ForzalavoroIl calo dell’ambizione, il mismatch dei desideri e la catena di burrito che offre lo psicologo gratis

Nella newsletter di questa settimana: gli avanzamenti di carriera ci interessano di meno e la colpa è anche delle aziende, il disallineamento tra domanda e offerta peggiora, all’Ilva continuano gli scioperi e non abbiamo ancora una soluzione, gli agricoltori continuano a protestare e a bloccare le strade, il governo risparmia (e non poco) con il nuovo Rdc, mentre negli Stati Uniti si incitano i dipendenti a piangere in ufficio

(Unsplash)

Davvero non siamo più ambiziosi?

Più o meno un anno fa, il New York Times scriveva che stavamo entrando in una nuova “era dell’anti-ambizione”, quella in cui si guarda al lavoro solo come un mezzo per avere uno stipendio e pagare le bollette. Senza particolari motivazioni e senza sgomitare per fare carriera.

Il trend sembrerebbe confermato anche nell’ultimo Randstad Workmonitor del 2024. Viene fuori che il lavoro è importante nella vita per il 72 per cento degli italiani, in calo di cinque punti rispetto a un anno fa. E si dice «motivato» nel ruolo attualmente ricoperto il 60 per cento, nove punti in meno. Solo poco più della metà, il 51 per cento, si descrive come «ambizioso» per la propria carriera.

Ma davvero abbiamo «perso la spinta» come hanno titolato molti giornali?

Sempre dal report di Randstad, viene fuori in realtà che i più giovani non vedono il lavoro solo come un “bancomat”. Tra i nuovi entrati nel mercato del lavoro, il 67 per cento della Generazione Z e il 57 per cento dei Millennial si dice ambizioso. Poi, però, l’ambizione decresce con l’avanzare dell’età.

📖 Leggi — L’era dell’anti-ambizione

Ascensore bloccato Per la grande maggioranza dei lavoratori italiani il problema è che in Italia è sempre più difficile ottenere promozioni economiche e avanzamenti di carriera.

  • D’altronde, ad oggi sono scaduti 114 contratti collettivi di lavoro, il 61 per cento del totale. E sono in attesa di rinnovo oltre 7,6 milioni di dipendenti del settore privato su 13,2 milioni totali.

I manager italiani chiedono espressamente ai dipendenti motivazioni personali e ambizioni professionali in meno della metà dei casi (46 per cento). E appena il 34 per cento dei lavoratori sente di poter parlare liberamente con il proprio capo delle aspettative di carriera.

Non è un caso, forse, che i giovani all’ingresso nel mercato del lavoro siano anche meno motivati rispetto ai colleghi più anziani.

Quasi metà (49 per cento) degli italiani in passato ha richiesto al proprio capo un miglioramento di condizioni o retribuzione. In molti casi, senza ottenerlo. Tanto che per il 24 per cento la mancanza di opportunità di carriera è la motivazione per cui si lascia il posto di lavoro.

Nel 60 per cento dei casi, il datore di lavoro italiano non parla mai di possibilità di avanzamento di carriera. Nella media europea, questa percentuale è al 33 per cento. Poi ci chiediamo perché tanti giovani preferiscano andare a lavorare all’estero.

Il 67 per cento dei lavoratori italiani pensa che la responsabilità di un avanzamento ricada sul datore di lavoro: trenta punti in più della media globale.

La domanda è: c’è spazio per l’ambizione nel nostro mercato del lavoro?

Il mismatch dei desideri A Bologna, il Censis e Philip Morris hanno presentato qualche giorno fa un rapporto sul «senso del lavoro». Il 76 per cento dice che in Italia il lavoro c’è, ma si tratta di lavoro poco qualificato e sottopagato. E solo una forbice tra il 13 e il 16 per cento lega il concetto di passione al proprio lavoro.

Risultato: se si chiede a un lavoratore la sua massima ambizione, dai dati di Randstad viene fuori che un terzo non vuole ricoprire ruoli manageriali (32 per cento). Appena il 5 per cento sogna di essere il capo della sua azienda, solo il 4 per cento di diventare ceo.

Insomma, davanti a un mercato che spesso sembra bloccato sul fronte dei salari e delle promozioni, anche chi prova a «spingere» poi si stanca. Dopo la pandemia, molti hanno riconsiderato il valore del tempo e la gerarchia tra lavoro e vita privata. E se non ne vale la pena, meglio lavorare di meno e restare dove sto.

