Partiti FacebookL’ascesa di una destra nazionalista, no vax e putiniana favorita dalle piattaforme

In Romania l’estremista George Simion è il volto di un neopulismo che si sta diffondendo in tutto il mondo con l’aiuto dei social, ormai sempre più centrali nella destabilizzazione del quadro politico di un Paese, spiega Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

La scena, scrive Le Monde, si ripete ogni volta. George Simion, leader del partito di estrema destra rumeno Aur, si presenta a qualche iniziativa in cui non è stato invitato, prende il telefonino, fa partire una diretta Facebook e comincia a urlare slogan contro i «globalisti» e i «sorosiani». Uno degli ultimi bersagli è stata Ursula von der Leyen, il 6 marzo, mentre era a Bucarest per il congresso del Partito popolare europeo, dove ha dovuto fronteggiare la contestazione di un centinaio di persone, guidate da Simion, al grido: «Fuori Pfizer Ursula». Il nomignolo era ovviamente un riferimento al vaccino anti-Covid, una delle tante ragioni che fanno dire al leader populista che «Bruxelles è una nuova Unione sovietica». Del resto il successo di Simion e del partito da lui fondato nel 2019 è sbocciato proprio durante la pandemia, grazie ai suoi messaggi contro vaccini e chiusure. Da allora, il grande seguito raccolto sui social network ne ha fatto anche uno dei principali propalatori di fake news del paese. Se al 20 per cento che gli attribuiscono i sondaggi sommiamo il 5-10 per cento di Sos, il partito nato da una scissione di Aur, su posizioni dichiaratamente putiniane, in Romania potrebbe esserci un 30 per cento di voti per partiti contrari al sostegno all’Ucraina. Del resto, prima di entrare in politica, Simion si era fatto conoscere per la sua battaglia in favore della «Grande Romania», vale a dire per il ritorno ai confini precedenti la seconda guerra mondiale, che comprendevano la Moldavia e una parte del sud dell’attuale Ucraina. Non per niente il leader rumeno è bandito da entrambi i paesi, che lo accusano di essere un agente di Mosca. Peraltro proprio in Moldavia, il 6 marzo, la polizia ha arrestato diversi cittadini che sarebbero stati pagati tra i 400 e i 500 euro dall’oligarca Ilan Shor per partecipare alla summenzionata manifestazione di Bucarest contro Von der Leyen.

Come nota giustamente Le Monde, il successo del «partito facebook» di Simion segnala anche il fallimento del Digital services act tanto sbandierato dall’Unione europea, «un testo entrato in vigore in agosto per obbligare le piattaforme, in teoria, a lottare più duramente contro la disinformazione, in particolare pro-russa». A mio parere, però, dalla storia dei «partiti facebook» rumeni emerge un problema molto più generale, e cioè la questione democratica posta dalle grandi piattaforme come centrali della destabilizzazione populista (e internazionale), indipendentemente dalle posizioni e dagli interessi dei singoli proprietari. Che comunque, almeno nel caso di Elon Musk, ci mettono ampiamente del loro, come racconta oggi sul Foglio Paola Peduzzi, in un interessante articolo dedicato alle convergenze tra i troll di Vladimir Putin, i tweet di Musk e la campagna di Donald Trump. Tutti ugualmente focalizzati nel diffondere e strumentalizzare qualunque caso di cronaca consenta di accusare gli immigrati, pur di rilanciare assurde teorie del complotto sull’immigrazione voluta da Joe Biden, oltre all’intramontabile ritornello della «sostituzione etnica».

Quasi dimenticavo: Simion era naturalmente tra i leader dell’estrema destra europea invitati a dicembre da Matteo Salvini al raduno di Firenze, sebbene prima ancora di arrivare già si dichiarasse intenzionato ad aderire al gruppo europeo guidato da Giorgia Meloni (potrebbe però esserci un problema per via dell’annunciato ingresso di Viktor Orbán, con le sue allusioni a una «Grande Ungheria» che prevederebbe anche territori rumeni, oltre che ucraini). Lo segnalo in particolare ai numerosi osservatori che oggi tornano a spendere parole di caldo elogio per la posizione atlantista, pragmatica e responsabile della nostra presidente del Consiglio e del suo governo.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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