ForzalavoroL’India e le settanta ore in azienda, l’occupazione oltre i dati e il rischio del presentismo

Nella newsletter di questa settimana: il miliardario indiano che ha chiesto di lavorare fino a 14 ore al giorno, i limiti della critica al proprio capo, i numeri positivi sull’occupazione e il Pil stagnante, la manovra e l’attesa del rating di Moody’s. Ma anche gli effetti dello smart working sulle città, le etichette di Linkedin e l’ultima cavolata di Elon Musk sull’intelligenza artificiale

(Unsplash)

LAVORARE 70 ORE, LAVORARE TUTTI
La versione indiana

Qui da mesi discutiamo di settimana corta, lavoro asincrono e flessibilità oraria. Poi, la scorsa settimana, è arrivato il miliardario indiano Narayana Murthy, cofondatore dell’azienda tech Infosys – ma più noto per essere il suocero del premier britannico Rishi Sunak – , che in un podcast ha detto che i giovani dovrebbero lavorare 70 ore a settimana per sostenere lo sviluppo dell’India.

«La produttività del lavoro in India è una delle più basse al mondo… Se non miglioriamo la produttività del nostro lavoro, non saremo in grado di competere con quei Paesi che hanno fatto enormi progressi. Quindi la mia richiesta è che i nostri ragazzi dicano: “Questo è il mio Paese. Mi piacerebbe lavorare 70 ore a settimana”»

🤌 Cosa????? A conti fatti, 70 ore a settimana su cinque giorni sono 14 ore di lavoro al giorno, 12 circa ore circa se si prende un solo giorno di riposo. Secondo Murthy, in pratica, la produttività viaggia parallela con le ore di lavoro. Più ore passi al lavoro, più sei produttivo.

Ma non si era detto il contrario?

🙏 Bollywork E infatti le parole di Murthy hanno sollevato un polverone, aprendo sui social il vaso di Pandora delle condizioni di lavoro in India, anche nelle aziende amministrate da lui stesso. «Non c’è tempo per socializzare, non c’è tempo per parlare con la famiglia, non c’è tempo per fare sport, non c’è tempo per divertirsi. Mi chiedo perché così tanti giovani abbiano attacchi di cuore», ha scritto su X il cardiologo Deepak Krishnamurthy.

🤯 Recidivi All’inizio di quest’anno, le proteste dei lavoratori e dei leader dell’opposizione hanno costretto il governo dello stato del Tamil Nadu a ritirare un disegno di legge che avrebbe consentito di aumentare l’orario di lavoro nelle fabbriche da otto a 12 ore. Murthy già nel 2020 aveva proposto che gli indiani lavorassero per un minimo di 64 ore a settimana per almeno due o tre anni, in modo da compensare il rallentamento economico dovuto al Covid. E un altro imprenditore aveva suggerito che i giovani lavorassero 18 ore al giorno all’inizio della loro carriera.

⏰ Fuori tempo La questione delle 70 ore di lavoro indiane suona anacronistica in un momento in cui in tutto il mondo, dopo la pandemia, si è rivalutato il rapporto con il lavoro. Anche in Cina la cultura del “996” è stata ritenuta illegale. Diversi studi dimostrano già che la produttività non è legata alle ore di lavoro. Anzi, secondo l’Ilo, le aziende che attuano politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata registrano tassi di assenteismo più bassi e una maggiore produttività.

  • «Aumentare la produttività non significa solo lavorare più ore. Si tratta di migliorare in quello che si fa: migliorare le competenze, avere un ambiente di lavoro positivo e una giusta retribuzione per il lavoro svolto», ha scritto su X il produttore cinematografico indiano Ronnie Screwvala.

😓 Che fatica Il dibattito indiano sembra un dejavù e rivela tutte le contraddizioni di un Paese povero cresciuto in fretta, con la popolazione che ha superato per numero quella cinese. Gli indiani in realtà lavorano in media più di 2mila ore l’anno, molto più di Stati Uniti, Brasile e Germania. Le lunghe ore di lavoro sono molto apprezzate, nelle aziende ci si aspetta che i lavoratori siano sempre reperibili e la giornata lavorativa dalle 9 alle 5 è più un suggerimento che una regola.

Risultato?

👉 La produttività del lavoro in India è di soli 8 dollari e 47 l’ora e già prima del Covid aveva cominciato a calare. Nuova Deli è ben lontana dai 136,5 dollari del Lussemburgo, dove si registra la più alta produttività al mondo, lavorando in media circa 500 ore in meno all’anno rispetto ai colleghi indiani.

 

L’ANGOLO DEL GIUSLAVORISTA
Occhio ai post 
Si può criticare il proprio datore di lavoro? Sì, ma con dei limiti. In questi tempi dove tutti comunicano sui social network con una certa disinvoltura, può essere utile sapere come tenersi alla larga da un procedimento disciplinare, come spiega Labour Weekly.

