Riforma della giustiziaPrimo sì all’abolizione del reato di abuso d’ufficio

La maggioranza e Italia viva in commissione giustizia al Senato hanno approvato l’articolo 1 del ddl Nordio. Protestano le opposizioni, mentre l’Ue chiede che la norma sia presente nei codici penali di tutti gli Stati. Via anche la Severino: non sono più previste le dimissioni degli amministratori pubblici dopo la condanna in primo grado

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

La prima seduta della commissione Giustizia del Senato si è conclusa con un primo sì all’abolizione dell’abuso d’ufficio e un colpo alla legge Severino per lasciare al proprio posto sindaci e assessori condannati in primo grado.

La maggioranza, con l’aggiunta del voto di Ivan Scalfarotto di Italia viva, ha approvato l’articolo 1 del disegno di legge Nordio sulla cancellazione del reato finora contestato al pubblico ufficiale che ha agito contro i doveri d’ufficio. Soddisfatto il ministro della Giustizia Carlo Nordio per l’abolizione di quello che ritiene un «reato evanescente».

La norma, insieme al resto del ddl, dovrà passare ora dall’aula del Senato per poi andare alla Camera per il via libera definitivo. Nordio ha spiegato che il taglio produrrà «un impatto favorevole sull’economia», seguendo la linea che Giorgia Meloni ha sostenuto giusto una settimana fa, auspicando poi che «la parte residua del ddl venga approvata nel più breve tempo possibile».

Contrarie le opposizioni, a eccezione dell’ex Terzo Polo, per il «vuoto di tutela dei cittadini» che verrebbe a crearsi con l’abolizione dell’abuso d’ufficio. «Sarà un boomerang», avverte il capo del Pd in commissione Alfredo Bazoli, avanzando l’ipotesi del rischio di indagini più pesanti sugli amministratori. «Avevamo presentato molti emendamenti per migliorare quel reato. Abolirlo significa lasciare i cittadini privi di tutela», dice. Inoltre, l’Europa sta «approvando la direttiva sull’abuso d’ufficio e il reato dovrà essere inserito nel nostro ordinamento». Molto critici anche magistrati e giuristi, che lo hanno ripetuto nelle audizioni alla Camera e al Senato.

Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, spiega: «Sì, all’inizio ero dubbiosa sull’abolizione, anche temendo che un vuoto potesse portare alla contestazione di reati più gravi, come la turbata libertà degli incanti o la corruzione. Ma ho chiesto e ottenuto un impegno di Nordio e della maggioranza, ribadito anche ieri, a intervenire su tutti i reati contro la pubblica amministrazione per coprire eventuali vuoti di tutela ed evitare che un potenziale colpevole resti impunito». Un intervento di cui fino a oggi non si ha notizia.

Non solo. A creare polemiche è anche l’ordine del giorno contro la sospensione degli amministratori pubblici condannati in primo grado, senza deroghe per mafia o corruzione e la riduzione del reato di traffico d’influenze. Varrà la stessa regola di deputati e senatori, a casa “solo” con la sentenza definitiva della Cassazione.

Oggi la commissione tornerà a riunirsi per votare gli emendamenti al testo sull’articolo 2, quello relativo alle intercettazioni con i limiti alle pubblicazioni e la tutela del segreto dei colloqui tra avvocato e cliente.

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