Effetti avversiLe parole di Meloni sui vaccini e quelle del centrosinistra sul Superbonus

Esempi di scuola di malgoverno e malaopposizione, casi drammatici di bipopulismo italiano, come spiega Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Le parole di Giorgia Meloni sugli effetti avversi dei vaccini, tema su cui ieri ha assicurato «massima disponibilità da parte del governo per andare in fondo», non sono il primo e purtroppo non saranno neanche l’ultimo segnale che la presidente del Consiglio manda a una parte dell’elettorato. E forse nemmeno il più grave (più inquietante è il nesso esplicito con la commissione Covid, che somiglia a un modo di mettere sotto accusa i governi precedenti, cioè l’attuale opposizione, non già per gli errori, che ci sono stati eccome, bensì per quanto hanno fatto di meglio). Colpisce, in ogni caso, la coincidenza temporale tra le dichiarazioni di Meloni su Rete 4 e le polemiche suscitate dall’ennesima voragine aperta nei conti pubblici dal Superbonus 110 per cento (e dai vari bonus edilizi annessi), che ha richiesto un nuovo intervento del governo e ha suscitato nuove proteste dall’opposizione, con Movimento 5 stelle e Partito democratico ancora una volta uniti nella lotta contro l’aritmetica e il principio di realtà. Ma anche, è giusto segnalarlo, con qualche esplicito dissenso da parte di Forza Italia, intenzionata evidentemente a chiedere ancora una volta nuove eccezioni, proroghe ed esenzioni, come del resto ha fatto in passato l’intero centrodestra, a cominciare da Meloni.

Nel merito, insomma, c’è poco da aggiungere a quello che già si sapeva e di cui qui abbiamo parlato il 7 marzo, e cioè che il Superbonus ha innescato un meccanismo infernale, il cui aspetto più grave non è solo, si fa per dire, la cifra stratosferica che ci è già costato (oltre 150 miliardi), ma prima di tutto il fatto che nessuno sia stato in grado di capire davvero a quanto sarebbe ammontata la spesa, né a quanto ammonterà in futuro. Dopo l’ennesimo buco (altri 30 miliardi), il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non si è azzardato a dare nuove cifre, confermando così di essere al buio, e ha lasciato capire che il governo si sarebbe deciso a scaricare il Ragioniere generale dello Stato. Vedremo se con l’ultimo decreto, varato in tutta fretta martedì scorso, Giorgetti riuscirà almeno a chiudere davvero i rubinetti. Considerati i precedenti e considerati anche i segnali provenienti dalla maggioranza, neanche questo può essere dato per scontato. La vicenda si conferma comunque un caso di scuola di malgoverno e malaopposizione, esempio drammatico degli effetti del bipopulismo italiano, di cui presto o tardi (più presto che tardi, verosimilmente, con il ritorno alle normali regole fiscali europee) tutti noi dovremo pagare il conto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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