«Io avea allora 15 anni»L’influenza sottovalutata dell’ebraico nella poetica di Leopardi

Come racconta Miriam Kay in “La più antica immaginazione” (Marsilio), tra la fine del 1813 e l’inizio del 1814 il filosofo marchigiano imparò la lingua ebraica da autodidatta, affidandosi a grammatiche, lessici e bibbie poliglotte presenti nella biblioteca paterna

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Con il 1813 Leopardi impresse una svolta definitiva al proprio percorso di studi, intraprendendo autonomamente l’apprendimento di due lingue antiche, il greco e l’ebraico; entrambe queste lingue potevano vantare un prestigio e un bagaglio culturale senza pari nell’occidente cattolico. Acquisirne la padronanza avrebbe permesso a Leopardi di studiare direttamente i testi in originale, coglierne le particolarità e le sfumature semantiche, e infine di tradurli secondo la propria sensibilità. L’esercizio traduttivo doveva tuttavia passare per il noioso e pur necessario studio della lingua stessa, come efficacemente riassunto da Leopardi nella celebre lettera a Pietro Giordani del 30 aprile 1817: «Io avea allora 15 anni, e stava dietro a studi grossi, Grammatiche, Dizionari greci ebraici e cose simili tediose, ma necessarie».

Questa testimonianza è l’unica in cui Leopardi parli in maniera diretta del proprio studio della lingua ebraica, e permette, insieme ad altri indizi forniti da Monaldo nelle sue lettere, di collocare tra la fine del 1813 e la prima metà del 1814 l’inizio di questo iter di apprendimento. La prima traccia paterna in questione è la lettera del 24 giugno 1813, in cui Monaldo chiedeva al cognato Carlo Antici di reperire la grammatica ebraica Lingua santa da apprendersi anche in quattro lezioni di Gennaro Sisti

Ho già commesso al maestro dei miei ragazzi di cercare presso questi libraji l’opera di Sisti, e di informarsi presso qualche soggetto intelligente qual’altra miglior grammatica di lingua Ebraica abbia a provvedersi per mandarla al nostro Giacomino

Appena una settimana più tardi, Monaldo confermava ad Antici che «la grammatica del Sisti per la lingua Ebraica è già provveduta, ed è la migliore». In questo fitto scambio epistolare, lo stesso Carlo Antici non mancò di commentare i progressi dell’«impareggiabile Giacomo», il quale già all’altezza del luglio 1813 studiava «senza maestro, la lingua greca di cui spera farsi padrone in un anno», e che in seguito avrebbe voluto «studiare l’ebraica». Un ragionevole termine post quem ci viene infine fornito da un’altra lettera di Monaldo a Carlo Antici, con data 23 settembre 1813, l’ultima di questo annus mirabilis che dia un’indicazione sull’intenzione di Giacomo di intraprendere lo studio dell’ebraico.

Il Parroco di Sirolo, signor Silvestrini, mi ha mandato la grammatica ebraica del Sisti a vostro eccitamento. Ve ne ringrazio senza fine; ma veniva in tempo, poichè Giacomo ha ancora bastantemente da fare per formarsi nel greco, e non voglio che troppo si opprima

(…)A fronte di questa pur parziale ricognizione dei numerosi lessici, grammatiche e trattazioni che Leopardi ebbe a disposizione, si può percepire il peso specifico che il “sacro” aveva all’interno della biblioteca. I primi passi che Leopardi mosse verso l’acquisizione della lingua ebraica furono supportati dai volumi consultati, studiati e compulsati, come testimoniato dai pochi ma preziosi documenti del biennio 1813-1815.

La prima testimonianza è costituita da un autografo che riporta l’alfabeto ebraico: non è solamente una chiara testimonianza della diligenza del giovane Leopardi educando, ma costituisce un esempio dell’ineludibile esigenza di saggiare empiricamente la lingua antica e l’originale biblico, nonché l’alfabeto come mediatore di suono, come codice linguistico da decifrare. Lo dimostrano le puntuali indicazioni, presenti nello schema riportato di seguito, sull’articolazione fonetica di ciascun grafema, nonché (a posteriori) l’insistenza di diverse riflessioni nello Zibaldone sull’importanza e sul significato della «mirabile […] invenzione» dell’alfabeto.

Da “La più antica immaginazione Leopardi e l’ebraico”, di Miriam Kay, Marsilio, 192 pagine, 19 euro

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