Todo modoI “maggiormente idonei” che gestiscono la sanità pubblica in Sicilia

Nonostante l’adozione di un meccanismo che sembrava garantire trasparenza, con tanto di bando e commissione di selezione, le nomine ai vertici delle quindici strutture sanitarie regionali e dei tre policlinici sono state attribuite a dirigenti che hanno guidato male, e in un caso anche commissariati, il sistema sanitario regionale

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Ssn, ovvero: Servizio Sanitario Nazionale. Oppure no, in Sicilia potrebbe significare altro. Ssn, ovvero: Sempre i Soliti Noti. Nei palazzi della Regione, nei giorni scorsi, si è consumata la grande spartizione delle nomine nella sanità pubblica. Una trattativa lunghissima, che ha lasciato con il fiato sospeso tutto il centrodestra per mesi, e ha rischiato di mandare più volte in crisi il governo di Renato Schifani. Tra tutte le proposte in campo (la più singolare, quella di Totò Cuffaro, leader della nuova Dc, che proponeva addirittura il sorteggio tra gli aspiranti al soglio) si è deciso di tornare all’antica e mai rinnegata arte del manuale Cencelli: tanto a me, tanto a te, in base a quanto conti.

E così, alla fine le nomine sono state fatte, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, la sera del 31 gennaio scorso, ma facendo tutti scontenti: i partiti della maggioranza, che si rinfacciano l’un l’altro veti e corsie preferenziali, da un lato. E tutti coloro che assistono a questo spettacolo, dall’altro (prima di tutti i cittadini che assistono alla fuga dei medici e alla chiusura dei reparti negli ospedali). Perché, si sa, la sanità è il campo per eccellenza dove la politica dà il meglio di sé, ma è anche vero che c’è un limite a tutto, e i nomi tirati fuori dal cilindro del presidente Schifani e dalla Giunta regionale sono, per giudizio generale, al di sotto delle aspettative. E sono sempre gli stessi, al netto di qualche new entry. I soliti noti. Con il paradosso, in pratica, che si affida a chi ha contribuito, più o meno direttamente, al disastro della sanità siciliana, il compito di risollevarne le sorti.

E pensare che si era anche inventata una procedura solenne per dare una parvenza di merito, a tutta la complessa operazione di spoil system. I nominativi dei direttori generali delle quindici strutture sanitarie regionali e dei tre policlinici universitari sono infatti stati scelti dalla rosa dei quarantanove idonei stilata sulla base delle valutazioni della Commissione di selezione, con tanto di avviso pubblico del gennaio 2023. Insomma, più trasparente di così.

Ma su come questa famosa commissione abbia stilato i pareri ci sono tanti dubbi. È indicato già solo il fatto che, a un certo punto, oltre gli idonei, ha iniziato a circolare una seconda lista: «I maggiormente idonei». Un’invenzione tutta siciliana, i “più” idonei degli altri insomma, quelli con il «quid». Il privè della festa. Alcuni dei candidati esclusi, poi, raccontano che i colloqui sono durati pochi minuti, che c’erano casi di conflitti di interesse. Ma anche la valutazione dei titoli, ha qualcosa che non va. Verbali alla mano, la famosa commissione si riunisce il 29 giugno, alle 14 e 45, e termina i suoi lavori alle 16 e 30. In meno di due ore vengono esaminati i titoli di ben centodue curriculum. Però nel verbale si parla di «ampia e approfondita discussione su ciascun candidato». Un minuto l’uno, in pratica.

«La giunta ha scelto figure qualificate sul piano della professionalità per la guida delle aziende e degli ospedali», si difende Schifani. Ma la verità è che dopo un gran parlare di rose di nomi, candidature, selezioni, commissioni, esperti, idonei e più idonei degli altri, e altro ancora, sono stati confermati, per la maggior parte, manager che da anni, se non da decenni, guidano a cavallo tra politica e amministrazione, Asp e ospedali. E sono stati accontentati principalmente i due azionisti di maggioranza del governo Schifani: Forza Italia, partito del presidente, e Fratelli d’Italia. A loro vanno le postazioni più ambite, le grandi aziende che gestiscono somme immense. Così, Forza Italia ha riconfermato a Palermo Graziella Faraoni, dal 2019 alla guida dell’Azienda Sanitaria Provinciale che gestisce un budget di un miliardo di euro l’anno. Curiosità: Faraoni fu nominata nel 2019, da un altro governo di centrodestra, in quota Forza Italia, ma sponda Miccichè (l’ex presidente dell’Ars, arcinemico di Schifani, adesso caduto in disgrazia). E’ stata però brava a cambiare corrente, tanto da convincere Schifani a non prevedere, per il suo incarico, alcuna rotazione: resta dov’è.

Altro solito noto a Catania: il direttore dell’azienda sanitaria è Giuseppe Giammanco, sempre in quota Forza Italia. Il partito del presidente si prende anche l’Istituto Bonino Pulejo di Messina, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa, quella di Agrigento.

