Opere fluttuantiQuando la programmazione informatica diventa una forma d’arte

Andreion de Castro, giovane promessa del coding creativo, unisce l’antica tipografia alla grafica in movimento, sempre con un unico obiettivo: ottenere un risultato emotivamente sostanziale

Un fotogramma dell’opera “Starry Night” di Andreion de Castro (Courtesy of the artist)

Le opere di Andreion de Castro, designer e creative coder classe 1997 che vive e lavora a Londra, fluttuano, vibrano e cambiano costantemente forma. Merito della sua capacità di intrecciare il vecchio con il nuovo, integrando – per esempio – le antiche pratiche tipografiche con le tecniche di motion design più all’avanguardia. «I miei lavori sono solitamente fondati su sentimenti personali, che prendono ispirazione dalla musica, dai film o da altri media contemporanei», racconta a Linkiesta Etc.

Il nobile obiettivo di Andreion de Castro, mosso da un approccio concettuale, è creare un’opera che sia emotivamente sostanziale, intercettando piccoli momenti di felicità e paura presenti nelle giornate di persone di ogni età e classe sociale: «Voglio fare qualcosa con cui tutti possiamo “entrare in risonanza”. Il mio processo creativo è intuitivo ed espressivo, perché sperimento e disegno digitalmente finché non creo qualcosa in grado di soddisfarmi», continua il designer. 

Con le sue opere in movimento, disponibili anche su Instagram, Andreion de Castro vuole esplorare attivamente i nuovi territori nel mondo della grafica. Merito, senza dubbio, delle sue competenze eterogenee che passano dalla tipografia alla programmazione informatica creativa (creative coding), toccando anche il marketing digitale (collabora con Converse, Aesop, Youngminds, Range Left Studio e altri brand) e la motion graphic. 

Secondo lui «non esiste un segreto per combinare media moderni e media tradizionali per creare cose mai viste prima». Tra intelligenze artificiali e altre innovazioni, gli strumenti per esprimere concetti e stati d’animo sono potenzialmente infiniti, nel bene e nel male: un’incertezza che nella mente di Andreion de Castro si trasforma in fermento e impulso creativo. «Nel futuro, non così tanto lontano, vedremo opere a cui sarà difficile dare un nome o una classificazione, perché i confini artistici si allargheranno sempre di più», spiega il designer ventisettenne, che guarda al domani senza mai dimenticarsi dei mostri sacri del passato.

«Sono fortemente attratto dai lavori di Mark Rothko e Edvard Munch, capaci di creare forti emozioni attraverso l’oscurità e la semplicità», dice. Per quanto riguarda i grandi nomi del design generativo, Andreion de Castro prende spunto da Zach Lieberman, Etienne Jacob e Kiel Danger Mutschelknaus. L’ultima fissazione del designer based in London sono gli esperimenti geometrici con le linee che compongono le lettere dell’alfabeto: una “C” che si muove e diventa un CD-ROM, una “A” in 3D che si scompone e ricompone continuamente, una “B” che sembra quasi sfumare nell’acqua mentre galleggia, una “F” divisa in piccole sfere che ricordano un incendio. Non sappiamo ancora cosa si inventerà in futuro, ma una cosa è certa: sarà un elemento difficile da incasellare e che ci terrà incollati allo schermo.

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