Vittoria di PirroPlenković ha rivinto le elezioni croate (ma sarà complicato formare un governo)

Il primo ministro uscente che guida il paese dal 2016 ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti ma nessuno degli altri partito vuole allearsi con il suo partito coinvolta in questi anni da numerosi scandali di corruzione

LaPresse

Il primo dei tre importanti appuntamenti elettorali del 2024 in Croazia si è concluso mercoledì 17 aprile con la vittoria dell’Unione democratica croata (Hdz) guidata dal Primo ministro uscente Andrej Plenković, che ha ottenuto oltre il trentaquattro percento dei voti e sessantuno seggi su centocinquantuno totali. Un risultato che non garantisce ad Hdz la maggioranza in Parlamento e che costringerà il partito di centrodestra a cercare delle alleanze per formare un Governo. 

Il principale sfidante, la coalizione di centrosinistra guidata dai socialdemocratici (Sdp), ha ottenuto quarantadue seggi con oltre il venticinque percento dei voti. Il leader di questa alleanza, pur non essendo candidato ufficialmente, è il presidente della Repubblica Zoran Milanović, populista di sinistra che ha rifiutato di dimettersi dalla propria carica nonostante si fosse esposto in prima persona alle elezioni. La stessa Corte costituzionale croata ha stabilito l’incompatibilità tra il ruolo super partes di presidente della Repubblica e quella di leader della coalizione, ma Milanović ha proseguito per la sua strada attaccando i giudici e continuando de facto a guidare la campagna elettorale.

Alle spalle delle due forze principali si sono assestati i nazionalisti di Movimento per la patria e gli ultraconservatori di Most che hanno ottenuto rispettivamente quattordici e undici seggi. Subito dietro i verdi di Možemo! con dieci seggi. L’affluenza alle urne ha superato il sessanta percento, una delle più alte nella storia della Croazia.

Tentare di formare una coalizione sarà una sfida complicata per il Primo ministro uscente Plenković e per il suo partito Hdz. L’Unione democratica croata è stata coinvolta in questi anni in numerosi scandali di corruzione che hanno portato alle dimissioni di trenta tra ministri e sottosegretari. La principale accusa rivolta in campagna elettorale a Plenković (che guida il Paese dal 2016) è stata proprio quella di aver costruito un sistema basato sulla corruzione e sul nepotismo. A livello internazionale, invece, il premier uscente viene considerato un leader affidabile: europeista e atlantista, in grado di costruirsi relazioni importanti a Bruxelles e soprattutto capace di portare la Croazia nell’euro e nell’area Schengen. Sin dal febbraio 2022, inoltre, Plenković non ha mai fatto mancare il sostegno di Zagabria a Kijyv.

Proprio sulla politica estera emergono le differenze principali con Milanović. Il presidente della Repubblica – già premier dal 2011 al 2016 –  è passato dall’essere un leader di centrosinistra progressista e a favore di una maggiore integrazione a diventare una sorta di Trump croato. I nemici principali individuati da Milanović sono quelli classici del repertorio sovranista europeo: l’immigrazione e l’Unione europea. Amico di Viktor Orbán e del residente della Repubblica Srpska di Bosnia ed Erzegovina Milorad Dodik, Milanović non avrebbe problemi a unirsi al blocco filorusso dell’Unione europea, tanto che non molto tempo fa ha definito l’invasione russa in Ucraina una «guerra americana». Il Capo di Stato croato ha intrapreso un percorso per certi versi simile a quello dello slovacco Fico.

La forte esposizione mediatica ottenuta grazie al suo ruolo e le boutade contro l’Unione europea e la Nato hanno fatto di Milanović il leader più popolare del Paese. Il linguaggio sopra le righe che non disdegna insulti agli avversari e la demagogia populista hanno permesso al presidente della Repubblica di intercettare consensi in un elettorato un tempo distante dalle idee del centrosinistra, restituendo al contempo vigore a Spd che da anni non riusciva a mettere in discussione lo strapotere del centrodestra.

I risultati emersi dal voto di mercoledì sono abbastanza in linea con quelli indicati dai sondaggi degli ultimi giorni, quando sono state fatte alcune speculazioni sulle eventuali maggioranze di Governo. È importante partire da un elemento: praticamente tutti i partiti che hanno ottenuto un numero significativo di voti si sono detti contrari a un’alleanza con Hdz. Plenković dovrebbe però poter contare su circa undici seggi tra diaspora e minoranze che non sarebbero comunque sufficienti per ottenere la maggioranza in Parlamento.

Un tentativo potrebbe essere fatto con il partito di estrema destra Movimento per la patria ma le differenze sono sensibili e i margini di trattativa sembrano abbastanza ristretti. Se il Premier uscente non dovesse riuscire a formare un Governo, Milanović si autoconferirebbe il mandato e tenterebbe di creare una maggioranza larghissima in chiave anti-Hdz. Anche qui la strada sembra in salita e al momento gli unici alleati sicuri dovrebbero essere i verdi che garantirebbero dieci seggi. Non abbastanza.

Non sarà semplice venirne fuori. I kingmaker potrebbero essere proprio i tre partiti arrivati alle spalle di Hdz e Spd ma gli incastri rischiano di essere molto complessi. La sensazione è che, in attesa delle europee di giugno e delle presidenziali di dicembre, la Croazia si troverà ad affrontare nei prossimi mesi un periodo di forte instabilità politica. 

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