Fratelli d’Italia si prende Caltanissetta, Trapani e l’ospedale più grande della Sicilia: l’ospedale Civico di Palermo. Il manager è Walter Messina, altro solito noto della sanità regionale, voluto fortemente dai meloniani nonostante sia reduce non da uno ma da ben due commissariamenti nelle aziende sanitarie che guidava prima. Avete letto bene: Messina ha subito due commissariamenti per “inadempimenti”, ma adesso è stato “promosso” come direttore dell’ospedale Civico di Palermo. “Per colpa sua sono stati persi progetti milionari commenta dai banchi dell’opposizione il deputato Ismaele La Vardera tant’è che è stato commissariato per due volte: ma siccome questo soggetto s’è fatto benedire da FdI il governo Schifani lo sta per promuovere alla guida dell’ospedale Civico: tutto questo è schifoso. In questo modo passa un messaggio devastante: non contano i risultati, non conta se dimostri di esser bravo. Ciò che conta è esser benedetto dai partiti”. Di benedizione in benedizione, a Fratelli d’ Italia vanno anche il Policlinico dell’Universitè di Palermo, le Asp di Ragusa e Messina.

“Spero di poter esprimere un valore aggiunto: la passione. Compatibilmente con le risorse a disposizione, lavorerò per dare risposte ai cittadini” dice Giuseppe Drago, classe 1959, messo a capo dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa. La sua nomina ha scatenato la dura reazione sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna che ha parlato di una scelta “incredibile ed eticamente pessima”. Una nomina, ancora, che “non può non suscitare sorpresa e sconcerto. Il dottor Drago è stato uno dei protagonisti di una delle stagioni più buie e scandalose della sanità in provincia di Ragusa degli ultimi decenni”.

L’unico volto nuovo è il manager dell’Asp di Trapani. Si chiama Ferdinando Croce. 41 anni, ma ha l’aria di un giovane vecchio. Croce è stato capo di gabinetto all’assessorato alla sanità, ed è stato più volte candidato con Fratelli d’Italia a suon di slogan elettorali duri e puri (e anche poco originali) come “Prima gli italiani” o “Padroni a casa nostra”. Chi glielo spiega, adesso che è responsabile della sanità pubblica, che, in base alla Costituzione, articolo 32, la salute è garantita, nel nostro Paese, agli “individui”, al di là se italiani o stranieri. E va aggiunto che la malmessa sanità della provincia di Trapani, al momento, è tenuta a galla proprio da medici extracomunitari che hanno scelto di venire e lavorare in Sicilia Occidentale. Insomma, se valesse il principio “prima gli italiani”, ci sarebbero meno medici e meno servizi.

Ai tempi del governo Musumeci, Croce era nel gabinetto dell’assessorato alla sanità, ed è finito intercettato nell’inchiesta sui numeri “taroccati” circa i contagi e le vittime del Covid in Sicilia. E le sue espressioni non erano certo eleganti. “Ce li scotoliamo” dice parlando dei malati che liberano i posti di terapia intensiva (perché muoiono). Tra l’altro, quell’indagine è partita proprio da Trapani. Nelle carte dell’inchiesta il Gip, commentando questa e altre intercettazioni (tra cui quella, diventata famosa, dei morti da “spalmare”), scriveva di «un modo di fare degli indagati, del tutto dimentichi delle tragedie personali, familiari e collettive che stanno ovviamente dietro quei numeri che avrebbero dovuto essere correttamente accertati e comunicati».

Ma torniamo alle nomine, e agli altri partiti: Cuffaro si prende Enna e un ospedale, la Lega le briciole. Tra i nominati in quota Lega, però, c’è un altro “solito noto”, Giorgio Santocito, al Policlinico di Messina. Santocito viene dall’Asl Roma 5, ed è coinvolto in un’inchiesta per falso in bilancio nell’ambito della sanità pubblica laziale.

Il braccio di ferro sulle nomine avveniva mentre lo Svimez, in collaborazione con Save The Children, pubblicava la nuova fotografia impietosa sui numeri della sanità siciliana. Sicilia e Lombardia, infatti, stando ai dati, spendono l’identica cifra per la sanità: poco più di duemila euro l’anno per abitante. Ma nella classifica della qualità delle cure c’è un abisso: Lombardia quinta, Sicilia quindicesima.

Dati che ai piani alti della politica siciliana interessano poco. Adesso, infatti, si apre un’altra partita, che è un po’ come quella dei sottosegretari quando viene definito il governo e giurano i ministri. I manager, non appena avranno l’ufficialità della loro carica (in attesa della ratifica, tra qualche giorno, da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, sono “commissari straordinari”), dovranno nominare i rispettivi direttori sanitari e amministrativi. E già è partito il valzer di nomi, discussioni, richieste. Ogni partito ha qualcuno dei suoi da piazzare anche per i premi di consolazione. D’altronde l’elenco dei soliti noti della sanità siciliana, è molto lungo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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