Per l’80% degli occupati – secondo il report di Censis e Philip Morris – in passato si è chiesto troppo a chi lavora: ora è il tempo di pensare a sé stessi. Il 76,2 per cento dei giovani è convinto che un’ora di lavoro in più deve avere un compenso tale da giustificare la rinuncia a un’ora di tempo di tempo libero.

Come dargli torto, d’altronde? La discussione è aperta!

📖 Leggi — Il senso del lavoro nella comunità produttiva e urbana di Bologna

 

Mismatch all’italiana

Secondo i dati di Unioncamere-Anpal del 2023, quasi un posto di lavoro su due per le imprese italiane è difficile da coprire. Non si trovano i lavoratori necessari a rispondere alla richiesta di manodopera: su 5,5 milioni di contratti di lavoro necessari lo scorso anno, per il 45 per cento è stato difficile reperire personale. Questa percentuale sale nella metallurgia, nelle costruzioni e nel comparto del legno e del mobile. Manca di tutto: dai laureati in discipline scientifiche agli operai intonacatori.

(Attenzione, questi numeri indicano il fabbisogno occupazionale delle imprese e non quante assunzioni sarebbero effettivamente in grado di reggere. Ma sono pur sempre indicativi).

La situazione tra l’altro è confermata dal boom di richieste arrivata dalle imprese nei clic day del decreto flussi per i lavoratori extracomunitari. Le domande presentate sono state oltre 609mila per 136mila posti.

Oltre al disallineamento con il percorso di studi dei giovani, pesa anche la componente demografica, con l’invecchiamento della popolazione e la riduzione dell’offerta di lavoro. Per cui lo scenario è destinato solo a peggiorare nel 2024. E nel caso delle imprese del Sud, pesa anche l’emigrazione in crescita verso il Nord Italia o all’estero.

Ma c’è forse di più, come ha fatto notare Tito Boeri. Non pochi giovani – ha scritto – considerano penalizzanti molti dei profili richiesti nella logistica o nelle costruzioni e ambiscono a carriere lavorative diverse. Per saperne di più, bisognerebbe fare approfondimenti sui giovani inattivi che non studiano neanche, indagando le caratteristiche delle famiglie a cui appartengono.

Ma l’Istat, che potrebbe fare questi approfondimenti molto utili, come ricorda Boeri è ancora in attesa di avere un presidente: «Come il nostro mercato del lavoro, lascia posti altamente produttivi vacanti nonostante, almeno sulla carta, ci siano tante persone che potrebbero occuparli».

 

Ilva funesta

Al grido «Morselli e Mittal via da Taranto», operai, sindacati e anche imprenditori dell’indotto oggi manifestano attorno al perimetro dello stabilimento ex Ilva di Taranto per chiedere al governo di estromettere la multinazionale dalla compagine societaria di Acciaierie d’Italia e assumere il controllo dello stabilimento. Come accaduto nei giorni scorsi, si fermano le imprese dell’indotto di Acciaierie d’Italia.  Rocco Palombella, segretario della Uilm, ha spiegato che in questo momento sono funzionanti solo due forni «a marcia ridotta» e il rischio è che si blocchi tutta la produzione.

Non c’è ancora l’accordo tra i soci sulla ricapitalizzazione e l’acquisto degli asset e diventa sempre più probabile il ricorso all’amministrazione straordinaria.

 

Trattori in strada

Continua la protesta degli agricoltori. La mobilitazione europea, partita da Germania e Francia, da giorni è arrivata anche in Italia: si contestano le politiche agricole dell’Europa e soprattutto la politica ambientale del nuovo Green Deal, che penalizzerebbe il settore agricolo. Tra blocchi stradali e cortei, si urla contro le farine d’insetti, la carne coltivata, il caro gasolio e le importazioni a basso costo.

 

Cosa resta della Fiat

Il prossimo primo febbraio, dopo le polemiche degli ultimi giorni tra la premier Giorgia Meloni, Exor e Stellantis, i vertici della casa automobilistica e il governo torneranno a sedersi al tavolo.

