Francescano sicilianoQuando fratel Biagio nel 2015 intervenne al Gay Pride di Palermo

La dedizione totale al prossimo si sposò sempre con un rigore ascetico d’altri tempi, l’assoluta fedeltà al Papa e l’osservanza dei comandamenti. Il ricordo di uno dei suoi più stretti collaboratori, dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando e di diversi esponenti della comunità Lgbtq+

Dalla mattina del 12 gennaio, quando un tumore al colon se l’è portato via a soli 59 anni in quella roccaforte palermitana della carità che è la sua Cittadella della Speranza e del Povero, Biagio Conte continua a tenere banco nei media. Il Capo dello Stato e il Papa sono stati tra i primi a esprimere pubblico cordoglio per la morte del missionario laico, che ha incarnato alla lettera il radicalismo evangelico, spogliandosi di ogni bene, lui figlio d’imprenditori edili, e donandosi interamente all’evangelizzazione della città, al ministero dell’accoglienza, al servizio degli ultimi. Ma è un coro unanime quello che al Francesco dei tempi moderni – come da tanti è stato definito – elevano ininterrottamente autorità, politici, fedeli, rappresentanti di altre religioni a partire da quella musulmana.

D’altra parte, quando in giugno era stata diagnosticata a Biagio Conte una neoplasia al colon, accorsero in ospedale al suo capezzale non solo il neosindaco Roberto Lagalla, l’arcivescovo Corrado Lorefice, il cardinale emerito Paolo Romeo. Ma anche l’imam della moschea del Gran Cancelliere Bedri El Maddeni a nome dell’intera comunità islamica di Palermo, che il 1 luglio aveva offerto la preghiera del venerdì proprio per il fondatore della “Missione di Speranza e Carità”.

Eppure, agli inizi non erano state tutte rose e fiori per lui. Quando nel 1991 iniziò a portare soccorso ai senzatetto accampati sotto i portici della Stazione centrale e a inscenare proteste per sensibilizzare ai loro drammi la pubblica opinione, la Chiesa locale era scettica. «Lo consideravano un estraneo», racconta Riccardo Rossi, tra i più stretti collaboratori di fratel Biagio e responsabile della comunicazione della Missione, che oggi nelle tre comunità di via Archirafi (per uomini senza fissa dimora), di via Decollati (per persone immigrate) e di via Garibaldi (per donne senzatetto, single o mamme con bambini) accoglie e assiste circa 800 persone e distribuisce circa 2.400 pasti al giorno. «Ma poi», continua Rossi, «il cardinale Salvatore Pappalardo capì e lo sostenne apertamente, venendo anche a celebrare Messa in stazione».

Incomprensioni non minori anche da parte delle autorità locali. Lo ricorda bene Leoluca Orlando, che, all’inizio del secondo dei suoi cinque mandati da sindaco (1993-2000), decise di dare a Biagio Conte e alla sua missione i locali dell’ex disinfettatoio comunale in via Archirafi. «L’ho fatto convintamente, nonostante la grande diffidenza e le mille obiezioni burocratiche rispetto alla legalità di questo provvedimento, che ho firmato io personalmente», dice Orlando. «Dissi allora in conferenza stampa che era un dovere andare oltre alcuni rigori formalistici, pur nel rispetto della legge. È chiaro che l’agire politico amministrativo comporta dei vincoli. Ma io ho cercato, allora come in seguito, di superarli ogni qualvolta si è di fronte a una legge non coerente al principio costituzionale d’uguaglianza o, addirittura, di fronte a una legge che viola i diritti della persona». Secondo il protagonista della Primavera palermitana, «l’apprezzamento bipartisan della politica, cui assistiamo in questi giorni, trova la sua motivazione nel fatto che Biagio Conte era bipartisan nel suo agire. Lui è stato veramente uno stimolo straordinario a non abbandonare gli ultimi e i poveri, lanciando innanzitutto questo monito alla politica».

Ed è «a una politica non autorefenziale» che il deputato di Italia Viva Davide Faraone correla l’insegnamento di fratel Biagio. «Lui ci ricorda», spiega, «che chi si occupa degli interessi della collettività non può restare sordo al grido dei poveri, degli indigenti, degli emarginati, dei sofferenti. Lui ci ha indicato la strada per uscire da questa profonda crisi dell’umanità, ci ha insegnato che le ingiustizie, la violenza, le povertà vanno combattute, che gli ultimi non possono essere ignorati, non possono essere marginalizzati ancora di più. Questo io l’ho capito attraverso le sofferenze di mia figlia Sara. Ma Biagio Conte continua a ripeterlo a me e a ogni persona col suo esempio di vita donata interamente agli altri».

