Contro l’odio antisemitaIsraele deve fare la pace per vincere la guerra

Lo Stato ebraico lotta ogni giorno contro chi vorrebbe la sua fine: lotta oggi per non essere costretto a lottare per sempre. Perché sopravvivere a una vita fatta solo di conflitti e belligeranza è impossibile per chiunque

AP/Lapresse

Israele non sconfiggerà mai chi odia gli ebrei e Israele. Non sconfiggerà mai chi coltiva il proprio odio nei confronti degli ebrei odiando Israele, non sconfiggerà mai chi coltiva il proprio odio nei confronti di Israele odiando gli ebrei. Israele non sconfiggerà mai chi odia Israele non perché è governato in un modo o nell’altro, da questo o da quello, ma perché esiste e perché ambisce a sopravvivere. Israele non sconfiggerà mai chi odia gli ebrei salvo che questi si mettano a capo del corteo che esulta alla notizia del kibbutz denazificato.

Israele non sconfiggerà mai chi, oggi, nel 2023, disegna la stella sulle case degli ebrei, né sconfiggerà mai il suo nemico ancora più pericoloso, e cioè quello che davanti a una simile delizia dice che è «inaccettabile» (come il rastrellamento romano di ottant’anni fa, «inaccettabile», come Dachau, «inaccettabile», come Monaco 1972, «inaccettabile», come il bambino con la kippah preso a sassate, «inaccettabile», come il pogrom di sabato scorso, «inaccettabile», come una proposta contrattuale squilibrata, «inaccettabile», come un regolamento di condominio fatto un po’ male, «inaccettabile», come un rigore che non c’era, «inaccettabile», come la revisione di un palinsesto Rai, «inaccettabile»), ma poi allarga le braccia perché il tirassegno antisemita – «inaccettabile», per carità – mica può far dimenticare i crimini dell’“entità sionista”.

Israele non sconfiggerà mai chi assiste – senza capire, o fingendo di non capire, e in ogni caso nulla dicendo, nulla facendo – al clima pre-Kristallnacht che sinistramente lambisce le città di mezzo mondo. Israele non sconfiggerà mai chi cammina sulle pietre d’inciampo sventolando le bandiere che gli sgozzatori lasciavano a ornamento dei massacri di dieci giorni fa, né chi guarda lo spettacolo senza avvertirne il senso, la portata, le implicazioni, le premesse e, soprattutto, le promesse.

Ma non solo Israele non sconfiggerà mai tutto questo: Israele, inoltre, non avrà mai – come in realtà non ha mai avuto – alleati per sconfiggere tutto questo. Perché va detto: se Israele avesse avuto alleati, tutto questo non ci sarebbe stato; se avesse alleati, tutto questo sarebbe sconfitto.

E allora che cosa deve fare Israele? Deve fare la pace. Deve fare la pace non perché finisca la guerra di oggi, ma per non essere costretto a fare la guerra per sempre. Deve fare la pace per evitare che la guerra di oggi sia l’inizio di un’infinita vita di guerra. Deve fare l’impossibile per la pace, perché sopravvivere a un’infinita vita di guerra è impossibile. Deve fare la pace “in spite of all terror”, fare la pace “however long and hard the road may be”. E per fare la pace non può limitarsi a fare la guerra ai nemici di Israele e degli ebrei: per fare la pace deve fare la guerra a chi in Israele e da Israele vuole che Israele si imponga, si difenda e faccia la guerra ai suoi nemici nel nome di una predestinazione nazionalista anziché nel nome della civiltà laica e democratica. Israele deve fare la pace per vincere la guerra.

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