ForzalavoroLa vittoria dei capi sul rientro dietro la scrivania, le bestemmie in ufficio e la sfida degli operai svedesi a Elon Musk

Nella newsletter di questa settimana: dopo le conquiste del 2021 e 2022, ad oggi sono i datori di lavoro che stanno vincendo la lotta per il potere sui tempi e gli spazi di lavoro; la solita corsa di fine anno sulla manovra e le modifiche sulle pensioni degli statali; le nuove assunzioni degli insegnanti. Ma anche l’agonia dell’ex Ilva, il Mes e il salario minimo di destra e le dimissioni delle mamme

(Unsplash)

ALLA FINE, HANNO VINTO I CAPI?
A quasi quattro anni dall’inizio della pandemia, molte aziende sono ancora alle prese con la tensione tra i dipendenti che preferiscono orari flessibili e i capi che chiedono almeno un numero fisso di giorni di lavoro in presenza. Ma, dopo le conquiste del 2021 e 2022, ad oggi sono i datori di lavoro che stanno vincendo la lotta per il potere sui tempi e gli spazi di lavoro.

🧶 Riannodiamo il filo Dopo i lockdown, i lavoratori hanno ampiamente avuto il sopravvento sui dirigenti nella gestione degli orari di lavoro, soprattutto grazie a un mercato del lavoro favorevole che – anche grazie alla scarsità di manodopera – ha permesso di dimettersi per spostarsi in aziende che garantivano maggiore flessibilità. Era il periodo della Great Resignation. E i tentativi da parte del management di forzare il ritorno in ufficio, in alcuni casi sono stati addirittura motivo di aperta rivolta (ricordiamo le proteste in Amazon, ad esempio).

🧐 Bilanci di fine anno Ma il 2023 ha segnato un punto di svolta: in un contesto di indebolimento dell’economia – tra aumento dei tassi di interesse, inflazione, tagli e congelamento delle assunzioni – i capi stanno vincendo la partita. La scorsa estate è stata dichiarata la fine della Great Resignation e i tassi di licenziamento sono tornati al livello pre-pandemia. I lavoratori hanno iniziato ad avere meno libertà d’azione in un mercato del lavoro in fase di raffreddamento e il pendolo si è spostato verso i datori di lavoro. Molte aziende hanno ridotto la flessibilità, alcune hanno chiesto un ritorno completo dietro le scrivanie. Persino le società sinonimo del lavoro a distanza, come Zoom, hanno obbligato al rientro in presenza.

«In precedenza, i capi avevano incentivato i lavoratori a tornare in ufficio offrendo vantaggi come cibo e yoga gratuiti. I dipendenti comunque non andavano in ufficio, quindi hanno iniziato a sostituire le carote con i bastoni» – (Grace Lordan, professore associato di scienze comportamentali alla London School of Economics)

🥷🏻 Battaglia per la scrivania L’equilibrio di potere, d’altronde, è dettato dal mercato del lavoro. E se è più difficile uscire e trovare un’altra occupazione, il potere ritorna nelle mani del datore di lavoro. Questo è quello che è successo: dall’autunno del 2023, con il congelamento delle assunzioni, abbiamo assistito a un clima di «rientro tra i banchi di scuola». E, seppure in un contesto di lavoro ibrido, secondo gli esperti le regole su giorni e tempi saranno sempre più dettati dai datori di lavoro, con un numero maggiore di giorni in presenza.

😢 Che tristezza Secondo diversi sondaggi, questa perdita di potere dei lavoratori ha portato a una riduzione della fidelizzazione e della felicità nelle aziende. Si parla addirittura di Great Gloom, la grande tristezza, dei lavoratori. Che va ben oltre il ben noto Quiet Quitting e riguarda proprio il benessere mentale di chi lavora, con un aumento dell’apatia e della disconnessione rispetto agli obiettivi aziendali. Il che è grave soprattutto per l’Italia, che già ha un tasso di felicità sul lavoro tra i più bassi d’Europa.

😵‍💫 Senza equilibrio Secondo un nuovo rapporto della piattaforma Gympass, la chiave per il l’equilibrio tra vita e lavoro non è la quantità di giorni in presenza o a distanza, ma la possibilità di poter scegliere. I lavoratori che hanno avuto l’opportunità di scegliere risultano più produttivi, meno stressati, meglio riposati e hanno il doppio delle probabilità di dichiararsi soddisfatti del proprio capo. L’ibrido è «un’illusione di scelta», dicono, se è il capo che decide quali e quanti giorni si può lavorare a distanza.

