EcocriticaPerché economia e ambientalismo non possono più essere separati

La cultura della sostenibilità e la dialettica tra attività umane e natura è diventata fondamentale per una convivenza civile tra i cittadini. Come spiegano gli autori Carlo Baghetti, Mauro Candiloro, Jim Carter, Paolo Chirumbolo e Maria Luisa Mura nel saggio “Ecologia e lavoro” (Mimesis)

Perché riflettere al giorno d’oggi sui rapporti tra lavoro ed ecologia, attività umane e natura? Pur essendo pietre miliari della Costituzione Italiana (da un lato, vi è l’articolo 4 che sancisce il “diritto al lavoro”; dall’altro, l’articolo 9 che parla di “tutela dell’ambiente, anche nell’interesse delle future generazioni”; oltre chiaramente all’articolo che apre la Costituzione e ricorda che l’Italia è una “Repubblica fondata sul lavoro”), ci sentiamo di affermare con convinzione che questi principi fondamentali per una convivenza civile stiano attraversando un momento di profonda crisi, che sembra essere quasi irreversibile. Facendo riferimento a un testo uscito dieci anni orsono, si può parlare di “Costituzione incompiuta”, e cioè di un progetto civile e sociale mai realizzato interamente, di promesse e aspettative che, seppur in tempi e modi diversi, sono state disattese a danno dei cittadini italiani. La discussione su lavoro ed ecologia è assolutamente cruciale, e ci si deve impegnare a difenderli con urgenza.

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Come ha scritto Jason W. Moore, quando ci occupiamo di lavoro e natura, bisogna essere consapevoli che ci si riferisce sempre “a un’unità dialettica: lavoro-nella-natura, natura-nel-lavoro”. I due momenti non possono essere separati, e proteggere l’uno significa al tempo stesso, inevitabilmente, proteggere l’altro. Molto si è pubblicato in anni recenti sulle rappresentazioni culturali del mondo del lavoro da un lato e su quelle ambientali dall’altro. Le bibliografie sono, in entrambi i casi, nutrite e impreziosite da studi pregevoli, per qualità e profondità di indagine. Meno, fatte le dovute eccezioni, si è riflettuto sul rapporto lavoro-ambiente.

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In questo senso l’approccio interdisciplinare, vero e proprio elemento distintivo dell’ambientalismo e dell’ecocritica, è uno snodo fondamentale. Il dialogo tra saperi, discipline, punti di vista e rappresentazioni artistiche di segno diverso, diventa dunque un momento essenziale per dare spazio a nuove categorie critiche e a nuovi paradigmi interpretativi, scovare nuove reti. Ecologia e lavoro si pone anche questo obiettivo: creare uno spazio sinergico che possa dare il via ad altre simili iniziative scientifiche ed editoriali. È importante cambiare il modo in cui si guarda il mondo, in cui ci si guarda, modificare il pensiero, aprirsi a problematiche pensate in modo diverso. Il ruolo della cultura è, per citare ancora Iovino, centrale. Essa è: «Una strategia di sopravvivenza. La cultura ci aiuta a non disperdere la nostra memoria, a progettare la permanenza delle nostre idee, e anche a prendere le distanze, se necessario, da tradizioni che cospirano contro la nostra sopravvivenza anziché favorirla. La cultura di cui è portatrice l’ecocritica vuole essere una cultura della sostenibilità, proprio perché vuole mettere in luce come certe visioni del mondo, veicolate dall’immaginario creativo della letteratura, abbiano una valenza educativa fondamentale, e possano perciò contribuire a orientare costruttivamente la nostra cultura, facendone una forma di “evoluzione consapevole”, una “strategia di sopravvivenza”».

Da “Ecologia e lavoro (Mimesis), a cura di Carlo Baghetti, Mauro Candiloro, Jim Carter, Paolo Chirumbolo e Maria Luisa Mura, 442 pagine, 32,30 euro

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