Stellantis, secondo i dati forniti dall’azienda, ha prodotto nel 2023 oltre settecentocinquantaduemila veicoli con un incremento del 9,6 per cento in un anno. Il 63 per cento dei mezzi prodotti negli stabilimenti italiani è stato esportato.

Forse, ha scritto Milano Finanza, il ministro Adolfo Urso farebbe meglio a riconoscere che l’obiettivo di un milione di auto prodotte all’anno in Italia al momento è impensabile. Il 2017 è l’ultimo anno nel quale l’allora Fca ha superato per l’ultima volta quota un milione tra auto e veicoli commerciali prodotti.

 

Il nuovo Rdc

Grossi risparmi Su più di 418mila domande dell’Assegno di inclusione (partito il 26 gennaio), 117.461 sono state respinte perché l’incrocio dei dati ha evidenziato la mancanza di requisiti, mentre su altre 13mila domande circa sono in corso altre verifiche.

La riduzione del bacino dei beneficiari dell’ex Rdc, se il trend sarà questo, farà risparmiare e non poco il governo. Nella legge di bilancio è previsto uno stanziamento di 5,6 miliardi per 737mila famiglie beneficiarie di Adi e 1,3 miliardi per i circa 250mila occupabili che accedono allo Strumento di formazione e lavoro da 350 euro al mese. In quest’ultimo caso, l’assegno è stato erogato finora solo a 26mila persone.

 

Cose di lavoro

Piangere al lavoro Negli Stati Uniti si sta sperimentando la condivisione delle emozioni nei luoghi di lavoro.

Il burrito che fa bene La catena di fast food Chipotle deve assumere 19mila nuovi dipendenti per il picco della burrito season. E per attirare nuovi dipendenti della Gen Z, offre sedute gratuite dallo psicologo e altri vantaggi per prendersi cura della propria salute mentale.

I nuovi camerieri Alle prese con alti costi del cibo, affitti stellari e carenza di manodopera, la tecnologia si sta diffondendo in bar e ristoranti. Come Adam, il barista robot: può preparare 65-70 drink all’ora, non ha mai bisogno di una pausa per andare in bagno e non chiede la mancia. E presto sarà in grado di conversare e prendere gli ordini.

Quindi? I candidati per le nuove posizioni di lavoro vorrebbero avere dei feedback dopo i colloqui, ma raramente ottengono risposte. Non sempre perché i responsabili delle risorse umane non vogliono farlo, è che spesso non viene loro permesso. Eppure potrebbe essere molto utile.

 

Cose della settimana

Dagli States Dopo i tassi lasciati invariati dalla Bce, questa settimana tocca alla Federal Reserve, che mercoledì 31 gennaio prenderà le sue decisioni di politica monetaria, seguite dalla consueta conferenza stampa del presidente Jerome Powell.

Dati Il 30 gennaio dal Fondo monetario internazionale arriva l’update sull’economic outlook. Nello stesso giorno, l’Istat diffonde la stima preliminare del Pil italiano del quarto trimestre 2023. Il 31 gennaio arrivano i dati sul lavoro in Italia a dicembre. Venerdì 2 febbraio, poi, è il giorno dei dati sul lavoro americano.

Carovita Giovedì 1 febbraio l’Istat aggiorna il paniere dei prezzi al consumo del 2024 e diffonde il dato sull’inflazione preliminare a gennaio.

L’ANGOLO DEL GIUSLAVORISTA
Dopo le promesse elettorali 
L’ultima legge di bilancio ha previsto delle misure limitate e temporanee a favore delle lavoratrici madri. Nonostante i proclami governativi rivolti alla necessità di aumentare la natalità in Italia, le esigenze di austero risparmio hanno avuto ancora una volta la meglio. Non hai un contratto di lavoro stabile ma hai tanti figli? Peggio per te, spiega Labour Weekly.

 

LA STORIA
Imbarazzo alimentare La nuova indagine di Fipe-Confcommercio e Comieco conferma il tabù italiano sulla doggy bag: la chiede solo il 15,5 per cento dei clienti nonostante la quasi totalità dei ristoranti sia attrezzata a farlo. Secondo un ristoratore su due, il basso numero di richieste è dovuto al fatto che gli italiani si vergognano di portare a casa gli avanzi. In tanti lo considerano addirittura maleducato.

 

Per oggi è tutto.

Buona settimana,

 

Lidia Baratta

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