🔮 Previsioni per il nuovo anno Dunque, ci avviciniamo al 2024 con i datori di lavoro che detengono più potere che in qualsiasi altro momento dal Covid-19. Tuttavia, questo non significa che il pendolo sia tornato completamente alla posizione pre-pandemia. La flessibilità si è radicata ormai in molti ambienti di lavoro e non è più vista come un privilegio. E i lavoratori potrebbero continuare ad avere maggior potere nei settori in cui c’è maggiore richiesta di personale, come nel comparto dell’intelligenza artificiale.

Ma per la maggior parte ci saranno meno opportunità di cambiare lavoro. Di conseguenza, si avrà meno potere quando si tratterà di negoziare retribuzione e flessibilità. A meno che non si avranno di fronte leader illuminati. Quelli che sanno che la cosa peggiore che può capitare a un’azienda non è il maggiore assenteismo, ma il presenzialismo di quelli che stanno sempre dietro la scrivania eppure sono poco felici e poco produttivi.

 

L’ANGOLO DEL GIUSLAVORISTA
Bestemmie in ufficio Il caso di questa settimana riguarda il dipendente di un call center di Bologna, che sarebbe stato licenziato a causa di una bestemmia durante l’orario di lavoro. Questa storia ha suscitato molto scalpore, i sindacati hanno proclamato uno sciopero, sono stati formulati appelli per l’intercessione del presidente della Cei. Al netto delle reazioni emotive, la legge consente di licenziare un dipendente che impreca ad alta voce contro la divinità? La risposta, come sempre, è «dipende».

 

LA SOLITA CORSA DI FINE ANNO
Il 12 dicembre è prevista la scadenza per la presentazione dei subemendamenti all’emendamento del governo sul disegno di legge di bilancio. Poi inizierà la discussione generale e si passerà al voto. Per la manovra sarà una corsa contro il tempo, come al solito. La capigruppo del Senato ha deciso lo slittamento in aula al 18 dicembre, rispetto alla data del 12 fissata in precedenza. Ma già si parla di altri rinvii. Il testo passerà poi alla Camera: a questo punto è scontato che il sì finale alla legge di bilancio arriverà solo tra Natale e la fine dell’anno.

Quattro emendamenti Al di là dell’impegno della maggioranza di non presentare richieste di modifiche, ci sono quattro emendamenti che arrivano dal governo: uno sulla revisione del calcolo delle pensioni dei dipendenti pubblici, a correzione del taglio previsto inizialmente per quattro categorie, con una tutela in più per medici e infermieri; uno sulla copertura dell’accordo sindacale con le forze armate e di polizia in tema di rinnovo dei contratti; uno legato agli investimenti, tra cui il ponte sullo Stretto; e uno per stanziare un fondo aggiuntivo per le regioni speciali che hanno avuto una penalizzazione con la delega fiscale.

Resta lo sciopero Per le pensioni di medici e infermieri, si prospetta una sorta di quota 46 per lasciare il lavoro in anticipo. L’emendamento del governo, però, non piace ai sindacati della sanotà. Che, dopo lo sciopero del 5 dicembre, confermano pure la piazza convocata per lunedì 18.

Si assume Al via i concorsi, con le nuove modalità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, per l’assunzione in ruolo di oltre 30mila docenti nelle scuole di ogni ordine e grado: i bandi sono stati pubblicati sul sito del ministero dell’Istruzione e del merito.

 

CATTIVISSIMO MES
Il capogruppo della Lega a Montecitorio, Riccardo Molinari, ha detto che probabilmente la discussione per la ratifica del nuovo trattato del Meccanismo europeo di stabilità prevista per giovedì 14 dicembre sarà rinviata a gennaio. La premier Meloni attende le decisioni del Consiglio europeo di giovedì e venerdì sulle politiche di bilancio e l’esito della trattativa sul Patto di Stabilità. In questo modo, avrebbe qualcosa in cambio da offrire agli alleati della Lega ostili al Mes.