Nel missionario laico, giova sottolinearlo, la dedizione totale al prossimo si sposò sempre con un rigore ascetico d’altri tempi, l’assoluta fedeltà al Papa, la ferma dolcezza nel richiamo all’osservanza dei comandamenti. Senza però mai scadere nel moralismo né tantomeno in atteggiamenti di condanna, allontanamento, chiusura. Quel suo vivere il Vangelo sine glossa come Francesco d’Assisi lo portò ad accogliere e ad ascoltare tutti con l’immancabile sorriso, che ne illuminava il volto, come spiega Riccardo Rossi: «Fratello Biagio ha sempre avuto questo principio: accogliere tutti. Lui si metteva dei giorni interi ad ascoltare, guardandoti con quei suoi meravigliosi occhi azzurri, che ti entravano dentro. Ma soprattutto ti donava pace, speranza, gioia, indicando poi la strada da seguire, che era quella del Vangelo. Come aveva fatto lui, che sapeva di non poter fate nulla senza Gesù, cui rimase sempre attaccato come il tralcio alla vite».

Ne diede prova, ad esempio, nel 2010, incontrando in via Archirafi Francesca Marceca e il marito Filippo, componenti del locale comitato di Agedo (associazione di genitori di persone Lgbtq+), e il loro referente per l’area psicologica Claudio Cappotto. È Cappotto, oggi docente di Psicologia clinica all’Università di Palermo, che racconta: «Abbiamo parlato con lui di problematiche relative alla discriminazione omolesbobitransfobica soprattutto in famiglia. Ricordo anche che lui è stato molto ascoltante e accogliente. Ha cercato anche di comprendere, avendo parole d’amore». Francesca Marceca ricorda, invece, come «fratel Biagio, pur zoppicando per un problema a un piede, ci volle far visitare la missione. Appesi agli edifici c’erano innumerevoli panni stesi su fili come su barche a vela pronte a partire. Sia l’interno sia gli altri spazi della missione erano affollati di persone bisognose che grazie a lui avevano trovato cibo, abiti, cure, riparo. Biagio ci accolse spalancando le braccia e rispose alle nostre istanze con parole d’amore: Dio ama i vostri figli».

Un segno pubblico al mondo Lgbtq+ il missionario laico l’avrebbe dato cinque anni dopo, intervenendo, il 27 giugno 2015, al Pride di Palermo, dialogando con gli organizzatori e lanciando un appello con queste parole: «Siamo tutti fratelli e sorelle, viviamo tutti secondo i valori e l’amore di Cristo. Basta odio, basta rancore». Al riguardo Paolo Patanè, ex presidente di Arcigay nazionale e all’epoca presidente del Coordinamento del Palermo Pride, dice: «La circostanza in realtà non era stata programmata, ma Biagio aveva incrociato il corteo e, come mi disse con un sorriso splendido e luminoso, aveva sentito di doverci essere perché “tanti cuori avevano qualcosa da dire”. Mi colpì la sua semplicità, perché aveva una dignità altissima di pensiero: nei ragionamenti condivisi con lui mi apparì evidente che attribuisse proprio alla semplicità la forza di disarmare e sgusciare i pregiudizi, le diffidenze, le differenze, e di riconoscere la centralità del bisogno e del diritto di amore di chiunque». Per poi aggiungere: «Lo rividi in altre due circostanze tra il 2017 e il 2018: lui era sempre molto rigoroso sui principi della Chiesa in materia di sessualità, e quindi per me distante su molte questioni, tuttavia possedeva un’apertura e una delicatezza nel confronto che avvolgevano come un abbraccio. Una volta mi capitò di commentare che con lui nessuno si sentiva mai periferia!».

E così s’è comportato fino alla fine il fondatore della Missione di Speranza e Carità. Nel ricordare come avesse «rotto il muro dell’indifferenza con il digiuno e la preghiera, fedele al richiamo evangelico di Matteo 17, 21», Riccardo Rosso indica quale cifra del lascito morale di Biagio Conte le ultime parole rivolte al presidente della Regione Sicilia Renato Schifani: «Non ti dimenticare dei poveri. Costruiamo insieme un mondo migliore».

Riccardo Rossi con Fratel Biagio, durante lo sciopero della fame del 2018 a seguito della morte di alcuni senzatetto nelle strade di Palermo