First strikeLa crociata preventiva contro Nordio serve solo a sancire l’intoccabilità della corporazione giornalistico-giudiziaria

Da dieci giorni, giornalisti, magistrati ed ex magistrati denunciano le affermazioni gravissime e intollerabili e inaccettabili del ministro, tirando per i capelli dichiarazioni che più anodine e garbate non si potrebbero pronunciare. E lo fanno per un solo motivo: riaffermare un principio di assoluta insindacabilità del loro operato

Pexels

Su Carlo Nordio, come ministro della Giustizia, come giurista, come magistrato e come politico, si possono avere naturalmente le opinioni più varie. Personalmente, io non lo definirei nemmeno un garantista. Sul caso Diciotti, ad esempio, dichiarò che come pm lui non avrebbe nemmeno indagato Matteo Salvini, perché le sue decisioni rientravano nella «discrezionalità politica». Dichiarazione che a me pare una definizione abbastanza precisa di cosa sia l’esatto contrario del garantismo: stabilire cioè che i diritti inalienabili di questa o quella categoria di persone – nel caso specifico, dei migranti soccorsi dall’incrociatore italiano dopo un naufragio – possano essere compressi, ignorati o cancellati a discrezione del potere politico.

È dunque più che legittimo nutrire più di un dubbio circa le intenzioni del ministro riguardo alla riforma della giustizia e delle intercettazioni. Tanto più considerando l’estrema vaghezza e le non poche contraddizioni con cui la maggioranza – e lo stesso ministro – ha finora presentato le sue proposte. Del resto, non è un modo di procedere che il governo abbia seguito soltanto sulla giustizia.

Tutto questo, e cioè l’ennesimo tentativo di avviare una riforma della giustizia che verosimilmente finirà nel nulla, o in un compromesso talmente lasco da non produrre alcun effetto pratico, perdonatemi, ma è cosa che proprio non riesce ad appassionarmi. Saranno più di quindici anni che io e pochi altri – pochi nel senso che siamo in pochi a farlo sempre, e non a seconda di chi sia la vittima di turno – denunciamo gli abusi nella diffusione delle intercettazioni e delle carte giudiziarie in generale da parte di magistrati e giornalisti. Questa volta, pertanto, avevo deciso di passare la mano, evitando di occuparmene. Infatti non è del merito della questione che vorrei parlare. La presunta riforma, le ragioni di Nordio e quelle dei suoi critici: quello è il dito.

La luna è il fuoco di sbarramento che si è levato da procure, redazioni e studi televisivi. La novità – si fa per dire – è la veemenza e la virulenza con cui da tutti i giornali e le tv del paese si ripete, nell’ordine, che non è mai esistito in Italia alcun problema di violazione della privacy e abuso nella diffusione di intercettazioni; che non sono mai state diffuse intercettazioni penalmente irrilevanti; che quando sono state diffuse intercettazioni penalmente irrilevanti avevano comunque un rilevantissimo interesse pubblico (avete capito bene: non è mai accaduto ed è accaduto per un valido motivo, nello stesso discorso, nello stesso articolo, a volte anche nella stessa frase) e che il vero motivo per cui il ministro e la politica in generale se ne vogliono occupare è il desiderio di fare un favore alla mafia.

Da dieci giorni giornalisti, magistrati ed ex magistrati denunciano le affermazioni gravissime e intollerabili e inaccettabili del ministro Nordio, tirando per i capelli dichiarazioni che più anodine e garbate non si potrebbero pronunciare. E lo fanno per segnare un confine, per tracciare un solco, per riaffermare un principio di assoluta insindacabilità del loro operato. E tutto questo, per giunta, nel momento in cui fanno a gara nel dare praticamente del mafioso al ministro della Giustizia, salvo poi indignarsi a reti unificate perché quello si permette di rispondere e di difendersi, peraltro con parole assai più misurate dei suoi accusatori.

Non ho nessuna simpatia per Nordio, penso che lo scontro sulla giustizia finirà con l’ennesima retromarcia del governo e non mi strapperò i capelli per questo. Ma la prova di forza offerta dalla corporazione giornalistico-giudiziaria (e dai soliti movimenti, partiti e politici di complemento) dimostra come dagli anni di Tangentopoli a oggi non sia cambiato nulla. Ed è al tempo stesso una delle ragioni principali per cui non è cambiato nulla, non solo nel campo della giustizia.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter