Palazzo di vetro opacoL’intermediazione parassitaria dell’Onu e la necessaria convivenza mondiale

Le Nazioni Unite sono sempre più la centrale di accreditamento e di assoluzione delle più pericolose istanze aggressive e antidemocratiche del consorzio internazionale

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Metti che uno scriva questo: «L’Onu è un’associazione a difesa del crimine, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con la menzogna, tra il diritto e la verità, tra la giustizia e il sopruso, tra le democrazie e gli Stati canaglia». Fa platealmente il verso a una definizione che Leonardo Sciascia credo verso gli anni Sessanta del secolo scorso, e poi ancora in un famoso libro di raccolta di suoi scritti giornalistici dava della mafia. E tu ti aspetti che, se fai quel verso, venga non dico dalla comune plebe che grufola nella fogna social, ma almeno dai mediamente alfabetizzati, da chi ha letto e sa almeno un pizzico della vicenda politico-letteraria di questo disgraziato Paese, insomma da chi ci si aspetta che non sia irrimediabilmente ignorante abbestia, ti aspetti che gli venga non si dice un motivo di divertita meditazione, ma almeno una risata.

Macché. Ti arriva, sulla scorta della reazione della plebe diciamo così innominata, l’impettito rilievo dell’accademia engagé che si fa inquirente circa le fondamenta politiche e giuridiche di quella tua blasfemìa: «Ma come?! L’Onu come scudo dei criminali e parassita?! Ma dove l’hai letto?!». Al che non solo ti cadono le braccia, ma ti viene da pensare. 

Ti viene da pensare a come sia inenarrabile, eretica, estranea al patrimonio delle conoscenze comuni e condivise, la verità molto semplice e documentata del posizionamento appunto di intermediazione dell’Onu tra il normale corso delle democrazie e l’imperio delle organizzazioni statuali che fanno del crimine organizzato, della soppressione del diritto e delle libertà, il proprio modo di giustapposizione costituzionale. 

Ti viene da pensare a come la sconfinata zona di profitto parassitario, economico e politico, che i membri-canaglia ricavano da quell’intermediazione rappresenti l’ammissibile e tolleratissimo pegno che occorre pagare per il trionfo della “pace”, per la perpetuazione dello stato delle cose: l’equilibrio del mondo composto nell’ignominia assembleare capitanata dal malvissuto secondo cui Treblinka non viene dal nulla, partecipata con pari dignità dai plenipotenziari dei campi di rieducazione, rappresentata ineccepibilmente dai burattinai del terrore internazionale e dalle giurisdizioni che fanno abbattere a bastonate le renitenti al velo e ingentiliscono la scena delle città pacificate con ordinati filari di studenti impiccati.

Se si potesse far finta di discuterne seriamente almeno per qualche istante, in un orlo di decenza che evidentemente non è ricavabile dal manto strapaesano che avvolge il dibattito corrente su queste faccende, si potrebbe osservare che certo, l’Onu è una delle tante, ammalorate realtà politiche e di potere della convivenza mondiale con cui occorre fare i conti: con le democrazie obbligate a insinuarvi il poco di buono che è possibile, e affaticate  – perlopiù inefficacemente – a contenerne gli strabordamenti più osceni e i cedimenti più perniciosi alla cannibalizzazione che ne fanno le maggioritarie autocrazie liberticide. 

Ma riconoscere che si tratta di una realtà non trascurabile non dovrebbe comportare – e invece è proprio questo che succede, non da oggi e proprio presso chi avrebbe un dovere opposto – la legittimazione di qualsiasi sproposito «perché l’ha detto l’Onu», né che quell’assise continui a essere, com’è non da oggi, ma sempre più, la centrale di accreditamento e di assoluzione delle più pericolose istanze aggressive e antidemocratiche del consorzio internazionale.

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