AttaboyChi è Gabriel Attal e perché Macron lo ha scelto come suo premier

Il trentaquattrenne ex ministro dell’Istruzione è al momento il politico più popolare di un governo in crisi di consensi dopo la riforma delle pensioni e dell’immigrazione ottenute da Elisabeth Borne, che ora ne paga il costo politico

LaPresse

Gli opinionisti francesi non hanno ancora trovato una motivazione istituzionale alla decisione di Emmanuel Macron di nominare il trentaquattrenne ministro dell’Istruzione Gabriel Attal come primo ministro, il più giovane nella storia della Quinta Repubblica. Infatti il premierato di Elisabeth Borne ha lasciato il segno con due grandi battaglie destinate a rimanere a lungo al centro del dibattito pubblico francese, a cominciare dalla riforma delle pensioni, accolta da mesi di proteste in tutta la Francia. La ormai ex premier, davanti a ondate di scioperi inedite, ha risolto il nodo della riforma utilizzando il controverso articolo 49.3 della Costituzione, in passato addirittura definito da François Hollande come «una brutalità, una negazione della democrazia»: uno strumento utile a bypassare l’iter parlamentare della legge e giungere alla diretta approvazione del Presidente della Repubblica. 

Più recente ma non meno problematica, è invece la serie di vicissitudini culminate nell’approvazione della legge sull’immigrazione. Anche in questo caso Borne è stata danneggiata da un’insufficiente adesione parlamentare, risoltasi in un processo di pesante modifica del testo originale della legge finalizzato a conquistare i voti dei Les Républicains (LR), la formazione di riferimento del centrodestra francese. La legge è stata votata anche dal Rassemblement National di Marine Le Pen, creando un’ulteriore frattura nel partito di governo.

Il governo Borne ha incarnato al meglio la tenacia del macronismo davanti alle difficoltà parlamentari e popolari – basti pensare che il 49.3 è stato utilizzato ben ventitré volte nel corso dell’ultimo anno –, la nomina di Attal va nella direzione opposta, ovvero quella della riappacificazione. In questo momento, stando ai sondaggi, Gabriel Attal è il politico più popolare di Francia. Inoltre da ministro dell’Istruzione ha promosso riforme che sono piaciute a frange elettori di destra e sinistra.

Agli inizi schieratosi nelle fila della sinistra francese come militante dei giovani socialisti negli anni della presidenza Hollande, Attal ha appoggiato in seguito la campagna elettorale di Macron, arrivando nel 2018 a ricoprire il ruolo di sottosegretario al ministero della Gioventù. Durante il Covid è stato designato portavoce del governo, dimostrando eccellenti qualità comunicative. Nel 2022 è diventato ministro dei conti pubblici, distinguendosi durante le proteste contro la riforma delle pensioni, per essere uno dei pochi membri del governo ad aver difeso pubblicamente l’impopolare legge. 

Dopo essere diventato ministro dell’Istruzione nel luglio 2023, Attal ha gradualmente aumentato il suo consenso tra gli elettori al punto da eclissare figure di spicco del macronismo quali il ministro dei trasporti Clément Beaune e il ministro degli interni Gérald Darmanin – da molti considerato l’erede naturale dell’attuale presidente alle elezioni del 2027.

Tre i principali propositi politici promossi da Attal durante i cinque mesi al dicastero ci sono l’applicazione del principio di laicità nelle scuole, la campagna di contrasto al bullismo e la lotta all’abbassamento del rendimento scolastico.

La laicità alla francese intende la scuola come l’istituzione che forma il cittadino. Al fine di elevare gli studenti nel nome dei valori della Repubblica, ogni forma indumento che richiama alla religione non è ammesso negli istituti. Se questo fondamento è già presente al momento dell’arrivo di Attal al ministero, le forti pressioni degli istituti scolastici al governo hanno reintrodotto l’esigenza del divieto esplicito di alcuni indumenti religiosi, tra tutti l’Abaya e la qamis. Questo provvedimento ha goduto di un forte appoggio dell’elettorato di destra, oltre che a monopolizzare per diverse settimane l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema.       

Per ciò che riguarda la campagna contro il bullismo, il ministero di Attal ha sottoposto a oltre 7,5 milioni di ragazzi francesi un questionario riguardante diverse forme di prevaricazione che vanno dall’emarginazione alle violenze sessuali. Gli studenti sono stati chiamati a riempire una griglia di valutazione in base alla gravità e alla frequenza dei torti subiti e a dichiarare, in forma anonima, le proprie esperienze di bullismo. Se da un lato il personale scolastico ha plaudito un provvedimento che è servito a liberare la parola, dall’altro ha criticato una misura priva di strumenti idonei a lottare contro il fenomeno sul lungo termine.

Dopo i deludenti risultati individuati dall’istituto Pisa  per il rilevamento dell’efficacia dei sistemi di istruzione statali, Attal ha proposto un’ampia riforma del sistema scolastico incentrata principalmente alla rielaborazione dei programmi e all’introduzione di esami intermedi. La proposta di riforma viene accolta con entusiasmo solo da una parte dell’elettorato, mentre i sindacati la etichettano subito come vetrina politica. Il mondo della scuola, infatti, chiede piuttosto misure utili a lottare contro le vere preoccupazioni dell’istruzione: la mancanza di insegnanti e supplenti, i salari insufficienti e l’affollamento delle classi.

Nonostante le critiche durante il suo incarico al ministero dell’Istruzione, la popolarità di Attal è cresciuta nel 2024, diventando un vantaggio politico per Macron in vista delle elezioni presidenziali del 2027 e per migliorare gli indici di approvazione dell’esecutivo al minimo dopo la riforma delle pensioni e la legge immigrazione.