 

SIAMO AL MINIMO
La maggioranza ha approvato alla Camera il testo che delega il governo a varare entro sei mesi un meccanismo alternativo al salario minimo a 9 euro l’ora proposto dalle opposizioni. Nella nuova legge, però, non si parla di salario minimo ma solo di «retribuzioni eque». In risposta, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha annunciato mobilitazioni nelle piazze e la riapertura della petizione per il salario minimo, che potrebbe diventare la base di partenza per una legge di iniziativa popolare sui 9 euro l’ora.

 

IL NUOVO REDDITO
Il governo punta ad anticipare la presentazione delle domande per ottenere l’Assegno di inclusione, il nuovo strumento di contrasto alla povertà destinato da gennaio anche agli ex percettori del reddito di cittadinanza con un figlio minore o un disabile a carico: l’avvio è previsto lunedì 18 dicembre, contro il rischio che le famiglie possano perdere una mensilità del sostegno, ma anche per evitare il sovraffollamento da clic day. Dalle prime stime dell’Inps, saranno 737.400 i nuclei familiari interessati.

 

IL DILEMMA DELL’ILVA
L’assemblea della scorsa settimana sull’ex Ilva ha sancito l’ennesima rottura tra Arcelor Mittal (che ha in mano il 62%) e il socio pubblico Invitalia (che detiene il 38%). L’azienda chiede da mesi un rifinanziamento di almeno 1 miliardo, senza il quale i forni si spengono. Invitalia si è detta disposta a versare la sua parte, tra i 320 e i 380 milioni, ma Arcelor Mittal si è chiamata fuori per l’ennesima volta. Fim, Fiom e Uilm, che hanno tenuto una conferenza di fronte a Palazzo Chigi, hanno ottenuto una convocazione del governo per il 20 dicembre e dicono di essere pronti a un presidio permanente se non otterranno risposte.

 

TAVOLO AUTO
Il primo tavolo permanente per lo sviluppo dell’automotive istituito dal Mimit d’intesa con Stellantis si è concluso con molte promesse e altrettanti dubbi. Il governo ha detto che vuole riportare la produzione di veicoli a 1 milione, grazie alla chiusura di un’intesa con Stellantis, arrivando nei prossimi anni a 1,5 milioni con lo sbarco di un nuovo costruttore. Si parla di miliardi di risorse, compreso il nuovo ecobonus del prossimo anno, a patto che le auto vengano prodotte in Italia. I sindacati però sono impazienti di passare dalle parole ai fatti, a partire dal caso più urgente dello stabilimento di Termoli.

 

COSE DI LAVORO
Faro americano Gli Stati Uniti hanno registrato quasi 200mila posti di lavoro in più a novembre, con la disoccupazione che scende al 3,7 per cento: un dato inaspettato, che segnala una crescita più duratura e robusta di quanto si immaginasse.

Senza speranza Sono oltre 44 mila le mamme italiane che nel 2022 hanno lasciato il lavoro, con un aumento del 17,1% rispetto al 2021. Nella stragrande maggioranza, il 72,8%, le dimissioni sono state presentate da donne che denunciano le difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro.

Musk Factor Lo sciopero dei 130 operai svedesi della Tesla ha innescato un braccio di ferro con Eleon Musk, da sempre contrario alla sindacalizzazione dei suoi dipendenti. Gli operai hanno di fatto chiesto l’applicazione del contratto collettivo dei metalmeccanici, Tesla ha risposto di no. E da qui si è aperto uno scontro che vede contrapposti il modello sociale europeo e il miliardario padrone di X. Ora Tesla è sbarcata con un maxi investimento sulle batterie anche in Germania. Dove l’IG Metall, la potente organizzazione dei metalmeccanici, difficilmente si farà calpestare. Vedremo chi vincerà.

 

COSE DELLA SETTIMANA

  • Mercoledì 13 dicembre la Fed e giovedì 14 dicembre la Bce e la Bank of England renderanno note le decisioni di politica monetaria. Si prevede che i tre istituti mantengano i tassi stabili.
  • Mercoledì 13 dicembre l’Istat diffonde i dati sul mercato del lavoro del terzo trimestre.
  • Venerdì 15 dicembre arriva il dato sull’inflazione a novembre.

 

Per oggi è tutto.

Buona settimana!

Lidia Baratta

 

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