Spirito di compromessoSul nuovo Patto di stabilità Ue, l’Italia ha accettato le condizioni di Francia e Germania

I ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno raggiunto all’unanimità l’intesa sulle regole che garantiscono la disciplina di bilancio dei Ventisette, sospese durante la pandemia. Prima di entrare in vigore, la riforma dovrà essere approvata nel negoziato con il Parlamento europeo

Il ministro delle Finanze francese, Bruno le Maire, e quello tedesco, Christian Lindner | AP/Lapresse

Ci sono voluti mesi di discussioni, ma alla fine un accordo è stato raggiunto. È stata trovata l’intesa sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita tra i ministri delle Finanze, ora andrà negoziata con il Parlamento europeo, in modo che possa essere definitivamente approvato entro la fine della legislatura.

Invariati i due parametri previsti dai Trattati: il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrà essere inferiore al sessanta per cento e quello tra deficit e Pil non dovrà superare il tre per cento. In più, gli Stati concorderanno con la Commissione piani di spesa individuali della durata di quattro anni, estendibili fino a sette se si realizzano riforme e investimenti per la crescita. E in caso di apertura di una procedura per deficit eccessivo, gli Stati dovranno ridurre il disavanzo con aggiustamenti di bilancio pari allo 0,5 per cento del Pil all’anno. Mentre i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al novanta per cento dovranno ridurre il debito dell’un per cento medio annuo per la durata del loro piano di spesa, e di 0,5 per cento se si trovano nell’intervallo 60-90 per cento.

«L’accordo tra i ministri delle Finanze è stato unanime, a dimostrazione dell’equilibrio della proposta sul tavolo», ha affermato stasera in una conferenza stampa la ministra delle Finanze spagnola, Nadia Calviño, che ha presieduto la riunione ministeriale. «Il compromesso garantisce quella natura anticiclica contenuta nella proposta originale della Commissione europea e prevede un periodo transitorio da qui al 2027 per tenere conto del forte aumento dei tassi d’interesse».

Quel che più conta, però, è la dimensione politica. «Francia e Germania stringono il Patto. L’Italia, ancora una volta isolata, si deve arrendere e accettare le condizioni di Berlino e Parigi», scrive oggi Repubblica. «Il summit tra Le Maire e Lindner, svoltosi martedì nella capitale d’Oltralpe, aveva di fatto definito il “pacchetto” e l’unico Paese che ancora non aveva dato il suo via libera era l’Italia. Una situazione insostenibile, a giudizio degli alleati. Di fronte al “sì” di tutti i “falchi” del nord Europa e delle “colombe” del sud come la Spagna (che da presidente di turno dell’Ue ha spalleggiato Eliseo e Cancelleria), il governo Meloni appariva sempre più come il partner dispettoso ma debole».

È chiaro che l’Italia non è in grado di inserirsi nella direttrice nel dibattito tra Francia e Germania. Battere i pugni sul tavolo può funzionare nell’eterna campagna elettorale italiana, ma quando si tratta di raggiungere risultati a Bruxelles conta meno.

Proprio ieri, al termine del tavolo di trattative, il Commissario agli Affari monetari Paolo Gentiloni ha detto: «Sebbene i negoziati abbiano aggiunto un po’ di complessità ai testi, rispetto alla nostra proposta, ne conservano gli elementi fondamentali: il passaggio a una pianificazione a medio termine; una maggiore titolarità da parte degli Stati membri dei piani di bilancio; e la possibilità di perseguire un aggiustamento più graduale che rifletta gli impegni in vista di investimenti e riforme».

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