Guerra cognitivaLe preoccupanti narrazioni strategiche filo Cremlino in Italia

Secondo l’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, la Russia interferisce nel nostro tessuto democratico propagando l'idea che gli Stati occidentali, inclusa l’Italia, siano controllate da élite globaliste e che le decisioni politiche siano dettate da interessi esterni anziché dalla volontà popolare

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Perché l’ambasciata russa a Roma dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha all’improvviso prelevato quattro milioni di euro in banca? Il fatto che l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al tempo del Covid abbia scavalcato il ministro Roberto Speranza nel chiedere direttamente per telefono a Mosca l’invio della famigerata missione di medici e infermieri di cui poi è stato attestato che erano in realtà soprattutto spie: c’entra qualcosa col fatto che lo stesso Conte in Largo Cairoli 6 di Roma sia condomino con un Centro di Cultura e Scienza Russo che per statuto ha proprio l’incarico di sostenere i punti di vista del governo di Mosca? È casuale che la figlia del direttore di questo stesso Centro abbia ora vinto un concorso per assistente al Senato italiano superando centinaia di altri concorrenti? 

Proprio in Senato queste e altre domande sono state fatte lunedì nel corso del convegnoLe narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla NATO, le politiche estere e di sicurezza occidentali e i rischi di guerra nucleare”, presentazione di un rapporto dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici con la presenza del  senatore di Azione Marco Lombardo. Come ha ricordato appunto Lombardo, un convegno sulla narrazione filorussa in questo momento è importante proprio perché c’è «un’urgenza di cui però purtroppo nessuno parla, ed è un’urgenza segnalata in ultimo dalla risoluzione approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo sulle ingerenze straniere nei processi democratici». Ingerenze che, ricorda sempre Lombardo, «rischiano di avere un impatto importante anche in vista delle prossime elezioni europee». La stessa «aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina è stata preparata attraverso la guerra cognitiva ben prima del 24 febbraio 2022».

Direttore dell’Istituto Germani, Luigi Sergio Germani ha peraltro ricordato che certi metodi della Russia di Putin vengono direttamente dai tempi dell’Urss. «La disinformazione è un’arma soprattutto degli Stati autocratici», ma «si inserisce nel concetto più ampio di misure attive»: «un concetto che viene dal Kgb e che indica operazioni di influenza e di sovversione che mirano a destabilizzare un Paese ritenuto avversario attaccando la sua coesione sociale, acutizzando le divisioni, delegittimando le istituzioni e creando turbative nelle sue alleanze internazionali». Queste misure attive «erano l’anima è il cuore del Kgb e oggi sono l’anima e il cuore dei servizi segreti russi, che non fanno solo spionaggio. Lo spionaggio ovviamente è una componente importantissima, però fanno anche sovversione. Anzi, la sovversione nella tradizione operativa dell’Intelligence sovietica e oggi russa è considerato un attività superiore allo spionaggio». 

Secondo questa analisi, durante la Guerra Fredda l’Italia fu fortemente destabilizzata dalle misure attive sovietiche per il fatto che le campagne di disinformazione e propaganda si potevano appoggiare sul Pci: finanziato da Mosca e al contempo «strumento di influenza ma anche di spionaggio capillare a favore dell’Urss». Germani ricorda come «le misure attive comprendevano anche il sostegno occulto a gruppi terroristici ed eversivi come le Brigate Rosse, che venivano finanziate e appoggiate non direttamente dal Kgb ma da alcuni servizi del Patto di Varsavia. Soprattutto i cecoslovacchi». Ma c’è un’onda lunga, nel senso che tanti miti disinformativi della propaganda sovietica all’epoca sono gli stessi che oggi vengono ripetuti e diffusi da molti influencer italiani filo russi: il carattere militarista aggressivo delle politiche americane e della Nato; i rischi crescenti della guerra nucleare da attribuire alle politiche americane e della Nato; la democrazia rappresentativa come finzione. 

La differenza e che allora si diceva «in realtà comanda il capitale» e adesso «in realtà comandano le élites globaliste». Ma «anche allora si diceva che l’Unione Sovietica perseguiva una politica di pace e di stabilità internazionale mentre in realtà si armava sempre di più e perseguiva l’egemonia globale una strategia appunto di sovversione delle democrazie. E non dobbiamo dimenticare i miti antisionisti che venivano diffuse dalla propaganda sovietica». «L’antisemitismo era proprio istituzionalizzato nel sistema sovietico». 

Negli anni Novanta le misure attive vennero drasticamente ridimensionate dalla Russia post-comunista, anche se continuò un intenso spionaggio dell’Occidente. Ma pure in quella decade iniziano sia un’intensa collaborazione tra intellettuali italiani ed europei di estrema destra e intellettuali ultranazionalisti russi come Alexander Dugin, che comincia a venire molto spesso in Italia; sia gli ingenti investimenti in Italia da parte della mafia russa e degli oligarchi. Dal 2000 al 2012 Putin rilancia e modernizza la tradizione sovietica delle misure attive a partire dalla disinformazione, sfruttando le nuove tecnologie nel cyberspazio per sviluppare un modello di guerra ibrida che viene però in questa fase applicato essenzialmente all’interno dello spazio post-sovietico, ad esempio in Georgia.

