Lezione americanaSe la destra trumpiana realizza il sogno dei pacifisti italiani

Gli aiuti degli Stati Uniti all’Ucraina si sono bloccati alla Camera per colpa dei Repubblicani. Quello che sta accadendo a Washington, con conseguenze ben visibili sul campo di battaglia, dovrebbe insegnare qualcosa anche a noi, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

In un’intervista alla televisione americana Pbs, commentando l’attacco iraniano a Israele e il modo efficacissimo in cui è stato neutralizzato, Volodymyr Zelensky ha osservato amaramente che lo stato ebraico ha l’appoggio degli alleati nei cieli, l’Ucraina solo «sulla carta». Di fatto, gli aiuti militari americani – cioè il grosso degli aiuti – sono bloccati da un anno, da quando il partito repubblicano ha conquistato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti (vedremo nelle prossime settimane se lo speaker Mike Johnson, che su questo rischia di perdere il posto, riuscirà comunque a sbloccarli con una contorta manovra parlamentare).

Ma la triste verità è che il sostegno occidentale comincia da tempo a scricchiolare anche sulla carta. Di sicuro, almeno in Italia, sulla carta stampata, per non parlare della tv. Eppure proprio quello che sta accadendo a Washington, con conseguenze ben visibili sul campo di battaglia, dovrebbe insegnare qualcosa anche a noi. O perlomeno sollevare qualche domanda.

La prima riguarda la destra e in particolare il partito di Giorgia Meloni, che tanto ha fatto per accreditarsi come convinta atlantista, dopo essere stata una non meno convinta sostenitrice di Vladimir Putin e aver fatto per anni campagna contro le sanzioni imposte alla Russia dopo l’occupazione della Crimea. È dunque legittimo chiedersi se la posizione assunta finora dai repubblicani (e in particolare dall’ala più accesamente trumpiana) contro il sostegno all’Ucraina, perfettamente analoga a quella del Movimento 5 stelle e della sinistra radicale, abbia cambiato il suo giudizio sui repubblicani – o sul sostegno all’Ucraina – e dunque se un’eventuale vittoria di Donald Trump alle presidenziali di novembre comporterebbe una nuova svolta anche nella posizione di Fratelli d’Italia, e di conseguenza del governo italiano.

La seconda domanda riguarda proprio la sinistra radicale, il Movimento 5 stelle e i tanti intellettuali, giornalisti e opinionisti che da due anni chiedono di non inviare armi agli ucraini, ma si arrabbiano moltissimo se qualcuno si permette di sottolineare come la loro posizione coincida con quella degli invasori russi.

È dunque legittimo, anche qui, chiedere loro se siano soddisfatti della controprova che la destra trumpiana ha offerto finora alla loro tesi, bloccando gli aiuti americani. Il risultato si è misurato e purtroppo si continua a misurare ogni giorno in più morti ucraini, civili e militari, nell’avanzata degli invasori e nel maggior numero di obiettivi colpiti dai loro bombardamenti terroristici, a cominciare dalle centrali elettriche.

Tra poco in Italia si celebrerà il 25 aprile ed è facile immaginare con quale ardore in tanti saranno in piazza a manifestare, anche contro il governo Meloni. In quei cortei, come ha scritto ieri Antonio Polito sul Corriere della sera, sentiremo probabilmente gridare «Palestina libera» e inneggiare alla «resistenza» di quel popolo, «ma si può star sicuri che analogo interesse non susciterà la resistenza degli ucraini», secondo il ben sperimentato paradosso per cui «proprio coloro che sono più impegnati a contestare l’occupante israeliano sono anche i più comprensivi delle ragioni dell’occupante russo». A chi crede coerentemente nei valori dell’antifascismo – o come forse bisognerebbe dire oggi: all’antifascismo come valore universale, indipendentemente dalla collocazione geografica o geopolitica dei fascisti – temo non resterà dunque che riprendere un altro vecchio slogan dei movimenti pacifisti: «Not in my name».

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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