 

CHE LAVORO CHE FA
Secondo gli ultimi dati Istat, gli occupati a settembre 2023 sono aumentati di 42mila unità. Crescono di 27mila unità sia i dipendenti a tempo indeterminato sia gli autonomi, mentre i contratti a termine sono 12mila in meno. In tanti si sono chiesti: com’è possibile che i posti di lavoro continuino a crescere se il Pil è fermo?

  • Anzitutto, un aspetto preoccupante è il calo dei contratti a termine, che erano cresciuti ad agosto. L’ipotesi è che, dopo l’effetto traino della stagione turistica, i rapporti a tempo determinato in scadenza comincino a non essere rinnovati. Per cui ci si aspetta che questo calo continui nei prossimi mesi.
  • Una spiegazione ottimistica, per quanto riguarda l’aumento dei contratti stabili, è invece il cosiddetto labour hoarding, ovvero la tendenza a non licenziare e a stabilizzare la forza lavoro temporanea per non lasciarsi scappare i bravi e far fronte alla crisi demografica – spiega Dario Di Vico sul Foglio.
  • Le altre ipotesi sono un’ulteriore diffusione del part time involontario, visto il calo delle ore lavorate. Ma anche il delinearsi di un’economia caratterizzata da crescenti posti di lavoro a a bassa produttività e a basso costo del lavoro. I nuovi posti riguarderebbero i servizi low cost e non ad alta produttività, in cui più persone lavorano guadagnando però molto poco.
  • Ulteriore riflessione: il fatto che aumenti la disoccupazione e si riduca l’inattività potrebbe essere dovuto non a un aumento di opportunità sul mercato ma a un fattore di necessità. Il clima di fiducia dei consumatori è peggiorato, il reddito degli italiani cala e non sembra che la maggiore ricerca di un lavoro sia riconducibile alla possibilità di trovare migliori opportunità.


FUORI E DENTRO L’UFFICIO

Italia smart Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2023 i lavoratori da remoto in Italia sono 3,585 milioni, in leggera crescita rispetto al 2022. Con effetti sul mercato immobiliare e sulle città: il 14 per cento di chi lavora da remoto ha cambiato casa o ha deciso di farlo, scegliendo spesso zone periferiche o piccole città.

Troppo lavoro Secondo un sondaggio Gallup, quasi il 60% dei dipendenti negli Stati Uniti afferma che la propria organizzazione ha chiesto di assumersi ulteriori responsabilità, facendo un lavoro extra ma senza retribuzione aggiuntiva.


TRA LE ALTRE COSE
Manovra aperta La legge di bilancio 2024 è stata assegnata alla Commissione Bilancio del Senato. Fino al 14 novembre si tengono le audizioni, poi verrà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. La maggioranza si è impegnata a non presentarne, ma si ipotizza comunque un maxiemendamento su affitti brevi e tagli per le pensioni degli statali.

Ci siamo? Il cda di Tim ha approvato l’offerta d’acquisto vincolante da 22 miliardi presentata dal fondo statunitense Kkr per la parte della propria rete di infrastrutture. Non è previsto che l’operazione passi per l’assemblea degli azionisti, come chiedeva il primo socio di Tim, il gruppo francese Vivendi, che ha definito la decisione «illegittima».

In agenda Venerdì 10 novembre è atteso il nuovo rating di Fitch sull’Italia e il dato sulla produzione industriale a settembre. Il giudizio di Fitch arriverà in momento particolarmente delicato per il nostro Paese, anticipando la decisione più attesa, quella di Moody’s prevista per il prossimo 17 novembre.

 

COSE DI LAVORO
Un bel lavoro Il 56,5% degli italiani ritiene che un impiego nel settore pubblico offra le migliori garanzie. Ma poi i due terzi degli italiani ritengono che la ricerca di soddisfazioni sul lavoro sia più importante dell’avere un’occupazione stabile e ben retribuita.

Alert presentismo Una nuova ricerca suggerisce che è utile continuare a lavorare anche quando si è malati, a patto che si abbiano sintomi lievi. Ma attenzione al “presentismo”: quando non stiamo troppo bene per concentrarci, dovremmo restarcene a letto.

Da leggere Un approfondimento della Cnn racconta la vita dei lavoratori affetti da Adhd, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

Il consiglio L’ex recruiter di Google Nolan Church suggerisce di non usare il tag «open to work» su Linkedin. Suona un po’ da disperati, dice. Quando si fanno colloqui di lavoro, si deve dare all’azienda la sensazione che si hanno altre opzioni e che devono lottare per averci. «Il recruiting è come il dating».

La cavolata della settimana Elon Musk, dialogando con il premier britannico Rishi Sunak, ha detto che uno degli effetti dell’intelligenza artificiale sarà un mondo in cui non dovremo più lavorare perché le macchine lo faranno al posto nostro e in cui tutti percepiremo un reddito universale. Valutate voi.

 

Per oggi è tutto.

Buona settimana!
Lidia Baratta


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