In Italia Putin punta a sviluppare buoni rapporti con l’establishment politico ed economico, a partire dai contrapposti leader Berlusconi e Prodi. «Proprio in questa fase nel mondo accademico e dei media anche italiani si diffonde una particolare percezione della Russia che abbiamo chiamato Russlandversteher. E cioè, l’idea che tra Roma e Mosca ci debba essere un rapporto speciale, e che anche se l’Italia appartiene alla Nato e all’Unione Europea deve comunque essere molto sensibile agli interessi geopolitici russi».

La crisi finanziaria del 2008 crea nuove vulnerabilità, con la spaccatura nelle democrazie fra classi dirigenti e cittadini perché i governi non sono più in grado di redistribuire la ricchezza. Dal 2012 ciò viene utilizzato per destabilizzare le democrazie, dopo che Putin tornato al Cremlino si è visto a sua volta sfidato da proteste di massa, e come risposta ha sia instaurato un sistema più repressivo all’interno; sia radicalizzato la sfida della Russia nei confronti dell’Occidente. Da qui la decisione strategica di utilizzare il modello della guerra ibrida non solo nello spazio postsovietico, ma anche nei confronti delle democrazie occidentali. Mosca sostiene dunque la crescita delle forze populiste e sovraniste come Movimento Cinque Stelle, Lega e ambienti di Fratelli d’Italia, allo stesso tempo in cui continua questa strategia di cooptare le élites. 

In quegli anni si sviluppa quello un vero e proprio ecosistema di disinformazione e propaganda filo Cremlino che agisce in tutto il mondo e che promuove narrazioni strategiche con lo scopo di accrescere la sfiducia e l’ostilità dell’italiani nei confronti degli Stati Uniti, della Nato, dell’Unione Europea e del proprio governo, proprio sfruttando temi che suscitavano allarme e preoccupazione nell’opinione pubblica: dalla emergenza immigratoria al terrorismo jihadista, alla crisi economica e al Covid. Adesso, dopo l’attacco di Hamas, anche riprendendo tematiche antisionista e antisemite.

Responsabile dell’Osservatorio Ucraina dell’Istituto Germani, Massimiliano Di Pasquale ha appunto ricostruito il modo in cui questo ecosistema a un certo punto è passato dall’appoggiare le campagne No Vax al diffondere propaganda anti-ucraina e ora anche a diffondere narrazioni pro-Hamas. In tutto l’Occidente, ma ad esempio mentre in Francia certi slogan vengono ripresi essenzialmente da outlet informativi «alternativi», in Italia finiscono in Rai e nelle grandi rete tv private. «Nei primi mesi della dell’aggressione russa su larga scala abbiamo visto propagandisti che lavorano per outlet del Cremlino o addirittura per giornali dell’esercito russo spacciati per opinionisti nei talk show».

La narrazione anti-ucraina era stata portata avanti fin dal 2014. Poi, «tra il marzo 2020 e l’aprile 2022 i media e anche lo stesso Sputnik Italia sembrano occuparsi di meno della guerra in Ucraina anche perché in quel momento il conflitto era un conflitto a intensità medio-bassa e si concentra sul discorso del Covid. E gli outlet filo russi in Italia hanno due tipi di narrazioni sul Covid. C’è chi come Sputnik ha una narrazione diciamo un pochino meno aggressiva, meno violenta meno apocalittica». Si sostiene che la Russia a differenza dell’Unione Europea aiuta veramente gli italiani perché appunto si appresta a soccorre gli italiani con la famosa operazione dei militari, oppure che il vaccino Sputnik è migliore rispetto ai vaccini occidentali di Big Pharma, «sempre con un certo retrogusto antisemita». Ma ci sono outlet che rimandano a narrazioni ancora più estreme: «il vaccino non esiste, siamo costretti a vaccinarci da una dittatura sanitaria». Secondo Di Pasquale è interessante che tutte queste chat no vax di Telegram che si diffondono in questo periodo si convertono improvvisamente in chat pro Putin nel momento in cui inizia l’invasione su larga scala, il 24 febbraio del 2022. 

A quel punto, il messaggio diventa quello sintetizzato nell’aprile del 2021 in un articolo a firma Timofey Sergeytsev che col titolo “L’Ucraina di cui nessuno ha bisogno la Russia in primis” è pubblicato da Sputnik Italia, e in cui si sviluppano tutti i temi che verranno poi martellati dai filo-Putin: che l’Ucraina è russofoba; che l’Ucraina è guidata da una giunta nazista; che l’Ucraina dovrebbe essere trattata come la Germania nazista ossia denazificata; che le autorità ucraine sono responsabili del genocidio in Donbas; che in Ucraina si glorifica ogni giorno il nazismo e soprattutto l’antisemitismo;  che l’Ucraina non rispetta gli Accordi di Minsk; che a Odessa nel 2014 i terroristi nazionalisti hanno bruciato i corpi dei manifestanti; che Euromaidan è stato un golpe nazista. 

