione Economica Euroasiatica «non è compatibile» con un accordo di libero scambio. L’ingresso nell’organizzazione filorussa aveva fatto decadere anche un potenziale accordo di associazione con l’Ue, a cui le parti avevano lavorato, visto come primo passo per una futura integrazione politica nel blocco comunitario.

A partire dal dicembre 2021 l’Unione europea ha assunto iniziative di mediazione tra Armenia e Azerbaigian ed è riuscita a portare i leader dei due Paesi al tavolo negoziale durante l’Eastern Partnership summit. Secondo alcuni osservatori Bruxelles potrebbe subentrare a Mosca, distratta dalla guerra in Ucraina, come mediatrice tra le parti e questo passaggio sarebbe sottolineato dal ruolo giocato da Bruxelles.

Si tratterebbe di un passo in avanti dato che alcuni ritengono che la Russia stia manipolando il conflitto regionale e non sia interessata a una risoluzione. Il compito dell’Unione europea è complesso perché, a differenza della Russia, non ha acceso alla regione e perché Mosca ha sabotato con successo ogni iniziativa comunitaria in grado di minarne l’influenza e il prestigio in loco.

Eleonora Tafuro, analista dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) ed esperta della regione del Caucaso, spiega a Linkiesta che «la presenza di dissapori tra Armenia e Russia non implica che Yerevan potrà sganciarsi, nel breve periodo dall’orbita di Mosca a causa di una dipendenza economica ed energetica molto profonda», ma che, in ogni caso, «la situazione apre spiragli per una maggiore incisività europea».

«Bruxelles potrà trovare più spazio – conclude Tafuro – se la Russia continuerà a essere impegnata, per lungo tempo, in un conflitto ad alta intensità in Ucraina. L’Unione europea si è dimostrata molto flessibile nei confronti dell’Armenia» anche se «non sono mancate accuse di poco equilibrio da parte di Yerevan per gli stretti legami energetici che sussistono tra Bruxelles e Baku».

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