Vicario di PutinI lestofanti che agitano in faccia agli ucraini le parolacce del Papa

Francesco è diventato la migliore sponda politica per il Cremlino, ma anche l’ennesimo pretesto dei putiniani di casa nostra

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Non solo la Chiesa cattolica non aveva mai preteso, in oltre duemila anni, di trarre forza dalla barbarie mondana: ma questa, a sua volta, mai aveva potuto pretendere di accreditarsi e trovare legittimazione, come invece può oggi, nelle deliberazioni informali del Papa di Roma che grida di tutto senza rispondere di nulla, proprio come la massa che alimenta la sua irresponsabilità e che in lui non trova moniti, interdetti e comunione nella sottomissione timorata, ma l’ineffabile ascensore morale che mai prima, appunto, questa monarchia teocratica aveva offerto all’ambizione della barbarie di assolversi da sé stessa.

L’editoriale del lestofante che agita in faccia agli orfani ucraini le parole del Santo Padre sul dovere morale della resa è l’effetto di quella precipitazione cattolica nel comfort di una barbarie che ripaga il Papa co-officiando questa messa diversa, la distribuzione virale di qualsiasi sproposito tramutato in verbo ex cathedra dai bit e dagli algoritmi del satanico sistema capitalista.

Le mani al cielo e i sospiri che un altro Papa rivolgeva alla provvidenza mentre guardava la Shoah non inducevano i fedeli a leggersi il Mein Kampf, né davano più vigore agli spintoni con cui i nazifascisti issavano gli ebrei sui carri bestiame, ma le requisitorie del successore nei confronti dell’aggredito che non alza bandiera bianca finiscono nelle chat dei soldati russi che si danno il cambio nello stupro delle bambine ucraine.

I silenzi su altri massacri, le indulgenze su altri eccidi, le ipocrisie su altre tragedie di cui hanno dato prova i predecessori di Papa Bergoglio non erano mai alla ricerca di accreditamento secolare, e rappresentavano semmai la specie di pur deprecabile abdicazione con cui la Chiesa si autoconservava in ambito mondano fingendo di non compromettervisi. Solo che quella responsabilità compromissoria teneva in ogni caso la Chiesa al cospetto di una condanna pendente, al più un diffuso riscontro di placida indifferenza: ma non si trasformava, come fa oggi, nella piattaforma consortile che riunisce e moltiplica le forze di quelli che tengono bordone al sopraffattore. 

Quelli che vogliono l’Ucraina infettata da una candida pace rimessa alle cure degli aggressori non avrebbero trovato, in altri tempi della Chiesa, un plenipotenziario così fattivo e disponibile. E questo non avrebbe trovato altrettanti fedeli.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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