Frequenze strategicheLa guerra è ancora il primo motore della ricerca tecnologica

Un’offensiva che funziona, oggi, è quella che si serve di strumenti sempre più innovativi. Ma i sistemi che monitorano le interferenze Gps sembrano ormai superati e troppo vulnerabili agli attacchi degli eserciti militari. Una soluzione potrebbero essere i sistemi di radionavigazione

Associated Press/LaPresse

Lo scorso marzo, la Gran Bretagna ha accusato la Russia di aver disturbato il segnale satellitare dell’aereo su cui viaggiava il segretario di Stato per la Difesa Grant Shapps durante un viaggio di ritorno dalla Polonia. Circa un mese dopo, alcuni funzionari del governo baltico hanno dato l’allarme per un disastro aereo incombente, dopo che un problema ai sistemi di navigazione aveva costretto due voli della compagnia finlandese Finnair a invertire la rotta durante il viaggio.

In entrambi i casi, l’origine del guasto era la medesima: il cosiddetto jamming, l’azione di disturbo volontario delle comunicazioni radio wireless che ha lo scopo di diminuire la chiarezza di un determinato segnale. Nel corso degli ultimi due decenni, il jamming e la sua versione più sofisticata, lo spoofing (che trasmette un falso segnale di localizzazione), sono stati appannaggio degli eserciti internazionali, che hanno sfruttato strumenti in grado di produrre interferenze per prevenire attacchi di droni o missili basati su tecnologia Gps. L’ampia disponibilità di sistemi di monitoraggio ha permesso di “gestire” il problema a lungo, finché i nuovi conflitti e i conseguenti terremoti geopolitici non hanno aggravato la situazione.

I due episodi citati prima, infatti, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Dando un’occhiata a una delle tante mappe online che permettono di monitorare l’utilizzo di questi strumenti (come gpsjam.org), risulta evidente una cosa: il recente aumento delle interferenze sistematiche su scala globale ha a che fare con l’invasione dell’Ucraina e con l’offensiva israeliana contro Hamas a Gaza. Le azioni di carattere militare hanno però spesso ripercussioni anche sulle popolazioni civili. La moderna guerra del Gps – come l’ha definita il Financial Times – impatta negativamente sulla vita quotidiana delle persone, mettendo in crisi le app dei loro smartphone e i sistemi di navigazione dei mezzi di trasporto civile.

In Israele, Giordania e Libano l’incremento delle interferenze ha complicato l’utilizzo di applicazioni per il cibo d’asporto, il dating online e gli spostamenti tramite taxi, mentre organizzazioni come Medici senza frontiere hanno comunicato che i continui problemi di connessione hanno contribuito a ostacolare gli interventi di soccorso umanitario a Gaza. Discorso analogo per il trasporto marittimo e soprattutto per il traffico aereo. Nonostante sia estremamente difficile determinare con precisione l’origine di queste azioni, è certo che Russia, Iran e Israele stiano facendo largo uso di strumenti di spoofing. A marzo il Libano ha annunciato di voler presentare un reclamo urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per via dei continui disagi all’interno dei propri confini provocati proprio dagli interventi israeliani.

Nel frattempo, in tutto il mondo sono in fase di sviluppo sistemi di navigazione alternativi a quelli Gnss (termine più ampio che comprende anche il Gps) i quali, agendo su bande di frequenza condivise e operando a bassa intensità, restano intrinsecamente vulnerabili. Ne è un esempio eLoran, un sistema di radionavigazione ground-based che non ha mai avuto una diffusione commerciale, ma che nel contesto attuale potrebbe offrire una soluzione al problema.

La diffusione di sistemi alternativi comporterebbe un cambio di paradigma non solo per il campo militare, ma per la società in toto. L’implementazione di sistemi Gps all’interno degli smartphone, la rivoluzione avvenuta con l’ampia diffusione di questi ultimi e l’invenzione di Google maps nel 2005 hanno modificato radicalmente il nostro mondo. Ora qualcosa potrebbe cambiare di nuovo.

Nessuna novità: piaccia o no, la ricerca in ambito militare ha prodotto alcune delle cose più straordinarie del nostro tempo. Al netto delle motivazioni – spesso drammatiche – alla base di questa spinta, l’aumento delle spese per la difesa in un periodo di incertezze globali rappresenta sempre un catalizzatore per l’innovazione tecnologica.

Lo storico slogan della serie di videogiochi “Fallout” (divenuta più che mai celebre grazie alla recente serie tv) recita: «La guerra non cambia mai». È vero, forse, che la cinica natura dei conflitti umani è da sempre la stessa. È al contempo certo, però, che ogni grande corsa alla supremazia ha portato con sé cambiamenti epocali per la società. Lo stesso Gps, per esempio, ha visto la luce nel 1973 in pieno clima di guerra fredda, salvo poi rivelarsi fondamentale nel corso della Prima guerra del Golfo, negli anni Novanta. Senza parlare di Arpanet, l’antenato di Internet, ideato da un’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, o il computer stesso, nato durante la Seconda guerra mondiale grazie al genio di Alan Turing.

Persino il forno a microonde, la supercolla e il caffè solubile (che prima del 1938 era pressoché sconosciuto) devono la loro diffusione a contesti bellici. I motori a reazione moderni, sviluppati tra il 1939 e il 1945, si diffusero durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale per dare ai caccia un vantaggio sugli avversari e oggi sono utilizzati dalle compagnie aeree per trasportare passeggeri in tutto il mondo.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Paesi come Stati Uniti e Germania hanno fin da subito incrementato il loro budget destinato alla difesa. Già nel novembre 2022, l’Economist scriveva che una parte dei fondi arrivati dall’aumento del cinque per cento delle spese nel settore della difesa americana sarebbe stato destinato «ai bilanci di ricerca e sviluppo, in grado di produrre nuove tecnologie rivoluzionarie». Il settore tech dell’Ucraina stessa, nonostante le bombe e la crisi umanitaria, è persino cresciuto. Nove mesi dopo l’invasione russa, i ricavi delle esportazioni tecnologiche di Kyjiv avevano fatto registrare la cifra record di 5,5 miliardi di dollari, il tredici per cento in più rispetto allo stesso periodo nel 2021.

Parallelamente, l’uso intensivo di droni militari ha provocato un’impennata del mercato globale di questi dispositivi, che secondo Fortune business insights crescerà dai 13,3 miliardi di euro nel 2023 a 33,4 miliardi entro il 2030. «Qualsiasi sistema di contrasto ai droni precedente al 2019 è antiquato – ha affermato di recente James Acuna, membro dell’European defence investor network, come riportato da Euronews –. Il mercato degli anti-Uav (unmanned aerial vehicle) evolverà sicuramente e l’Ucraina sta guidando la carica sul lato militare».

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