Paradossi sovranistiMeloni può sperare solo nell’Ue per risolvere l’emergenza migranti

La presidente del Consiglio ha bisogno di una soluzione condivisa con gli altri Stati membri, ma le elezioni europee si avvicinano e sarà sempre più difficile trovare un compromesso politico per organizzare una sistematica azione comune di salvataggio in mare

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Giorgia Meloni si affida al Santo Padre le cui parole contro i trafficanti di essere umani ha fatto scolpire sulla lapide affissa a Cutro. Presenta il libro del direttore di Civiltà Cattolica Antonio Spadaro (“L’Atlante di Francesco”) e coglie l’occasione per dire di essere in pace con la sua coscienza, nonostante su di lei siano state dette «cose raccapriccianti». Cioè di aver fatto morire donne e bambini in mare a quaranta metri dalla spiaggia calabrese. Ma più che di Papa Francesco, la presidente del Consiglio ha bisogno della Provvidenza di fronte al rischio tsunami migranti che si potrebbe abbattere sulle coste italiane nelle prossime settimane e nei prossimi mesi quando il tempo e il mare miglioreranno. 

Se poi fosse vero quello che i servizi segreti avrebbero detto in un vertice a Palazzo Chigi – i russi della Wagner organizzano le partenze dal litorale libico che controllano per destabilizzare l’Italia e l’Europa – allora siamo fritti. Non abbiamo motivo per dubitare sulla correttezza di un’informativa dei servizi, tra l’altro non nuova tanto che in passato, quando veniva ventilata, Salvini faceva le pernacchie all’indirizzo della sinistra al governo. Anche se, a Linkiesta, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha dato un’altra interpretazione.

Meloni può evocare quanto vuole le parole del Santo Padre, l’intervento della Nato e dell’Onu, ma deve solo sperare che l’Europa si svegli dal torpore, che passi dalle parole ai fatti, non si limiti a mandare cordogli a Roma, a dire che i confini italiani sono di tutta la Comunità, perché nessuno ci crede più. Ci vorrebbe una nuova Operazione Sophia nelle acque territoriali vicine alla Libia. Sarebbe necessario che il Fondo mondiale internazionale sganciasse qualche miliardo alla Tunisia al collasso economico e finanziario. Sacrosante, è il caso di dirlo, le parole pronunciate ieri in Kenya da capo dello Stato Sergio Mattarella sulla dimensione epocale e crescente del fenomeno migratorio che non può essere affrontato da un solo Paese «ma solo con una lucida e ben organizzata azione europea che affronti il problema con un’azione sistematica».

Per Meloni è proprio la nemesi del suo blocco navale quando era felicemente all’opposizione. Ora il punto è questo: cosa succederà al prossimo vertice europeo del 23 e 24 marzo? La presidente del Consiglio tornerà alla carica, sperando di avere l’aiuto di Mark Rutte (i due si sono incontrati qualche giorno fa a Roma). Anche per il premier olandese è necessario «un approccio europeo efficiente».Poi quando il tavolo di Bruxelles si allarga sorgono i distinguo, le lotte politiche. Al dunque tutti se la squagliano, come è successo in passato, anche quando c’erano i cosiddetti governi amici. 

Il problema è che ora il nodo si fa più stretto perché stiamo entrando in un cono d’ombra dove si scombinano le alleanze: nel 2024 ci saranno le elezioni europee. Sono in gioco i nuovi equilibri politici e di potere del Vecchio Continente, interessi enormi che vanno ben oltre l’Unione europea e si misurano con la guerra in Ucraina e con l’espansione cinese fin dentro i nostri porti, i nostri cavi di fibra ottica, i microchip e il Mediterraneo. 

La lotta è solo all’inizio. I socialisti combattono contro i Popolari, che vorrebbero allearsi con i Conservatori per controllare la Commissione Ue con un centrodestra modello italiano. I socialisti vogliono vendere cara la pelle e cominciano a bombardare Meloni e il suo governo dicendo che ha le mani sporche di sangue. Il tema sono i migranti che Roma lascerebbe morire in mare. Per il capogruppo Iratxe Garcia Pérez la tragedia di Cutro era evitabile: l’Italia non sarebbe in grado di portare avanti operazioni di ricerca e soccorso. I Popolari accusano i Socialisti di ipocrisia: non criticarono il premier spagnolo socialista Pedro Sanchez quando fermò con le armi i migranti che cercavano di entrare a Melilla (37 morti). 

Ieri al Parlamento europeo ci sono state prove di ribaltone, e non è la prima volta che la maggioranza Ursula va in frantumi. È successo sulla direttiva per le case green. Il Ppe si è diviso in due: 51 a favore, 58 contro tra cui il capogruppo Manfred Weber, lo stesso che lavora con Meloni per un futuro centrodestra continentale. Lo stesso che in questi giorni ha attaccato Sanchez: vuole che il premier, prima che cominci la presidenza europea a guida spagnola, chiarisca la posizione di Madrid in seguito alla rottura di Podemos sull’Ucraina. 

È la solita storia vecchia come il cucco che mentre Roma discute (in questo caso Bruxelles e Strasburgo), Sagunto (i migranti in fondo al mare) viene espugnata e bruciata. Ma la politica, a tutte le latitudini e in tutte le epoche, è roba per chi ha il pelo lungo sulla pancia, ha le sue regole cattive e mano a mano che si avvicina l’ora del voto europeo non c’è buonismo e anime belle che tengano. Meloni lo sa perché gioca a questo gioco da quando era bambina (non sarebbe lì dove si trova) e ora che siede in quella poltrona infuocata di Palazzo Chigi, che la agita e la stressa, non può più sparare slogan per i prossimi anni (questo è un privilegio che ora si può permettere “Elly”). Ha una strada però da percorrere, non ne ha molte se l’Europa, l’Onu e il Papa non le verranno incontro. E non ci sono più canzoni di Marinella da cantare al compleanno del sodale Matteo.

Dovrà mettere mano a massicci decreti flussi e soprattutto passare la mano alla Marina e alla Difesa. Salvini si incazzerà come un puma perché la regia dei salvataggi in mare passerebbe dalle infrastrutture e dagli Interni a Guido Crosetto e ai radar che il suo ministero dispone nel Mediterraneo. Ma vedrà che l’incazzatura al leghista passerà presto quando ci saranno migliaia di sbarchi alla settimana e centinaia di morti che galleggiano. 

Vedremo di che pasta è fatta Meloni al vertice della prossima settimana nel quale proporrà la missione europea per stabilizzare i Paesi africani interessati al fenomeno migratorio. È più facile alzare una muraglia in mezzo al Mediterraneo.

Vedremo se di questa missione fantapolitica ne parlerà già oggi al Senato durante il question time. Potrebbe essere l’occasione per il primo confronto tra lei e Schlein.

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