Antonio Talia, Giornalista di Radio 24 e autore di un libro sulle spie russe in Italia, ha ricordato alcune vicende come quella di Aleksandr Korshunov. Dirigente di una azienda del settore aerospaziale russo che era anche un tenente colonnello dell’Fsb, con la missione di recuperare in giro per il mondo ritrovati di tipo tecnologico che la Russia non riesce a produrre da soli, in particolare nel settore aerospaziale. «In particolar modo cerca di “bucare”, come si dice in gergo la General Electric Aviaton, grande multinazionale americana del settore aerospaziale, ma non riuscendo a entrare dalla porta principale dagli Stati Uniti entra attraverso la porta secondaria di una controllata italiana, in cui recluta un giro di sei ingegneri che gli passano dispositivi che possono essere utilizzati per velivoli sia civili ma che militari».

Gli Stati Uniti se ne accorgono, chiedono l’estradizione, Korshunov è arrestato nel settembre del 2019 a Capodichino, e questa richiesta di estradizione viene valutata come assolutamente motivata dalla Corte d’Assise di Napoli. Dopo che Putin ha reagito attaccando Italia e Stati Uniti al Forum di Vladivostock, la Russia chiede però a sua volta l’estradizione accusando l’agente di aver rubato alla sua azienda l’equivalente di centocinquantamila euro. Nel luglio del 2020 il grillino ministro Alfonso Bonafede decide di rimandarlo in Russia. «Aleksandr Korshunov rientra in patria», spiega Talia, «e vi posso garantire, avendo fatto le ricerche con colleghi giornalisti russi non filo Cremlino, che non viene né giudicato né condannato, ed è tuttora liberissimo di girare per Mosca con la sua Bmw». 

Membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Germani, Giovanni Ramunno ha paragonato la tecnica delle misure attive al virus. «Il veleno è iniettato a piccole dosi per evitare che il corpo sociale le respinga. Il Dna viene inoculato nella cellula sana dell’opinione pubblica sana, ma poi si replica: nei media, nei think tank, in tutti le diramazioni dell’opinione pubblica e del pluralismo. Replicandosi aumenta in maniera virale».

Studioso di politica interna ed estera russa, Lorenzo Crippa ha sottolineato come «la comunicazione strategica russa in Italia abbia utilizzato il tema dell’interesse nazionale italiano in modo strategico», «soprattutto presentando le politiche europee e le politiche occidentali appunto come contrarie a quelli che vengono presentati come gli interessi Strategici gli interessi nazionali del Paese», con «una certa insistenza su argomenti di tipo economico». «Si promuove una percezione dell’interesse nazionale esclusivamente in termini economici. Per esempio: le politiche Europe e le politiche italiane di sostegno all’Ucraina hanno compromesso le relazioni commerciali d’Italia e Russia. Hanno dunque danneggiato l’economia italiana e sono di conseguenza contrarie agli interessi nazionali italiani».

Gli interessi russi e italiani vengono poi tendenzialmente presentati come quasi equivalenti o paralleli, gli Stati Uniti e la Nato sono incolpati di essere i veri responsabili della guerra in Ucraina, «e infine c’è anche un attacco alla classe politica dirigente italiana presentata appunto come mera esecutrice dei voleri di Washington e di Bruxelles». «Una narrazione che in realtà non è chiaramente iniziata con la cosiddetta operazione speciale militare dell’anno scorso», ma che dal 2022 ha raggiunto il parossismo. «Vista l’insistenza su argomenti di tipo economico», la proposta è «promuovere una cultura di sicurezza nazionale più forte, più moderna è più solida, sia all’interno chiaramente della classe politica ma anche più in generale tra la popolazione». Obiettivo: far capire «che molto spesso la scelta economicamente più conveniente in un dato momento, per esempio continuare a dipendere dal gas russo dopo il 2014 non è necessariamente la scelta che porta maggiore sicurezza nel lungo termine, e come abbiamo visto nel 2022 e molto spesso minore sicurezza nel lungo termine significa anche maggiore maggiori costi economici nel lungo termine».

Ma, appunto, in conclusione il moderatore Aldo Torchiaro ha ricordato la storia della «ambasciata russa di Roma che ha prelevato milioni di euro andando in banca in continuazione. A un certo punto sembra che il direttore abbia detto: ma, insomma, dobbiamo motivarle queste operazioni! Gli hanno risposto: perché temiamo l’esito delle sanzioni, magari ci bloccano il conto e non possiamo più pagare il personale, i tanti giardinieri impiegati nella villa dall’ambasciatore russo a Roma». Secondo Torchiaro, «niente di più falso, naturalmente! Nei protocolli internazionali era garantito dall’inizio che per le sedi diplomatiche non sarebbero stati intaccati i conti. E quindi perché hanno prelevato milioni di euro? Perché li hanno usati così generosamente durante questi due anni di interazione con i media?». Un interrogativo che il convegno ha lasciato «aperto».