Maidan-3La grottesca campagna di disinformazione russa per destabilizzare l’Ucraina

L’intelligence ucraina ha smascherato il piano del Cremlino per destituire il presidente Zelensky influenzando l’opinione pubblica con video falsi. La scelta di utilizzare deepfake nei video con il comandante in capo delle Forze armate ucraine, Valerij Zalužnyj, è particolarmente raccapricciante

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Un colpo di stato per destituire Volodymyr Zelensky. Sarebbe stato questo il fine ultimo dell’operazione organizzata dal Cremlino prevista tra il novembre e il dicembre di quest’anno, nome in codice Maidan-3. Il riferimento alla piazza centrale di Kyjiv non è casuale perché, come dichiarato dal presidente ucraino, «per loro [i russi] Maidan è un colpo di stato». Il piano scoperto dall’intelligence ucraina consiste in una campagna martellante di disinformazione finalizzata alla destabilizzazione del Paese, ma finora le prime azioni della Federazione Russa sono state al limite dell’amatoriale, a tratti grottesche. 

Lo scorso sette novembre i canali Telegram russi Radio Trukha e Trukha Barcelona hanno diffuso sui social due video con protagonista il comandante in capo delle Forze armate ucraine Valerij Zalužnyj, entrambi realizzati con l’uso del deepfake. Nel primo, il finto Zalužnyj accusa il presidente Zelensky di tradimento e dopo aver svelato la mano della presidenza dietro l’omicidio del suo consigliere – il maggiore Gennady Chastyakov è stato ucciso lo scorso 6 novembre con un pacco bomba nascosto tra i regali del suo compleanno – dichiara che il governo è pronto a uccidere anche lui così da «cedere il Paese ai russi». 

L’arringa si conclude con invito esplicito rivolto all’esercito ad abbandonare le postazioni di guerra marciare su Kyjiv. Il secondo video, pubblicato poco dopo, è un’ammissione di colpa mascherata da difesa: il falso di Zalužnyj accusa i media ucraina rei di aver «ovviamente» bollato il comunicato precedente come deepfake della propaganda russa. La scelta di sfruttare la figura del numero uno delle forze armate ucraine arriva dopo le dichiarazioni di Volodymyr Aryev, membro del partito Solidarietà Europea dell’ex presidente Petro Porošenko, che con un post su Facebook (cancellato poco dopo) ha chiesto le sue dimissioni dall’incarico. 

Questo tentativo quasi dilettantesco di inquinamento del dibattito è a tutti gli effetti parte di Maidan-3, un’iniziativa meno campata in aria di quanto possa apparire. Coordinata da Sergej Vladilenovič Kirienko, responsabile russo dei territori ucraini occupati dall’esercito di Putin, e da Vladislav Surkov, uomo chiave del Cremlino nel Donbas, Maidan-3 avrebbe dovuto agire su tre fronti: la politica interna ucraina, la tenuta della coalizione occidentale e il condizionamento dell’opinione pubblica internazionale. 

Come dimostrato dall’esempio del finto Zalužnyj, l’obiettivo dei russi in Ucraina era quello di diffondere il panico (con minacce di golpe interni e situazioni affini), creare conflitti tra la classe politica e le gerarchie militari oltre ad alimentare lo sconforto della popolazione civile puntando sulla retorica dell’inutilità della resistenza all’invasione e del fallimento della controffensiva anti-russa. Secondo il piano, anche la decisione di bloccare lo scambio di prigionieri di guerra avrebbe dovuto aumentare il malcontento della popolazione civile. 

Il Cremlino vuole sfruttare la war fatigue e in contemporanea si impegna a diffondere notizie false sugli scandali di corruzione interna al governo di Zelensky. Alla guerra sporca sui social media – i russi avrebbero investito una somma pari a 230 milioni di dollari solo per la propaganda su Telegram – gli uomini di Putin affiancano il terrorismo vero e proprio ed è per questo che il progetto Maidan-3 comprende una lista di figure chiave dell’establishment ucraino da assassinare: alcune strutture coperte comandate direttamente da Mosca avrebbero dovuto eliminare una lista di alti ufficiali del Paese mentre l’esercito russo, in concomitanza con le celebrazioni per il decimo anniversario della rivoluzione di Maidan, avrebbe intensificato i bombardamenti sulla capitale. 

Per fiaccare la coalizione occidentale, la Russia sa che la disinformazione e la propaganda filo-Putin da sole non bastano per condizionare i governi – nonostante i danni profondi causati al dibattito politico dell’ultimo decennio – e per questo l’arma più utile diventa il disinteresse per la guerra: i russi approfittano della questione mediorientale per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle vicende ucraine e allo stesso tempo, con l’aiuto delle fake news contro il governo di Zelensky, propagandare l’immagine di un’Ucraina inutilmente guerrafondaia, corrotta fino al midollo e restia a qualsiasi accordo di pace con la Federazione Russa. Uno Stato fallito che per la coalizione euroatlantica può solo essere di peso. 

Visto in questi termini, Maidan-3 è solo la traduzione in piano organizzato della strategia finora seguita dalla Russia e anche per questo rischia di essere sottovalutato dai media occidentali. La specifica di Maidan-3 è nella finalità golpista che non solo è esplicita, ma ha anche un precedente che dopo pochi mesi sembra essere già stato dimenticato: la Moldavia di Maia Sandu. 

Lo scorso febbraio, in occasione della nomina di Dorin Recean come primo ministro, la presidente Sandu ha dichiarato che la Russia stava tramando per «rovesciare l’ordine costituzionale per fermare il processo di integrazione europea», svelando un piano, scoperto grazie al sostegno logistico dei servizi di Kyjiv, che avrebbe previsto «azioni con il coinvolgimento di sabotatori con addestramento militare, mimetizzati in abiti civili, pronti a compiere azioni violente, attaccare edifici statali e prendere ostaggi».

All’epoca, l’opposizione guidata da socialisti e comunisti (entrambi partiti esplicitamente filorussi) hanno accusato il governo di aver inventato tutto e che in assenza di prove «tali dichiarazioni sono considerate una provocazione volta a trascinare la Moldavia nel conflitto armato, suscitare tensioni nella società e intimidire l’opposizione». 

Non mancano le prove. Una decina di giorni dopo, il 28 febbraio, diverse centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il governo filooccidentale con la scusa del caro-bollette e la sera stessa alcuni gruppi “spontanei” hanno tentato di assaltare il palazzo governativo. L’emergenza è rientrata con la stessa velocità con la quale sono esplose le tensioni e i tempi sospetti, così come il rilancio delle notizie anti-Sandu da parte della TASS (l’agenzia stampa ufficiale del Cremlino), hanno portato il deputato Oazu Nantoi a parlare di «guerra ibrida della Russia in Moldavia». Questa stessa guerra ibrida oggi si combatte in Ucraina e la scoperta di Maidan-3 non fa che confermarlo.

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